Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

La speaker della Camera Nancy Pelosi, una delle figure più potenti e influenti del Partito democratico Usa, beniamina dei salotti intellò chic di tutto il mondo – vedi Fabio Fazio – per le sue dure battaglie contro l’ex Presidente Usa, Donald Trump, è anche ricca, ricchissima. Come riferisce Open Secrets, più della metà dei deputati statunitensi sono milionari: Il patrimonio netto medio dei membri del Congresso è di poco superiore al milione di dollari. Tuttavia, gran parte della ricchezza dei deputati è concentrata al vertice, nelle prime dieci posizione, dove troviamo anche la Speaker della Camera. Per la precisione, Nancy Pelosi è il sesto membro più ricco del Congresso americano dietro ai repubblicani Greg Gianforte, Paul Mitchell, Vernon Buchanan e ai colleghi dem Don Beyer e Dean Phillips: la sua ricchezza è cresciuta a dismisura negli ultimi 15 anni, passando dai 41 milioni di dollari del 2004 ai 115 milioni di dollari attuali. Si è notevolmente arricchita, insomma, da quando ha scalato i vertici del partito. Che casualità.

Gli affari d’oro di Nancy Pelosi con Big Tech

L’81enne italoamericana colonna portante del Partito democratico non è solamente una politica navigata ed esperta, nonché famosa per essere stata la prima californiana e prima italoamericana a ricoprire la carica di Presidente della Camera: è anche un’affarista di grande successo, come dimostrano gli investimenti redditizi messi in campo negli ultimi anni. C’è, però, un enorme conflitto di interessi che rischia di investire la veterana democratica: quello dei suoi affari d’oro con le società Big Tech della Silicon Valley. Come sottolinea il noto giornalista Glenn Greenwald in un’inchiesta pubblicata sul suo sito web, gran della ricchezza di Nancy Pelosi e di suo marito, Paul, “è dovuta a decisioni estremamente redditizie e fortunate su quando acquistare e vendere azioni e opzioni nelle stesse industrie e società su cui Pelosi, in qualità di presidente della Camera, esercita un’influenza enorme e diretta”. In buona sostanza, la coppia investe azioni su società che Nancy Pelosi dovrebbe “monitorare” e potenzialmente regolare nel suo ruolo di Presidente della Camera.

Il conflitto d’interessi della beniamina della sinistra dem

Il settore nel quale i Pelosi acquistano e vendono più frequentemente azioni, infatti, è di gran lunga l’industria tecnologica della Silicon Valley. “Quasi il 75% degli scambi di azioni dei Pelosi negli ultimi due anni è stato effettuato nell’ambito di Big Tech – osserva Greenwald -. Oltre 33 milioni di dollari di scambi. Ciò è avvenuto perché alla Camera è pendente un importante atto legislativo, controllato dai Comitati che Pelosi sovrintende, che potrebbe ridisegnare radicalmente il settore e le leggi che regolano proprio le aziende in cui lei e il marito operano in modo più aggressivo”. C’è un’azienda, in particolare, nella quale Pelosi ha investito un bel po’ di soldi (circa il 17% delle sue azioni complessive): parliamo di Apple. Eppure, come nota sempre Greenwald, Pelosi ha avuto in questo lasso di tempo almeno una conversazione privata con il Ceo di Apple, Tim Cook, sullo stato di Apple e sui possibili effetti sull’azienda di vari progetti di legge in sospeso per riformare la Silicon Valley e ridimensionare lo strapotere di Big Tech.

E oltre società fondata da Steve Jobs, Pelosi e il marito hanno investito in azioni in altri tre giganti della Silicon Valley come Facebook, Google e Amazon. Senza contare che Google, una delle società in cui i Pelosi hanno fortemente investito e scommesso, è uno dei primi cinque donatori della Presidente della Camera. La ricca coppia compra e vende azioni di Google, guadagnando milioni di dollari. È bene sottolineare che – molto probabilmente – ciò che fanno i Pelosi non ha nulla di illegale, ma è innegabile che gli affari della coppia con le società Big tech e il palese conflitto d’interessi rappresentino un bel problema sotto il profilo etico e morale. Sarà un caso ma non più tardi di poche settimane fa, come riporta il New York Times, il Ceo di Apple, Tim Cook, avrebbe chiamato proprio Nancy Pelosi e altri parlamentari nel tentativo di dissuadere il governo nell’attuare misure che possano ridimensionare l’enorme potere delle aziende californiane.

Nel mezzo della battaglia legale e politica

Mentre Pelosi continua a far affari con queste società le istituzioni statunitensi sono nel bel mezzo di una dura battaglia antitrust contro i colossi Big Tech. Lo scorso 29 giugno, come già evidenziato da InsideOver, il giudice James Boasberg della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha osservato che la Federal Trade Commission non è riuscita a dimostrare che Facebook abbia il potere di monopolio nel mercato dei social network, ma ha affermato che la Ftc potrebbe presentare una nuova denuncia entro il 29 luglio, ricorso che quasi certamente verrà presentato. E anche la politica si muove. Due settimane fa, come riportato da IlGiornale.it, il presidente Joe Biden ha firmato un decreto presidenziale (executive order) che prevede 72 interventi e coinvolge 12 agenzie federali per frenare quei monopoli che penalizzano “consumatori, lavoratori e piccole imprese” provocando il calo dell’innovazione, l’aumento dei prezzi finali e salari più bassi. La normativa si propone di portare sollievo alle società medio-piccole che da tempo si lamentano del crescente potere esercitato, prima nell’universo hi-tech e poi nell’economia reale, dai big come Amazon, Apple, Facebook e Google.