Anche quel 24 agosto sembrava un giorno come tanti, con un’estate pronta a regalare le ultime giornate di sole e con il mondo molto attento nel seguire le Olimpiadi in corso ad Atene; anche in Russia milioni di spettatori erano incollati alla tv, proprio il 24 agosto 2004 infatti la ‘zarina’ del salto con l’asta Elena Isimbaeva si è presentata vincente agli occhi del mondo cogliendo il primo alloro olimpico con tanto di record, regalando ai russi un nuovo idolo sportivo da poter vantare nella rassegna a cinque cerchi. Ma proprio mentre quella serata estiva di tredici anni fa trascorreva lenta con i riflettori tutti puntati sulla capitale greca, presso l’aeroporto Domodedovo di Mosca due donne sono riuscite ad imbarcarsi su due rispettivi aerei con addosso dell’esplosivo nascosto dentro gli abiti; è iniziata così una delle settimane più terribili vissute dalla storia recente russa, forse quella dove il terrorismo ha messo maggiormente in difficoltà la presidenza di Vladimir Putin.
L’attentato sui cieli della Russia del 24 agosto
All’inizio è sembrato un black out, un malfunzionamento dei sistemi che controllano il traffico aereo civile del paese: alle 22:56 prima ed alle 22:59 dopo dell’orario di Mosca, dai radar sono improvvisamente spariti due aerei con i quali non si è più riuscito a stabilire i contatti; subito si è cercato di capire cosa possa essere accaduto e soprattutto se la poca distanza temporale di appena tre minuti di due diversi ma simili episodi accertati sui monitor sia frutto di una casualità o se per davvero sui cieli russi sta accadendo qualcosa di grave. La Russia all’inizio del 2004 si è illusa di aver ritrovato una certa stabilità: quella Cecenia da cui negli anni immediatamente precedenti sono arrivati i più gravi pericoli per la sicurezza del paese, è sembrata in qualche modo riappacificata grazie ad una nuova costituzione e ad un potere locale affidato ad un Akhmad Kadirov vicino a Mosca ed in piena lotta contro i terroristi.
Tutto è però cambiato nel febbraio 2004, con un primo attacco al metro di Mosca, ma soprattutto l’8 maggio 2004 quando, durante la parata per la celebrazione del giorno della vittoria a Grozny, una bomba ha ucciso proprio Akhmad Kadirov segnando l’inizio di un nuovo periodo di instabilità; la Russia quindi, ad inizio estate, è tornata a vivere lo spettro del terrorismo ceceno e la tragedia della Dubrovka, il teatro moscovita dove nell’ottobre 2002 un commando proveniente dal Caucaso ha tenuto in ostaggio diversi cittadini prima del blitz delle forze speciali al termine del quale sono state contate 130 vittime, è ancora un ricordo vivo nella mente dei russi il quale, di fatto, provoca anche una certa inquietudine circa la prontezza delle proprie forze di sicurezza nel respingere questo genere di minacce. E così, quando due aerei sono spariti dai radar, un brivido risale lungo la schiena di chi, dentro e fuori dal Cremlino, viene avvisato della situazione: il timore è che il terrorismo voglia colpire obiettivi sensibili russi direttamente con un’azione clamorosa.
Gli aerei scomparsi sono entrambi dei Tupolev: il primo a scomparire alle 22:56 appartiene al Volga-AviaExpress ed è diretto da Mosca a Volgograd, l’altro invece è quello di cui non si hanno più tracce dalle 22:59 è il volo 1047 operato dalla Siberia Airlines dalla capitale russa a Sochi; del primo Tupolev non si hanno più tracce mentre era in volo all’altezza della regione di Tula, del secondo invece si sa che le comunicazioni sono state interrotte nei pressi di Rostov. La ricerca sui cieli del centro della Russia è iniziata subito dopo le 23:00, ma le risposte al mistero dei mezzi scomparsi sono arrivate soltanto qualche ora dopo da quanto ritrovato a terra: all’altezza dei luoghi in cui i Tupolev sono scomparsi infatti, sono state notate delle tracce di rottami che non hanno lasciato dubbi circa la sorte degli aerei e soprattutto dei passeggeri. La dinamica è stata accertata ufficialmente il successivo 31 agosto: ad agire sono state Satsita Dzhebirkhanova ed Amanta Nagayeva, due donne cecene che hanno azionato il loro esplosivo provocando la deflagrazione dei due aerei; al termine di quella giornata, la Russia ha pianto 90 vittime in totale.
