La pandemia di coronavirus potrebbe contribuire ad alterare alcuni degli scenari più consolidati del Medio Oriente. Mohammed bin Zayed al-Nahyan, Principe Ereditario di Dubai, ha recentemente avuto una conversazione telefonica con il Presidente siriano Bashar al-Assad nella quale ha affermato che gli Emirati Arabi Uniti supporteranno Damasco nella lotta al Covid-19. La mossa del Principe sembra aprire ad una nuova strategia in Siria: Damasco, infatti, è particolarmente legata a Russia ed Iran mentre nazioni come il Qatar, gli Emirati Arabi e la Turchia sono più vicine alle opposizioni. La possibile conclusione della guerra civile siriana ha probabilmente messo Dubai di fronte alla realtà: l’esecutivo di Bashar al-Assad resterà al potere ed è meglio evitare una rottura totale. Un miglioramento delle relazioni bilaterali, in realtà, aveva già avuto luogo un anno fa quando gli Emirati Arabi Uniti avevano riaperto la loro ambasciata a Damasco dopo sette anni di chiusura.

Emergenza sanitaria

L’importanza della conversazione telefonica non è da sottovalutare: si tratta del primo contatto diretto e pubblicizzato tra un leader Arabo e quello siriano dall’inizio della guerra civile. Assad ha lodato l’iniziativa umanitaria emiratina che, all’atto pratico, potrebbe contribuire ad aiutare la Siria in un momento difficile della sua storia. Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per la possibile diffusione del Covid-19 nella nazione mediorientale: il lungo conflitto ha provocato gravi danni al sistema sanitario ed alle infrastrutture del Paese mentre le condizioni di vita dei rifugiati interni, ammassati nella provincia di Idlib, potrebbero rendere queste persone particolarmente vulnerabili alla penetrazione del virus. L’esplosione di una grave epidemia in Siria potrebbe provocare scossoni di instabilità nelle nazioni confinanti ed in tutto il Medio Oriente: l’interesse della comunità internazionale è dunque quello di tenere la situazione il più possibile sotto controllo.

Le prospettive

Gli Emirati Arabi Uniti sono riusciti ad imporsi, negli ultimi anni, come potenza regionale nell’area del Golfo e ad espandere progressivamente le proprie iniziative tanto in Medio Oriente quanto in Nord Africa. La decisione di riavvicinarsi a Damasco potrebbe dunque significare come il predominio russo-iraniano sul Paese possa progressivamente incrinarsi: Bashar al-Assad, infatti, potrebbe trarre particolare beneficio da un’espansione delle partnership internazionali di Damasco. Sullo sfondo, poi, c’è la guerra fredda che vede contrapposti in primis Dubai e Riyadh contro una Teheran che versa in uno stato precario tanto dal punto di vista economico quanto da quello  sanitario. L’Iran, gravemente colpito dalla pandemia di Covid-19, potrebbe avere più di qualche difficoltà a difendere la propria sfera d’influenza in Siria dagli attacchi emiratini: c’è la possibilità, dunque, che Teheran si focalizzi eccessivamente sul contenimento della pandemia interna e non abbia poi più il tempo e le risorse per rafforzare i rapporti con Damasco. La Russia, al momento meno segnata dal morbo, potrebbe invece offrire una capacità di resistenza maggiore ed ostacolare una maggiore penetrazione delle influenze emiratine in Siria.

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