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Nella giornata del 15 novembre, la Federazione Russa e la Repubblica Bolivariana del Venezuela hanno concordato un processo di ristrutturazione del debito di Caracas nei confronti di Mosca che spalmerà su una base decennale i pagamenti delle rate e degli interessi associati a obbligazioni in scadenza del valore di 3,15 miliardi di dollari, come riportato da Bloomberg. La mossa concordata tra i due Paesi risulterà funzionale alle possibilità del Venezuela di adempiere ai suoi obblighi nei confronti della Russia e di lenire gli effetti della crisi economica da tempo in corso, offrendo una boccata d’ossigeno al governo di Nicolas Maduro, ma, al tempo stesso, si inserisce in un quadro più ampio caratterizzato da numerose decisioni strategiche di Mosca basate sulla ristrutturazione o sul condono dei debiti nei suoi confronti dei Paesi ad essa affiliati. Tale piano d’azione ha visto le sue prime avvisaglie nell’accordo russo-cubano del 2014, che ha portato il governo di Vladimir Putin a condonare il 90% del debito da 32 miliardi di L’Avana e ad avviare una nuova, importante fase delle relazioni tra i due Paesi, e si è sviluppato con decisione nel corso degli ultimi mesi.

Dopo aver cancellato, nel mese di giugno, il debito del Kirghizistan, la Russia ha compiuto una mossa dall’elevato valore simbolico e pratico: il 27 settembre scorso, nel corso dell’incontro con Alpha Condé, leader della Guinea e Presidente di turno dell’Unione Africana, Vladimir Putin ha dichiarato che “la Russia sostiene attivamente gli sforzi della comunità  internazionale per promuovere lo sviluppo degli Stati africani. Nell’ambito delle iniziative per aiutare i Paesi poveri molto indebitati, è stato deciso di cancellare oltre 20 miliardi di debiti ai Paesi africani”. Una notizia di primissimo piano che, come riportato da Pino Cabras su Megachip,  al pari dell’altrettanto importante annuncio dello smantellamento dell’arsenale chimico russo è totalmente passato in sordina sui media occidentali ma che risulta indicativa per segnalare la nuova postura diplomatica e strategica della Russia nel corso dei Paesi in via di sviluppo. Come scritto da Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Wall Street Italia“si tratta di una cifra rilevante, a cui la Russia ha scelto di rinunciare a beneficio di quei Paesi africani che, con grandi sforzi e non poche difficoltà, stanno lavorando per superare il sottosviluppo e l’indigenza di grandi masse popolari”. La Russia, memore dello shock neoliberista degli Anni Novanta, che dopo la caduta del comunismo consegnò il Paese allo sfruttamento selvaggio e si concluse con il drammatico default del 1998, intende fare della rottura con il sistema del debito un punto di forza della sua relazione con i Paesi di quello che, nel XX secolo, era chiamato il Terzo Mondo.

La scelta russa basata sul contenimento del debito si incasella opportunamente nel piano concordato dai leader economici del gruppo BRICS nel corso del summit di settembre della New Development Bank, che ha portato alla decisione di promuovere larghi e produttivi investimenti infrastrutturali, energetici e urbanistici nel contesto di un piano di cooperazione con l’Africa. La decisione concordata tra Putin e Condè a settembre stride nettamente con la situazione di dipendenza neocoloniale a cui sono soggetti 14 Paesi africani costretti a pagare quella che Mawuna Remarque Koutonin ha definito la “tassa coloniale francese” dai giorni dell’indipendenza sino ad oggi a causa di “un patto coloniale” che li obbliga a “depositare l’85% delle loro riserve di valute estere nella Banca Centrale Francese controllata dal Ministero delle Finanze di Parigi”. Mentre il debito mondiale, che ha toccato il 327% del PIL planetario e la vertiginosa quota di 217.000 miliardi di dollari, diviene semplicemente impagabile e insormontabile per molti dei Paesi meno sviluppati del pianeta, la Russia, stante l’insostenibilità di un sistema che fonda la sua tenuta su un’architettura fragile che intrappola interi popoli e nazioni, preferisce puntare sulla cooperazione sulla scia di quanto fatto da Paesi come la Cina, che hanno fatto della collaborazione economica con i Paesi africani la base di futuri, floridi legami politici. La battaglia al sistema del debito è vitale per il futuro geopolitico di Mosca: l’equiparazione dell’interlocutore a cui sia stato offerto il condono o la ristrutturazione del debito rappresenta un preludio importante al suo inserimento o mantenimento nell’orbita della Russia e al consolidamento di una sfera di influenza autonoma che testimonia il ritorno di Mosca tra le grandi potenze planetarie.

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