Giappone, Corea del Sud e Australia snobbano il summit: in Asia la Nato perde i pezzi

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“Purtroppo, a causa di un improvviso cambiamento dell’agenda, non è potuto essere presente”. È stato Takeshi Iwaya, ministro degli Esteri del Giappone, ad annunciare l’assenza del premier Shigeru Ishiba dal vertice della Nato all’Aia, nei Paesi Bassi, dove era atteso come ospite. Forfait inaspettati anche da parte di altri due importanti leader dell’Indo-Pacifico: il presidente sudcoreano Lee Jae Myung e il primo ministro australiano Anthony Albanese.

Il summit di due giorni dell’Alleanza atlantica, che prevedeva di rafforzare il concetto di sicurezza globale nonché la cooperazione tra la regione euro-atlantica e quella indopacifica, si è così ridimensionato alla platea dei soliti noti. Soltanto la Nuova Zelanda ha risposto presente, mentre i massimi vertici di Giappone, Corea del Sud e Australia hanno bucato l’appuntamento in aperta polemica con gli Stati Uniti.

E pensare che la Nato sperava di instaurare una partnership sempre più intensa con Tokyo, Seoul e Canberra, e, in generale, con il gruppo IP-4, formato da Paesi con forti legami di sicurezza con l’Alleanza. Certo, la strada è ovviamente ancora percorribile ma la carreggiata si è ristretta e le prime crepe iniziano ad affiorare su un asfalto già fin troppo consumato.

Il premier giapponese Shigeru Ishiba.

Alta tensione Usa-Giappone

L’assenza più clamorosa è stata quella di Ishiba. Il leader giapponese ha annullato la partecipazione al vertice della Nato inviando al suo posto Iwaya. Il motivo dell’assenza? Ufficialmente i raid statunitensi contro i siti nucleari iraniani. In realtà c’è chi dice che Tokyo sia ai ferri corti con gli Stati Uniti in materia di commercio e Difesa.

C’è, infatti, il nodo dei dazi ancora da chiarire. In più ci sono gli Usa che chiedono al loro partner asiatico di incrementare la spesa militare fino a portarla al 3,5-5% del pil, ossia molto più del 3% inizialmente previsto. Pare che il Giappone abbia anche annullato i previsti colloqui “due più due” sulla sicurezza in programma all’inizio di luglio a Washington. Il portavoce del Governo nipponico, Yoshimasa Hayashi, ha smentito queste indiscrezioni, ma ha aggiunto che per Tokyo conta “la sostanza delle capacità difensive, non la cifra”.

La tensione è palpabile e le indiscrezioni si moltiplicano giorno dopo giorno. Il Financial Times, per esempio, ha scritto che la richiesta di una spesa difensiva più elevata per il Giappone sarebbe stata avanzata nelle ultime settimane da Elbridge Colby, il terzo funzionario più alto in grado del Pentagono, lo stesso che di recente ha anche irritato anche l’Australia avviando una revisione dell’Aukus, il progetto che dovrebbe fornire a Canberra sottomarini a propulsione nucleare.

Lo scorso marzo Ishiba era stato chiarissimo nel rispondere a Colby: non sono le altre nazioni a decidere il bilancio della difesa del Giappone. Il falco anti cinese dell’amministrazione Trump aveva infatti chiesto a Tokyo di spendere di più per contrastare la Cina.

Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung

I partner asiatici già stufi della Nato?

Capitolo Corea del Sud: anche Lee, proprio come Ishiba, ha saltato il vertice Nato spedendo in Europa al suo posto il consigliere per la Sicurezza nazionale Wi Sung Iac. A differenza del suo predecessore conservatore, Yoon Suk Yeol, che aveva partecipato ai vertici dell’Alleanza per la sicurezza transatlantica tre volte in altrettanti anni, il progressista Lee ha subito cambiato registro.

La sua assenza ha suscitato speculazioni sulle intenzioni diplomatiche di Seoul: anche lei è stanca dell’abbraccio (sempre più intenso) degli Stati Uniti? Sarebbe eccessivo affermarlo, visto che i sudcoreani hanno bisogno dell’ombrello militare Usa per tenere a bada il ruspante Kim Jong Un. Allo stesso tempo, tuttavia, Lee ha fatto capire di voler riprendere un serio dialogo con la Cina (e pure con la Corea del Nord), e dunque partecipare ad un summit che avrebbe potuto sparare a zero contro Pechino sarebbe stato pericoloso.

Il portavoce presidenziale, Kang Yoo Jung, ha dichiarato che Lee ha ritenuto “semplicemente impossibile” partecipare di persona all’incontro, citando “una concomitanza di urgenti questioni interne e la crescente instabilità in Medio Oriente“. Infine, posto vuoto all’Aia anche per l’australiano Albanese, sostituito dal vice primo ministro Richard Marles. Non un bel segnale per la Nato che sognava di giocare di sponda con i suoi partner asiatici.