L’inizio della settimana più difficile dell’era Putin
In quel 24 agosto 2004 dunque, il terrorismo è tornato a colpire nel cuore della Russia e lo ha fatto provocando un’ennesima scia di sangue; inizialmente l’attacco è stato rivendicato dalle sedicenti ‘Brigate Istambuli’, ma secondo l’FSA (l’erede del KGB) dietro vi è l’allora super ricercato Shamil Basayev, il quale pochi giorni dopo in effetti non ha esitato tramite un messaggio audio ad assumersi la paternità dell’attentato. Ma quanto accaduto sui cieli russi, non è stato altro che l’inizio: mai forse come in quel momento, la Russia post sovietica si è ritrovata così sotto pressione da forze terroriste con un senso di estrema vulnerabilità che ha iniziato ad attanagliare l’intera federazione; nemmeno il tempo di commemorare le 90 vittime dei due aerei esplosi il 24 agosto, che all’indomani delle elezioni cecene del 30 agosto un’altra donna kamikaze ha creato panico in una stazione del metro di Mosca, ma è soprattutto il 1 settembre che la Russia (ed il mondo intero) hanno conosciuto il volto più disumano e violento del terrorismo ceceno.
Quel giorno infatti, con le stesse modalità attuate nel 2002 presso il teatro della Dubrovka, un commando ha fatto irruzione in una scuola di Beslan, piccolo paese dell’Ossezia del Nord; i bambini e le maestre stavano festeggiando il primo giorno del nuovo anno scolastico, quando l’orrore ha fatto capolino con l’ingresso nell’istituto di uomini armati i quali hanno subito disseminato di esplosivo l’edificio. Per 48 ore l’intero paese ha trattenuto il fiato, poi il 3 settembre l’irruzione delle teste di cuoio non è riuscita ad evitare la morte di numerosi civili e tra questi diversi bambini; dagli aerei fatti saltare in aria, ai tragici e terribili fatti di Beslan: la Russia si è riscoperta di nuovo sotto attacco, al pari di un Vladimir Putin la cui autorità mai come in quel momento è risultata in bilico o comunque non supportata da una popolarità che invece, dopo i tanti attentati, ha rischiato di essere corrosa in un’opinione pubblica scottata ed impaurita per quanto stava accadendo.
L’importanza della lotta al terrorismo islamico in Cecenia
La Russia del 2004 non è tanto diversa, in termini di percezione della sicurezza, dall’Europa di oggi: attentati in varie città ed in diversi obiettivi, tutti poi ravvicinati e con l’intento di colpire i civili alle prese con la normale quotidianità. Ma non solo: la matrice è la stessa di quella che negli ultimi anni ha colpito più volte il vecchio continente, ossia quella islamica che, in Russia, ha in gran parte avuto origine e base logistica nella turbolenta Cecenia, lì dove l’indipendentismo negli anni 90 si è in qualche modo confuso con l’estremismo e la lotta per la jihad. Ma quella Russia che tredici anni fa si è vista attaccare su più fronti ed in più punti dal terrorismo, ha subito imparato la lezione: il terrore va combattuto senza esitazioni e senza lasciare spazio a zone grigie e che possano, in un modo o nell’altro, dare adito a fatali ambiguità. L’avvento di Putin al Cremlino nel 2000 ha voluto significare la ripresa del territorio ceceno da parte di Mosca, la tensione successiva agli attacchi del 2004 ha invece voluto dire una lotta senza quartiere in tutta la piccola repubblica caucasica al fine di estirpare tutte le varie cellule del terrore.
Dopo il settembre 2004, la Russia ha intensificato la repressione del fenomeno islamista tanto a livello militare quanto politico; lo stesso Basayev, capo della jihad cecena, è stato ucciso nel luglio del 2006 e da Grozny fino a tutte le principali città caucasiche le forze di sicurezza hanno stanato molti gruppi terroristici rispondendo alla pressione data dagli islamisti in quei drammatici giorni dell’estate di tredici anni fa. Negli anni successivi non sono mancati altri attentati, a partire da quelli del 2010 e del 2011 nel metro e nell’aeroporto di Mosca, pur tuttavia la situazione e la percezione della sicurezza è notevolmente migliorata: la guerra in Cecenia è stata ufficialmente dichiarata conclusa il 16 aprile 2009, la lotta contro il terrorismo prosegue anche oggi e, oltre agli interessi legati al rapporto con Assad, essa è tra gli elementi più importanti che ha spinto Putin ad intervenire in Siria nell’ottobre 2015, con l’intento di colpire l’ISIS nelle cui fila non mancano miliziani fuggiti proprio dalla Cecenia.
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