L’imperatore del Giappone Akihito sarebbe vicino all’abdicazione. Le notizia sta rimbalzando da giorni sulle maggiori testate giornalistiche nipponiche, tra cui il Japan Times. La casa imperiale ha dovuto sin da subito smentire pubblicamente quanto insinuato dai giornali, non riuscendo però a convincere del tutto la popolazione, e soprattutto i media. L’abdicazione di Akihito sarebbe plausibile: l’imperatore, ottantaduenne, ha subito nel 2003 un’operazione chirurgica per un cancro alla prostata e, quindi, le condizioni di salute non gli permetterebbero di portare avanti agevolmente il proprio incarico. Akihito, nel caso di abdicazione, lascerebbe il trono al figlio e principe ereditario Naruhito.A frenare gli animi ci hanno pensato, però, i funzionari di palazzo. “So che ci sono notizie sull’abdicazione, ma non sono assolutamente vere”, ha detto Shinichiro Yamamoto, dirigente dell’agenzia di stampa imperiale. Il primo ministro Shinzo Abe, invece, ha preferito non commentare.La notizia, inizialmente riportata dalle agenzie Nhk e Kyodo News, era stata presa sottogamba, soprattutto dai media esteri. Ha acquistato invece credibilità solo ieri, 14 luglio, quando è stata ripresa dal giornale conservatore Yomiuri Shimbun che, citando fonti governative, ha riferito la segreta intenzione dell’esecutivo di promulgare una legge speciale che permetta l’abdicazione dell’imperatore. Ebbene sì, perché ad oggi la legislazione nipponica, l’Imperial Household Law, non contempla questa possibilità. Quindi sarà necessario che nei prossimi mesi il Parlamento di Tokyo dia il via ad una serie di modifiche legislative, su impulso del governo. E pare che, dopo la schiacciante vittoria di qualche giorno fa alle elezioni per la Camera alta, Shinzo Abe abbia i numeri per poterlo fare.Akihito è sul trono da 28 anni ed è il primo imperatore del dopoguerra che ha condiviso in toto la Costituzione pacifica, imposta dagli americani. Quella stessa Costituzione che fa di lui, non più una divinità (fu suo padre Hirohito a rinunciare alla sacralità del titolo) ma simbolo dell’unità nazionale. Akihito sarà ricordato come l’imperatore modernizzatore, non a caso è stato il primo sovrano a sposare una plebea e a recarsi in Cina, dalla fine della guerra. Infatti, nel 1992 incontrò a Pechino gli esponenti del governo cinese, riconoscendo le “grandi sofferenze”, inflitte dal Giappone durante il secondo conflitto mondiale. Lo stesso concetto l’imperatore l’ha ribadito lo scorso anno, in occasione del settantesimo anniversario dal termine della guerra. “Guardo indietro al passato – disse – e vedo un profondo rimorso per la guerra. Prego affinché la tragedia della guerra non si ripeta. Vorrei esprimere il mio profondo cordoglio per coloro che sono scesi in battaglia nella devastazione della guerra”.Parole non dette a caso. Perché c’è chi giura che rappresentassero velate critiche alla politica di Abe, “rottamatore della Costituzione”, non restio a modifiche dell’attuale geopolitica del Giappone.

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