Al contrario di come venga piuttosto spesso riprodotto nel linguaggio comune, il termine giapponese hanami non sta ad indicare il processo di fioritura dei ciliegi, bensì l’azione di osservare la fioritura dei ciliegi. Anzi, per la verità si traduce letteralmente con “ammirare i fiori” nella loro interezza. Nell’antichità infatti, la fioritura, dei ciliegi come dei mandorli come dei susini, acquisiva un valore solenne poiché corrispondeva all’arrivo della primavera. Alla stagione, cioè, in cui era di nuovo possibile dedicarsi al raccolto. Lo yamato-damashii, lo spirito originario del Giappone, viene nel corso dei secoli accomunato al ciliegio per via della similitudine con la caducità del fiore, oltre che con la sua bellezza. Questa, infatti, non sarebbe percepita allo stesso modo se il ciliegio non fosse portato per sua natura a sfiorire dopo un paio di settimane. Da qui nasce il mono no aware, il senso della sua meraviglia.

L’hanami, in Giappone, è un evento nazionale. Sebbene il classico periodo dello sboccio sia tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, ogni giapponese tiene in modo particolare alla dimensione “imprevedibile” del fenomeno. E il corso degli eventi sembra dar loro ragione. Dopo la fioritura primaverile esplosa nell’ultima settimana di marzo, a poca distanza con giorni di temperature invernali e nevischio persino a Tokyo, il tutto l’arcipelago si sta vivendo in questi giorni un inedito fenomeno di hanami autunnale. Secondo il Wni, un sito di meteorologia giapponese, ci sono stati (fino ad ora) 354 casi segnalati di ciliegi in fiore in tutto il Paese, dalle sponde più subtropicali di Kyūshū ai reami più freddi di Hokkaidō. Anche se non così prolifica come nelle sessioni di fioritura primaverile, la comparsa dei sakura (i fiori di ciliegio, appunto) è abbastanza diffusa da indurre parecchia gente a chiedersi quale incantesimo stia avvenendo.

Come avviene di solito la fioritura

Normalmente, e banalmente, il processo di fioritura di ciliegi è incentrato sulla luce del sole. Quando questa colpisce alberi del genere Prunus, inclusa la specie Prunus serrulata (ciliegio giapponese, o sakura), un orologio biologico inizia a ticchettare. Finché i livelli di luce solare sono bassi, il ticchettìo dura per un po’ ma senza provocare alcuna conseguenza visibile. Quando però questo “contatore” naturale raggiunge un determinato valore durante le giornate particolarmente soleggiate, inizia a produrre una certa proteina. Questa proteina, nota come FT, è il motore della crescita della pianta.

L’FT è un po’ come un vampiro al contrario: in assenza di luce si riduce e viene distrutta. Ecco perché può veramente accumularsi solo nei mesi estivi, quando le ore di sole sono più numerose. In questa fase, e in quella autunnale, gli alberi gettano le basi per il loro spettacolare debutto nella primavera dell’anno successivo, con in mezzo la parentesi del riposo invernale.

Intorno alla fine di marzo, quando le temperature sono sufficientemente elevate per un periodo di tempo prolungato, tutto lo sforzo dell’anno precedente si manifesta sotto forma di quelle incredibili tonalità rosa e bianche diventate leggenda. Questi colori attirano gli insetti impollinatori e il cerchio della vita continua.

Cosa sta accadendo ora?

Visto il clima parecchio differente tra le varie regioni del Giappone, si può avere hanami a metà marzo nel sud-ovest e a metà aprile nell’Hokkaido, nell’estremo nord-est. Un’ottobrata come quella in corso nel Sol Levante, però, è piuttosto inspiegabile. O quasi.

Lo stesso sito web di meteorologia Wni, attribuisce la natura dello strano fenomeno ad uno strascico dei tifoni che hanno colpito il sacro suolo di Amaterasu.

Durante l’estate infatti, quando la maggior parte delle proteine di crescita delle piante viene prodotta, le foglie di ciliegio rilasciano anche ormoni nelle gemme che impediscono loro di fiorire accidentalmente troppo presto. I tifoni, tuttavia, hanno scatenato venti così potenti da spogliare le chiome di molte di queste foglie, e allo stesso tempo ne hanno danneggiate altre trascinando il sale dall’Oceano. Così, senza le foglie che rilasciano gli ormoni soppressori, e con le temperature medie che in autunno sono simili a quelle della primavera, il ciclo della vita degli alberi è stato completamente stravolto. Tecnicamente, si potrebbe ipotizzare che quella in atto sia quindi la fioritura della prossima primavera, con 6 mesi di anticipo.

Chiaramente però, come dichiara a NHK il medico arboreo della Flower Association of Japan Hiroyuki Wada, trattandosi di un focolaio piuttosto piccolo, non andrà ad intaccare in non modo decisivo le innumerevoli gemme risparmiate dalla furia dei venti. Le tradizionali gite con sushi e sake all’ombra delle straordinarie esibizioni floreali sono dunque in salvo. Così come il senso più vero dello yamato-damashii: quello di un’esistenza seppur passeggera, malinconica e appena a un filo, allo stesso tempo imprevedibile come un ciliegio che fiorisce in autunno.