Adesso che la poltrona di Giuseppe Conte è saltata in aria, e che l’ipotesi di un Conte ter è evaporata come neve al sole, Angela Merkel potrà tirare un sospiro di sollievo. In realtà, nelle ultime settimane, in Europa un po’ tutti guardavano con preoccupazione a quanto stava accadendo in Italia. Le istituzioni europee, i mercati finanziari, le agenzie di rating e perfino le cancellerie più importanti del Vecchio Continente avevano perennemente un occhio su Palazzo Chigi.

Il timore più grande, infatti, era che il governo giallorosso, seppur diffidente con l’Unione europea, potesse essere succeduto da un esecutivo sovranista con il quale non avrebbe potuto esistere alcun margine di manovra. E di manovre se ne dovevano fare – e se ne dovranno fare – parecchie, visto che all’orizzonte c’è un Recovery Fund da “sbloccare”, una distribuzione di risorse europee da completare e un Mes ancora in standby. Detto altrimenti, Bruxelles era terrorizzata all’idea che una eventuale crisi politica italiana prolungata potesse compromettere il piano europeo per la ripresa economica e la resilenza. Un piano, tra l’altro, che il dimissionario Conte aveva rischiato di far naufragare con un muro contro muro irrazionale agli occhi della cancelliera Merkel.

L’affondo di Conte

Già prima della pandemia di Covid-19 in Italia soffiavano forti venti anti europeisti. Con la diffusione del Sars-CoV-2, e la conseguente emergenza sanitaria, la scorsa primavera il clima divenne improvvisamente pesantissimo. Accanto alla solidarietà europea per far fronte al coronavirus, era quanto mai doveroso allestire un piano comune per rilanciare il sistema economico. L’economia dell’Ue, vessata dalle misure restrittive e dai vari lockdown attuati per contenere la curva epidemiologica, rischiava di naufragare definitivamente. Bruxelles doveva intervenire. E doveva farlo in fretta, mettendo d’accordo tutti i Paesi membri.

Subito apparvero evidenti fratture, tra chi auspicava in un Fondo salva-Stati rivisitato per l’occasione straordinaria – ovvero privo di condizionalità – e chi spingeva forte su ipotesi alternative. Il premier Conte, ad esempio, teneva alto il vessillo dei leader che rivendicavano a gran voce gli eurobonds, i cosiddetti titoli per la mutualizzazione dei debiti, anche di quelli nazionali. Una richiesta del genere, agli occhi di Berlino, era un palese affronto.

Gli eurobonds, rinominati per l’occasione coronabonds, erano stati evocati a gran voce da Conte in un’intervista rilasciata il 19 marzo al Financial Times. Non solo. Il premier affermò di essere disposto ad usare il Mes soltanto a patto che tutti i Paesi europei vi facessero ricorso. Richieste assurde agli occhi della Germania, che non aveva bisogno né del Fondo salva-Stati né di condividere i debiti degli altri Paesi coinvolti, a maggior ragione senza una adeguata regolazione giuridica dei loro comportamenti.

L’irritazione di Angela Merkel

Poco dopo, Conte criticò ancor più esplicitamente Angela Merkel in due occasioni: durante un’intervista rilasciata alla tv tedesca e in un incontro con il quotidiano Sueddeutsche Zeitung. In entrambi i casi, l’ex Avvocato del popolo accusava la cancelliera di ostacolare una soluzione europea alla crisi. Merkel, che aveva espresso umana vicinanza al popolo italiano e che, nelle sue intenzioni, ragionava a una soluzione capace di risollevare l’intera Europa, era stanca di essere accusata da Conte.

“È sbagliato – affermò a un certo punto la cancelliera rivolgendosi al premier italiano e parlando dei coronabonds – suscitare aspettative che non possono essere realizzate”. La misura era ormai colma. Come ricorda Repubblica, al termine dell’ennesimo summet europeo dello scorso aprile, Merkel riprese Conte duramente: “Ora basta Giuseppe, non puoi accusare tutti di essere poco europei ogni volta che non ottieni quello che vuoi”.

A quel punto, dopo aver paventato il sogno di imporre la propria soluzione, gli eurobons, Conte prese atto di essere isolato. In altre parole, il presidente del Consiglio italiano aveva tirato troppo la corda, fino a romperla. Fu così che il leader dei giallorossi si ritrovò confinato in un angolo, ben coperto dalle spalle possenti del tandem formato da Merkel e Macron.

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