Giampaolo Silvestri (Avsi): dalla fine delle sanzioni una speranza per la Siria

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La fine delle sanzioni occidentali? Per Giampaolo Silvestri, direttore esecutivo di Fondazione Avsi, è un passaggio fondamentale per la ripartenza della Siria e una vera ricostruzione dello Stato levantino dopo quattordici anni di guerra civile. Dopo che il presidente ad interim Ahmad al-Sharaa ha ottenuto dagli omologhi di Francia (Emmanuel Macron) e Usa (Donald Trump) l’apertura alla fine del regime sanzionatorio che colpiva Damasco nell’era di Bashar al-Assad, Silvestri commenta i risultati che questo fatto può comportare per il futuro del Paese e per la cooperazione internazionale, di cui enti come Avsi (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale) sono un’avanguardia in Italia.

Come giudica la rimozione delle sanzioni alla Siria?

La revoca delle sanzioni da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti è un passaggio fondamentale perché consente l’importazione in Siria di tutta una serie di beni e servizi prima bloccati e fa venire meno l’overcompliance che fermava i servizi finanziari e i trasferimenti di denaro, permettendo il ritorno della Siria al rango di Paese pienamente inserito nel contesto economico globale.

Che impatto hanno avuto sulla popolazione siriana delle sanzioni durate oltre un decennio?

Gli effetti sono stati molto negativi, perché se da un lato colpivano figure legate al regime di Bashar al-Assad impedendo loro di viaggiare in Europa e nel resto del mondo e di fare affari con molti Paesi dall’altro hanno bloccato l’arrivo nel Paese di beni di prima necessità e attrezzature sanitarie, dunque l’impatto più pesante è stato quello esercitato sulla popolazione civile, specie quella più povera e fragile. E questa è una costante di tutti i regimi sanzionatori, che frenano la cooperazione allo sviluppo.

Giampaolo Silvestri, direttore esecutivo di Avsi

Ritiene che la caduta di Assad sia stata decisiva per la rimozione delle sanzioni?

Il cambio di governo ha cambiato totalmente lo scenario e la caduta del regime di Assad ha aperto alla prospettiva di una Siria più plurale in cui ci sia spazio per investimenti, ritorno dei capitali, nuovi scenari che non sarebbero stati ipotizzabili con la permanenza di Assad al governo.

Avsi è presente in Siria da tempo e vuole continuare a operarvi. Quali sono i vostri progetti nel Paese?

Collaboriamo da diversi anni con diversi progetti sia nell’area di Damasco che in quella di Aleppo e a Latakia. I due programmi fondamentali sono, da un lato, quello “Ospedali Aperti” con cui abbiamo sostenuto in passato tre ospedali cattolici, due a Damasco e uno ad Aleppo, e sosteniamo oggi diversi centri sanitari sparsi per il Paese per fornire cure alle fasce della popolazione escluse dall’assistenza di base, e dei programmi in ambito educativo. Quest’ultimo filone si concentra sulla ricostruzione post terremoto ad Aleppo sul fronte delle scuole e dell’avvio di microimprese nell’ambito del settore edilizio.

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