I rapporti diplomatici tra Giappone e Stati Uniti stanno cambiando verso. Tokyo e Washington, dopo mesi, hanno raggiunto un accordo di base sulla modifica del SOFA (U.S.–Japan Status of Forces Agreement), il trattato che disciplina lo status giuridico dei militari e dei civili statunitensi che operano nelle basi militari in Giappone. Secondo quanto riferito dal quotidiano Asahi Shimbun, la finalità dell’accordo è la riduzione dei privilegi giurisdizionali dei quali godono attualmente i civili americani che lavorano nel Paese del Sol Levante, nell’ambito delle basi militari a stelle e strisce.“Il Giappone e gli Stati Uniti stanno attualmente rivedendo il SOFA. Stiamo discutendo gli ultimi punti per arrivare rapidamente a modiche efficaci” ha detto il vice capo di gabinetto, Koichi Hagiuda, durante una conferenza stampa. L’annuncio ufficiale del raggiungimento dell’accordo è previsto per domani, 5 luglio.La modifica del SOFA non è casuale: l’hanno chiesta, per lungo tempo, sia il Governo centrale nipponico che la Prefettura di Okinawa, dopo che le piazze di Tokyo e delle altre capitali giapponesi sono state infiammate, tra maggio e giugno scorso, da numerose proteste popolari contro la presenza militare americana in Giappone. Le sollevazioni sono nate dall’arresto, lo scorso maggio, dell’ex marine Kenneth Franklin, impiegato come operaio civile alla Kadena Air Base di Okinawa, reo confesso dello stupro e dell’omicidio di una 20enne giapponese.Per approfondire: I giapponesi protestano contro i militari UsaQuell’episodio è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: migliaia di persone si sono riversate per le strade di Okinawa e il governatore dell’isola nipponica, Takeshi Onaga, ha fortemente criticato le autorità militari statunitensi, parlando di “ennesimo incidente intollerabile” dei civili americani presenti ad Okinawa. Da quel momento i rapporti tra il Governo di Tokyo e Washington si sono fatti tesi ed entrambi gli esecutivi hanno ritenuto, quindi, opportuno modificare le leggi che, da più di cinquant’anni, disciplinano la permanenza di militari e civili americani in Giappone.Infatti il SOFA, sottoscritto nel 1960 bilateralmente dall’esecutivo giapponese e statunitense, prevede l’incompetenza dei pubblici ministeri nipponici nel giudicare i membri delle Forze armate americane o la loro “componente civile”, qualora siano accusati di aver commesso un reato mentre erano in servizio. La procura giapponese dovrebbe, quindi, nel caso di indagine, trasferire la giurisdizione ai giudici americani. Il problema qual è? È l’interpretazione del termine “componente civile” statunitense, presente nel SOFA, che la prefettura di Okinawa ritiene alquanto ambiguo. Infatti, il trattato parla di “civili di nazionalità statunitense, che sono al servizio di, che stanno servendo, o che accompagnano le forze armate degli Stati Uniti in Giappone”. Un termine vago che, nel caso di sottoscrizione definitiva dell’accordo, sarà sicuramente oggetto di modifica.Okinawa attualmente ospita diverse basi militari americane che occupano quasi un quinto del territorio dell’isola e con una capienza di circa 50.000 cittadini statunitensi, di cui 30.000 civili. Le basi, che molti identificano come l’emblema dell’occupazione militare statunitense, derivante dall’accordo di San Francisco del 1951, sono da decenni oggetto di critica, soprattutto da parte dei residenti dell’isola.Citando le statistiche della polizia locale, il Japan Times ha riferito che dal 1972 alla fine dello scorso anno nella prefettura di Okinawa ci sono stati almeno 574 crimini efferati commessi da membri e lavoratori civili delle forze armate degli Stati Uniti e dei loro parenti, tra cui 26 omicidi, 129 stupri, 394 furti, e 25 casi di incendio doloso.

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