Si è aperto oggi in Giappone il 14esimo vertice tra i leader del G20. Nella due giorni giapponese, al di là dei temi in agenda – come inquinamento, sostenibilità e commercio – potremo assistere a una insolita rete di alleanze tra alcuni Paesi. L’ordine geopolitico che eravamo abituati a conoscere è arrivato al capolinea e l’appuntamento di Osaka potrebbe essere l’evento chiave per la nascita di nuovi equilibri. Il potere finanziario ed economico si è lentamente spostato dall’Occidente all’Asia, e proprio i Paesi asiatici sono ora gli aghi della bilancia, gli attori che contano. Le prime battute del G20 hanno già offerto tre interessanti tematiche da approfondire come chiavi di lettura per capire le prossime mosse nello scacchiere globale.

Triplice alleanza

Tutti i riflettori sono puntati su Xi Jinping e Trump, eppure il Presidente cinese potrebbe usare il palcoscenico del G20 non solo per smorzare la guerra commerciale con gli Stati Uniti, ma anche al fine di creare una nuova alleanza internazionale, come fa notere il South China Morning Post. Xi pochi giorni fa ha incontrato Putin nel corso di una visita di Stato in Kirghizistan e Tajikistan e ancora prima era stato suo ospite d’onore a Mosca. Cina e Russia hanno rafforzato la loro intesa per necessità e reciproca convenienza in chiave anti americana. Così il governo russo è stato coinvolto da Pechino in vari progetti inerenti alla Nuova Via della Seta, fra cui un’autostrada capace di collegare Shanghai ad Amburgo passando proprio per la Russia. Il legame con Xi è ormai così saldo che Putin è sceso in campo per rassicurare Narendra Modi sui piani cinesi. Il Primo Ministro dell’India ha sempre guardato con sospetto alla Belt and Road Initiative (Bri), sia per le presunte mire espansioniste del Dragone sia per il coinvolgimento del Pakistan (arcinemico di Nuova Delhi) in un corridoio economico. Grazie alla mediazione di Putin e al G20, i tre leader potrebbero chiarire gli ultimi dubbi e inaugurare una Triplice alleanza economica e politica per creare un polo alternativo al blocco statunitense.

La nuova realpolitik asiatica

I tre attori citati sono d’altronde accomunati dall’ostilità più o meno velata con Washington, da sanzioni consolidate o imminenti, e dalla volontà di portare i rispettivi Paesi ad avere un posto in prima fila nell’economia del futuro. Xi ha inoltre diverse caramelle per addolcire il palato del guardingo Modi, fra cui il coinvolgimento dell’India come partner principale nella costruzione del corridoio Bangladesh-Cina-India-Myanmar (Bcmi), un importante progetto infrastrutturale della Bri. Un altro argomento utilizzato da Putin e Xi è far capire a Modi che l’India avrà più benefici se parteciperà attivamente al processo di integrazione dell’Eurasia anziché continuare ad orbitare nella sfera d’influenza americana. E l’Elefante indiano è sempre più propenso ad accettare la nuova alleanza: questione di realpolitik.

Il rischio di un Giappone militarizzato

Ci sono poi altri due temi scottanti strettamente collegati al G20: la questione giapponese e il futuro della Corea del Sud. Riguardo al Giappone, Tokyo potrebbe questa volta davvero cestinare la costituzione pacifista e iniziare una corsa agli armamenti. Tutto dipende da cosa faranno gli Stati Uniti: se, come ha fatto capire Trump prima di arrivare a Osaka, Washington uscirà dal Trattato di difesa con il Giappone, allora Abe avrà un buon pretesto per forzare la mano e andare fino in fondo. In un simile scenario nella regione asiatica si scatenerebbe una corsa agli armamenti: un Giappone non più innocuo e sotto l’ala statunitense, ma di nuovo attivo militarmente, provocherebbe la reazione dei vicini, Cina e Corea del Nord in primis.

Il futuro di Moon Jae In

Infine c’è spazio per una figura che da qui alle prossime settimane si giocherà la carriera politica: Moon Jae In. Il presidente sudcoreano ha messo la sua faccia sulla pacificazione della penisola coreana, ha incontrato più volte Kim Jong Un ed è pronto a mediare ancora per ottenere la denuclearizzazione della Corea. Al termine del G20 Trump volerà in Corea del Sud per incontrare proprio Moon e, secondo alcuni, potrebbe addirittura esistere la possibilità di un trilaterale con Kim in quel di Panmunjeom, al confine tra le due Coree. In ogni caso Moon Jae In dovrà far capire a Trump che non c’è più tempo da perdere: gli Stati Uniti devono sbloccare lo stallo con Pyongyang perché solo così Seul potrà agire di conseguenza.