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Giancarlo Giorgetti vola negli Stati Uniti. Una missione fondamentale che, come spiegato su questa testata, ha lo scopo di blindare l’asse con l’amministrazione Trump e di rassicurare Washington sul ruolo dell’Italia e sul governo giallo-verde.

In questi mesi, l’amministrazione di Donald Trump ha puntato molto sull’esecutivo italiano. E adesso vuole vederci chiaro, specialmente dopo i recenti tentennamenti della maggioranza composta da Lega e Movimento Cinque Stelle. Washington ha scommesso sull’Italia, ma ora vuole risposte più chiare, specialmente dopo alcune manovre messe in atto dalla parte pentastellata e che hanno lasciato perplessi gli investitori americani e non solo.

Il governo (ma in particolare la Lega) ha mandato così il potente sottosegretario per discutere dell’Italia e per evitare che l’attuale esecutivo venga considerato un “laboratorio politico”. C’è di più in questo governo. E per il Carroccio è necessario presentarsi come partito di riferimento che garantisca stabilità in una fase estremamente delicata dei rapporti del governo sia con l’Europa che con il resto del mondo.

Non sarà una missione semplice quella del sottosegretario. Gli Stati Uniti guardano con curiosità ma anche con molta perplessità quanto sta avvenendo a Roma. Ed esistono forti divergenze su alcuni punti essenziali del programma così come sulla stabilità del governo. La Casa Bianca, e con essa i fondi di investimento, si domandando quale possa essere il futuro della maggioranza di governo. Hanno garantito il loro sostegno all’Italia. Ma in questa quattro giorno di fuoco di Giorgetti negli States, vogliono garanzie da parte di Palazzo Chigi e di via Bellerio.

Per l’Italia, Giorgetti dovrà sponsorizzare la tenuta del sistema economico. Come spiega La Stampa: “Il leghista dovrà convincere gli scettici investitori e i compratori di titoli di Stati italiani che chi governa a Roma non è gente imprudente, impulsiva. Dirà che l’Italia è il Paese con la seconda manifattura d’Europa, una realtà economica con potenzialità incredibili”. E in questo senso dovrà mostrare che oltre all’enorme debito pubblico, c’è anche un avanzo primario del 2-3% che è un unicum nel panorama europeo. E per questo può essere affidabili.

Per Giorgetti si tratta anche di far capire agli Stati Uniti che quello che rappresenta è un Paese all’avanguardia in diversi settori. Non è un Paese arretrato, ma con eccellenze tecnologiche che possono garantire accordi di fondamentale importanza per l’industria americana. A cominciare da quella aerospaziale, con Leonardo che rappresenta uno degli elementi principali degli accordi fra Italia e Stati Uniti.

Ma quello che attende il sottosegretario è soprattutto un tour fatto di domande, dalla crescita che fatica a riprendere alla recessione, fino alla possibile manovra correttiva. E il tutto con l’incubo spread in agguato e con i giudizi delle agenzie di rating che preoccupano gli investitori Usa. Ed è anche per questo che Giorgetti andrà prima nella City di Londra e poi a Wall Street: proprio l’, nel cuore della grande finanza, l’Italia si gioca una partita importantissima.

Ma non c’è solo il sistema.Paese. Il Viaggio di Giorgetti in America si realizza anche perché dall’altra parte dell’Atlantico vogliono capire quanto la Lega possa garantire il suo sostegno alla strategia Usa. E soprattutto hanno necessità di capire se la Lega possa effettivamente diventare un partito utile anche in caso di cambiamento di governo. Insomma, dalla Casa Bianca vogliono avere certezze su Matteo Salvini e sulla sua leadership.

E questo vale non solo per l’economi, ma anche per la politica internazionale. Salvini ha già dimostrato di essersi unito alla cosiddetta internazionale sovranista che ha il suo vertice nell’amministrazione americana. Lo ha fatto con il viaggio in Israele, con il suo sostegno a Juan Guaidò in Venezuela, con l’appoggio alla Brexit e anche stringendo l’asse con Visegrad. Ma adesso l’America vuole garanzie che questa linea possa spostarsi su tutto il governo. Il Movimento Cinque Stelle non ha la stessa linea del Carroccio. E questo fattore implica alcuni cambiamenti della politica italiana, a cominciare dal rapporto con la Cina. Non ultimo il caso della rete 5G e dell’invadenza di Huawei. Casa Bianca e Pentagono, sotto questo profilo, non vogliono dubbi da parte di Roma. E Giorgetti dovrà farsi da garante anche delle posizioni filo-atlantiche.