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Non poteva esserci punizione peggiore per Shigeru Ishiba, primo ministro del Giappone da meno di un mese, e il suo Partito Liberal Democratico (Pld). I risultati parlano chiaro: la coalizione di governo – formata dal citato Pld e dal partner minore Komeito – ha perso la maggioranza parlamentare in favore di un’opposizione incredula, che alla vigilia del voto non sperava minimamente di ottenere un simile exploit. Il conteggio dei voti è una mazzata per la destra giapponese: Pld e Komeito hanno raccolto appena 214 seggi, mentre le opposizioni 246. Il Partito Democratico Costituzionale (Pdc), principale partito di opposizione, ha ottenuto 146 seggi, centrando un notevole balzo in avanti rispetto ai 98 detenuti prima del voto. Il Partito Liberal Democratico si è fermato a 190, Komeito a 24.

Il flop di Ishiba e del Partito Liberal Democratico

L’azzardo politico di anticipare le elezioni parlamentari nella speranza di rafforzare la posizione del Pld è stato dunque un flop clamoroso. Anche storico per certi versi, visto che il partito della destra conservatrice giapponese non ha ottenuto la maggioranza assoluta per la prima volta nei suoi 69 anni di esistenza.

E pensare che Ishiba aveva fissato come “soglia della vittoria” la maggioranza di 233 seggi da conquistare a livello di coalizione. Avrebbe dovuto, almeno in teoria, essere un obiettivo alla portata, considerando che prima della campagna elettorale (iniziata il 15 ottobre) il Pld controllava 256 seggi e il Komeito 32. E invece, per la destra nipponica, le urne si sono trasformate in un incubo.

“Queste elezioni sono state molto dure per noi”, ha dichiarato Ishiba, con l’aria cupa, in diretta Tv in prima serata. Lo scandalo sui fondi neri che ha travolto alcuni esponenti di spicco del Pld, nonché l’ “elevata” inflazione nazionale (elevata per il Giappone) e la proposta di Ishiba di creare una Nato asiatica, hanno evidentemente penalizzato il Partito Liberal Democratico. Che adesso rischia davvero di perdere il controllo della cabina di regia del Paese.

Cosa succede adesso

Il futuro del Giappone è un vero enigma. A Ishiba non bastano i seggi raccolti dal Pld e da Komeito, e ha bisogno di ulteriore sostegno se vorrà restare al potere. Questo significa che la coalizione al governo dovrà allargarsi fino ad includere una o più nuove forze politiche. Probabilmente Ishiba dovrà rivolgersi ai partiti di opposizione più piccoli e ai membri del suo stesso partito puniti per la vicenda dei fondi neri privi del “sostegno ufficiale” (solo quattro hanno però vinto i loro seggi). L’attuale primo ministro, nello specifico, potrebbe bussare alla porta del Partito Democratico per il Popolo, centrista e che renderebbe la coalizione più moderata, o a quella dei conservatori populisti del Partito dell’Innovazione del Giappone (Ishin), con roccaforte Osaka.

Attenzione però all’opposizione, perché anche il leader del Partito Democratico Costituzionale, Yoshihiko Noda, ha una partita da giocare. Noda ha chiarito domenica di non essere interessato a una grande coalizione con il Pld e di volere, al contrario, costruire una coalizione di opposizione capace di estromettere i conservatori. La sua missione è però più complessa rispetto a quella del suo sfidante, e forse questa è l’unica buona notizia per la destra giapponese. Sempre che Ishiba riesca a salvarsi in calcio d’angolo.

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