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Nell’America di Joe Biden e di Black Lives Matter, gli agricoltori afroamericani rimangono i più penalizzati e discriminati. Un conto, infatti, sono i roboanti annunci della sinistra Usa sempre più ossessionata dalla politica dell’identità: un altro è migliorare – concretamente – le condizioni di vita delle minoranze, al di là della retorica. E ora che alla Casa Bianca non c’è più il “nemico” Donald Trump, non ci sono più scuse. Come dimostra un’analisi di Politico, infatti, il piano dell’amministrazione Biden per tentare di arginare la discriminazione razziale nell’assistenza agricola degli Stati Uniti potrebbe rivelarsi del tutto insufficiente. Come evidenziano i dati, infatti, il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America (Usda) ha concesso prestiti solo al 37 percento dei richiedenti afroamericani nell’ambito del programma che aiuta gli agricoltori a pagare terreni, attrezzature e a finanziare le riparazioni, a fronte dell’accoglimento del 71 percento delle domande degli agricoltori bianchi. Uno squilibrio evidente che preoccupa l’amministrazione Biden e il mondo associativo.

Gli agricoltori afroamericani discriminati nell’America di Biden

A questo si aggiunge il fatto che gli agricoltori di colore hanno ricevuto meno dell’1 percento delle sovvenzioni federali messe in campo dal governo per aiutare le attività agricole a superare l’emergenza pandemica causata dal Covid-19. Per tentare di risolvere il problema, l’amministrazione Usa ha promosso un pacchetto di misure contenute nell’American Rescue Plan che cancella i debiti degli agricoltori più colpiti dalla crisi pandemica (afroamericani, in particolare). Come scriveva l’Usda alla fine dello scorso marzo, l’agenzia governativa “riconosce che gli agricoltori e gli allevatori socialmente svantaggiati hanno affrontato una discriminazione sistemica con effetti cumulativi che hanno, tra le altre conseguenze, portato a una perdita sostanziale del numero di produttori, ridotto la quantità di terreni agricoli e contribuito a un ciclo di debiti che è stato aggravato durante la pandemia di Covid-19″. Durante la pandemia, spiegava l’agenzia, “le comunità socialmente svantaggiate hanno visto una quantità sproporzionata di tassi di infezione da Covid-19, perdita di proprietà, ricoveri, decessi e danni economici”. “Lo sforzo dell’American Rescue Plan è quello di iniziare ad affrontare l’effetto cumulativo di tale discriminazione”, ha detto segretario all’agricoltura Tom Vilsack ai giornalisti a maggio.  

La guerra culturale anche nell’agricoltura

Lo sforzo messo in campo dall’amministrazione Biden, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente per contrastare le discriminazioni razziali. Secondo Politico, infatti, e come riferiscono molti agricoltori afroamericani, il problema è a livello locale. Gli uffici della Farm Service Agency, l’agenzia che collabora con l’Usda fondata all’inizio del 1933, nel cuore della Grande Depressione, sono spesso e volentieri il primo e unico punto di contatto per gli agricoltori che cercano di accedere ai programmi di assistenza del governo. Gli agricoltori afroamericani affermano che le loro interazioni con i funzionari della Fsa, che svolgono un ruolo fondamentale nel determinare e concedere i prestiti e le sovvenzioni, sono “afflitte da pregiudizi razziali”. Alcuni sostengono inoltre che l’Usda dovrebbe ripensare ai criteri che utilizza per concedere i prestiti, che favorisce le grandi e ricche fattorie: ‘azienda agricola media di un agricoltore nero, infatti, è di 132 acri, secondo il censimento agricolo 2017. 

C’è un altro problema, però, come riporta un servizio della Cbs. I 4 miliardi di dollari dell’Emergency Relief for Farmers of Color Act messi in campo dal governo per cancellare i debiti degli agricoltori afroamericani sono messi a rischio da una lunga serie di cause legali intentate da agricoltori bianchi, i quali sostengono che questo tipo di aiuti è fortemente discriminatorio. Non hanno tutti i torti: dal punto di vista giuridico in una democrazia liberale che mette tutti i cittadini sullo stesso piano appare complesso concedere aiuti sulla base del colore della pelle. Due giudici federali, infatti, si sono espressi contro le sovvenzioni volute dall’amministrazione Usa e destinate ai soli agricoltori neri. John Boyd, Jr., presidente della National Black Farmers Association, ha annunciato che la sua organizzazione è pronta a una lunga battaglia legale, se sarà necessario. “Mi batterò fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti” ha dichiarato Boyd in una nota. Una guerra culturale e sociale, quella in atto fra negli Stati Uniti, che si ripercuote anche nell’agricoltura.