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Politica

Hawaii, altro giallo su allarme: “Pensavamo ci fosse un missile”

Due settimane fa, per 38 minuti le isole Hawaii hanno vissuto l’incubo della guerra. L’allarme lanciato dal servizio di gestione delle emergenze aveva, infatti, tenuto col fiato sospeso l’intero arcipelago (e con esso l’America) per più di mezz’ora, annunciando l’arrivo...

Due settimane fa, per 38 minuti le isole Hawaii hanno vissuto l’incubo della guerra. L’allarme lanciato dal servizio di gestione delle emergenze aveva, infatti, tenuto col fiato sospeso l’intero arcipelago (e con esso l’America) per più di mezz’ora, annunciando l’arrivo di un missile. Passato lo spavento e iniziata la ricerca del responsabile e di cosa fosse accaduto davvero nella catena decisionale che aveva lanciato il messaggio di allerta, l’agenzia per la gestione delle emergenze aveva immediatamente parlato di un errore umano. Un problema durante il cambio del turno che aveva fatto premere il “pulsante sbagliato” al dipendente e che aveva dunque inviato erroneamente quel messaggio di allerta per la popolazione.

Per molti giorni, la responsabilità è stata individuata nell’errore umano e, invia secondaria, si era puntato il dito sulle falle della catena di comando e di gestione delle emergenze. Adesso però, sembra che le cose stiano cambiando e, come scritto dal New York Times, sembra proprio che non si sia trattato di un errore del dipendente (finora rimasto anonimo). Il funzionario delle isole Hawaii che ha inviato l’ avviso di allarme per l’arrivo di un missile balistico avrebbe infatti emesso il messaggio intenzionalmente, “pensando che lo stato fosse di fronte a una minaccia reale”. A rivelarlo è stata la Federal Communications Commission, agenzia governativa degli Stati Uniti, durante un’audizione avvenuta oggi. L’errore si è verificato quando l’operatore dei servizi di gestione delle emergenze nel turno diurno “ha interpretato erroneamente le istruzioni di un test da parte di un supervisore del turno di mezzanotte, ha detto la commissione. Credendo che le istruzioni fossero per una vera emergenza, il dipendente del turno del giorno ha inviato l’avviso ai telefoni cellulari di tutti i residenti e visitatori delle Hawaii nello Stato”. Insomma, l’incidente non sarebbe stato provocato dall’errore sul pulsante, ma da un’interpretazione di un messaggio su un’esercitazione.





Il problema è che altri funzionari dell’agenzia di gestione delle emergenze delle Hawaii sapevano che lo Stato aveva deciso che avrebbe dovuto condurre un’esercitazione, mentre il dipendente che ha inviato l’avviso ha dichiarato alla commissione che lo riteneva era un’emergenza reale. Una semplice negligenza? Sembra di sì. Tuttavia è interessante constatare che non si sia affatto trattato di un maldestro errore su un pulsante, ma di un problema reale nella catena di ordini fra chi dà il via a un’esercitazione e chi deve dare il segnale alla popolazione. In questo caso, secondo i media americani, il dipendente ha scelto tra le opzioni presenti in un semplice menu del computer che includeva avvisi di test e avvisi reali. Secondo la commissione, il dipendente era perfettamente consapevole di stare premendo sull’ok al lancio del messaggio di allarme.

Da qui una serie di problemi ulteriori. Le Hawaii “non avevano garanzie ragionevoli”, ha detto Ajit Pai, il presidente della Fcc. “È stupefacente che nessuno sia stato ferito”, ha detto Mike O’Reilly, membro repubblicano della commissione d’inchiesta. E proprio per questo motivo, la commissione ha votato per un aggiornamento del sistema di emergenza che possa consentire ai funzionari di pubblica sicurezza di inviare più avvisi geograficamente precisi per evitare di diffondere il panico in vaste aree della popolazione. “Quando il disastro colpisce, è essenziale che gli americani in pericolo ottengano informazioni affidabili in modo che possano stare al sicuro e proteggere i loro cari”, ha detto Pai. “Le persone non dovrebbero perdere informazioni potenzialmente in grado di salvare la loro vita solo perché il raggio del sistema di avviso è troppo ampio.” L’errore alle Hawaii è dunque servito alla commissione e al Congresso di valutare l’avvio di una serie di modifiche per migliorare il sistema d’emergenza. 

Avviato nel 2012, il sistema Wireless Emergency Alert è stato considerato migliore dal governo federale in quanto i telefoni cellulari sono da subito risultati uno strumento più efficiente e affidabile per avvertire gli individui sulle minacce ma anche su una serie di comunicazioni di servizio utili alla vita del cittadino. Il programma è volontario e vi partecipano tutti i principali operatori di telefonia, centinaia di città e molti Stati. L’episodio delle Hawaii ha poi rivelato le enormi differenze nel modo in cui gli avvisi vengono inviati rispetto alle metropoli principali del Paese. Un dato che ha fatto molto riflettere l’agenzia di gestione delle emergenze. “In posti come Houston, Chicago e New York City, test e avvisi reali non sono messi insieme negli stessi menu e l’invio di un avviso richiede almeno l’approvazione di un’altra persona” scrive il Nyt. Ma la domanda che ci si deve porre, è come sia possibile che l’avamposto Usa nel Pacifico abbia un sistema che dipenda da un singolo uomo in un ufficio.

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