La Corea del Nord, nonostante sia uno dei Paesi più ermetici al mondo, ha sviluppato una serie di relazioni diplomatiche con l’estero che sono cominciate con l’avvicinamento degli Stati Uniti, suo nemico per eccellenza, alla Cina, suo partner e “protettore” che però, come abbiamo già avuto modo di dire, vede Pyongyang come un “alleato scomodo” i cui comportamenti avventati vanno calmierati per non minare la stabilità dei suoi confini meridionali.

Il regime nordcoreano, però, non intrattiene rapporti solo con gli attori protagonisti delle crisi che, quasi periodicamente, si scatenano nell’area, bensì ha dimostrato di saper intessere relazioni con altri Paesi dell’Asia e del Sudest Asiatico anche in modo particolarmente fruttuoso per la sua economia e per la sua diplomazia.

Diventa pertanto interessante, per capire meglio non solo la linea politica ma anche la mentalità stessa di un Paese che ha nella Juche la sua dottrina “spirituale”, andare ad analizzare quali siano i rapporti tra la Corea del Nord e le altre nazioni asiatiche che spesso non assurgono agli onori della cronaca ma che hanno avuto e hanno tuttora un ruolo fondamentale per Pyongyang.

Il Pakistan partner “missilistico”

Sicuramente il Pakistan rappresenta un caso emblematico da questo punto di vista. Lo Stato islamico, sin dagli anni ’70, è stato un punto di riferimento per la Corea del Nord, ma le relazioni tra i due Paesi si possono far risalire al 1965 quando Pyongyang accoglie timidamente la notizia dello scoppio del conflitto indo-pakistano.

A partire dal 1968 cominciano i primi veri contatti ma solo nel 1971 avviene la prima visita ufficiale di una delegazione nordcoreana in Pakistan, evento che va inquadrato proprio nella situazione di distensione tra la Cina e gli Stati Uniti. Proprio in quella occasione vennero gettati i primi accordi commerciali bilaterali anche riguardanti gli armamenti: la Corea del Nord cominciò infatti a fornire armi convenzionali al Pakistan.

Nel 1972 vengono ufficialmente strette le relazioni diplomatiche. Da allora il Pakistan ha rappresentato un partner commerciale di punta per la Corea del Nord, che ha continuato a fornire armamenti e in particolare, nel 1993, tecnologia missilistica, in cambio Islamabad ha ceduto tecnologia nucleare per scopi civili a Pyongyang. Proprio quando nel 2002 cominciava il Six Party Process, un rapporto ufficiale degli Stati Uniti accusava il Pakistan di aver sostenuto il programma di armamento atomico nordcoreano creando una vera e propria frattura tra Washington e Islamabad in cui si inserì abilmente la Corea del Nord continuando a vendere missili balistici che andranno a fare da base per i sistemi missilistici made in Pakistan.

Nonostante il sostegno al programma nucleare nordcoreano fosse stato reso noto e ammesso, Islamabad ha mantenuto posizioni in linea con quelle della comunità internazionale, come del resto la Cina e la Russia, quando Pyongyang ha ripreso i test atomici.

L’amico per convergenza

Anche i rapporti con un altro “vicino di casa” dell’area estremo orientale come il Vietnam sono stati il riflesso di particolari congiunture storiche e meritano un piccolo approfondimento. L’idillio tra Hanoi e Pyongyang è durato finché è durato il conflitto in Indocina, ma quando terminò, nonostante la vittoria del Nord comunista, i due Paesi persero il reciproco interesse in quanto basato esclusivamente sull’avere un nemico comune, gli Stati Uniti, e sul sostegno economico e militare che la Corea del Nord aveva dato alla Repubblica Popolare del Vietnam durante la guerra.

In più, le simpatie filocinesi del regime nordcoreano, allontanarono Hanoi dal vecchio alleato anche in considerazione del breve conflitto che ebbe a sostenere contro la Cina (1979), ma anche in considerazione dell’atteggiamento intransigente nel consesso internazionale di Pyongyang che mal si adattava al bisogno vietnamita di intessere nuove relazioni per ricostruire il Paese dopo 30 anni di guerra.

Rapporto che però è stato riesumato proprio da Kim Jong-un, che a marzo del 2019 visitò il Paese per la ben nota conferenza internazionale dopo che erano trascorsi 61 anni dall’ultima visita ufficiale di un leader nordcoreano. La visita è tanto più significativa se si pensa che rappresenta una delle quattro che il leader ha effettuato all’estero (oltre a Cina, Corea del Sud e Singapore).

Nonostante questo allo stato attuale, e malgrado il recupero del concetto di “fratellanza” tra i due Paesi, la cooperazione tra Vietnam e Corea del Nord è ridotta ai minimi termini, con Hanoi che occasionalmente rifornisce il regime di scorte di riso e di valuta forte tramite canali non ufficiali, anche al netto della scelta, sicuramente molto simbolica, della capitale vietnamita come sede del vertice con gli Stati Uniti.

Gli Ayatollah e il Caro Leader

La stessa attitudine a fraternizzare con Paesi coi quali si condividono i nemici (ovvero gli Stati Uniti) ha portato la Corea del Nord ad avvicinarsi all’Iran degli Ayatollah. Se prima della rivoluzione islamica Teheran e Pyongyang non avevano rapporti, successivamente hanno cominciato una mutua collaborazione nel campo nucleare e missilistico dove essenzialmente la Corea del Nord è il venditore e l’Iran l’acquirente.

La Corea del Nord ha infatti venduto missili balistici all’Iran da quasi trent’anni, mentre sono noti legami, passanti anche per il Pakistan, tra i due Paesi per quanto riguarda la tecnologia nucleare. Del resto lo stesso Khamenei, durante la sua visita ufficiale in Corea del Nord del 1989, disse che “tra le ragioni della vicinanza dell’Iran alla Corea del Nord c’è l’inimicizia degli Stati Uniti verso entrambi i Paesi”. Teheran e Pyongyang mantengono anche oggi contatti di alto livello che sono stati rafforzati proprio dall’inversione di rotta statunitense nei riguardi della teocrazia e del suo programma nucleare.

L’amico insospettabile

L’alleato che non ti aspetti è invece l’Indonesia, che pochi sanno essere uno sponsor molto attivo del regime nordcoreano. L’amicizia tra i due Paesi risale infatti alla nascita del blocco dei “Paesi non allineati” nel 1961, e da allora i legami sono sempre rimasti molto stretti nonostante Jakarta abbia, nel corso della sua storia, virato temporaneamente verso gli Stati Uniti. Una comunione di intenti dal sapore antimperialista ma diluito in salsa indonesiana che ha permesso più di una volta di ricorrere a Jakarta per recuperare i rapporti con la Corea del Nord, e che invece ha permesso a Pyongyang di avere un alleato forte in sede Asean (Association of Southeast Asian Nations) insieme al ritrovato Vietnam.

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