SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

L’Asia è il palcoscenico di un nuovo “Grande Gioco”. Cina, India e Giappone si contendono il Golfo del Bengala a son di accordi e investimenti con i governi locali. La posta in palio è altissima e riguarda la circolazione delle materie prime e dei beni di consumo. Chi riesce prima ad estendere la propria influenza nell’Oceano Indiano si aggiudica l’esclusività di corridoi economici e hub strategici.

L’India perde terreno

A contendersi il Golfo del Bengala ci sono tre attori: l’India, il Giappone e la Cina. Nuova Delhi ha perso l’influenza su quello che poteva essere definito il suo cortile di casa. Il governo indiano punta su due progetti al momento ancora bloccati. Il primo riguarda un’autostrada per collegare India, Birmania e Thailandia (India-Myanmar-Thailand Trilateral Highway); il secondo è il cosiddetto progetto di trasporto multimodale intorno al fiume Kaladan (Kaladan Multi-Modal Transit Transport Project). Si parla poi di un corridoio tra il porto di Sittwe (Birmania) e Mizoram (India), ma anche in questo caso restano delle riserve. Sittwe è infatti situato nei pressi di Kyaukpyu, una zona franca sotto controllo cinese.

L’ascesa della Cina

Pechino è riuscito a superare l’India grazie agli ottimi accordi stretti con la Birmania. La Belt and Rod Initiative promossa da Xi Jinping include la costruzione di porti infrastrutture nel Golfo del Bengala. Ogni accordo completato consente al Dragone di ottenere vantaggi importanti sui rivali. La Cina ha già finanziato i porti di Gadwar in Pakistan e Colombo in Sri Lanka, punti strategici che si aggiungono al gasdotto di Shwe e la stessa zona franca di Kyaukpyu, entrambi in Birmania.

Il terzo incomodo: il Giappone

Eppure tra Cina e India si è ritagliato uno spazio importante il Giappone. Tokyo ha centrato il colpaccio quando nel 2015 ha ottenuto dal Bangladesh il via libera per la costruzione di un porto nel distretto di Cox’s Bazar. Il distretto si trova poco più a sud di Chittagong, un porto fondamentale per dominare l’accesso al Golfo del Bengala. Con questo accordo, costato al Giappone 4,6 miliardi di dollari, realizzerà nell’area quattro centrali a carbone, una stazione di transito per il gas e un corridoio industriale con autostrade e ferrovie. Nonostante la vicinanza del Bangladesh alla Cina, Dacca ha preferito l’offerta giapponese a quella di Pechino, che intendeva trasformare l’area in un conglomerato cinese. La presenza nipponica è un ostacolo in più nei piani di Xi che potrebbe recare problemi regionali non trascurabili.

Le conseguenze del “Grande Gioco”

La sfrenata lotta commerciale porta con sé conseguenze da non sottovalutare. Gli interessi commerciali ignorano le popolazioni locali, che spesso vengono espropriate dei propri terreni e costrette a emigrare. Problemi come l’appropriazione fondiaria a sua volta fomenta l’ascesa di violenze religiose tra popoli differenti tra loro. Si creano inoltre molto spesso dei veri e propri enclavi, Stati negli Stati in cui a comandare non sono i governi centrali ma fazioni militari. Sono loro che decideranno di creare o meno problemi di sicurezza ai progetti che sorgeranno in questa regione. Il Grande Gioco del XXI secolo è soltanto agli inizi. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.