Giallo Covid, tra “prove” americane e chiusure di Pechino

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Gli Stati Uniti sventolano davanti al mondo intero un rapporto di 15 pagine realizzato dall’alleanza di intelligence del Five Eyes, formata da 007 americani, canadesi, britannici, australiani e neozelandesi. Dentro quel documento ci sarebbero le famose ”prove” che incastrerebbero la Cina di fronte alle proprie responsabilità sulla pandemia di Covid-19 che ha messo in ginocchio il mondo intero.

Per la prima volta dall’inizio dell’emergenza, le vaghe frecciatine lanciate nelle scorse settimane della Casa Bianca all’indirizzo di Pechino sono diventate più taglienti e pressanti. Il cambio di passo del governo statunitense è apparso chiarissimo dopo l’intervista rilasciata alla Abc da Mike Pompeo. Il Segretario di Stato Usa ha spiegato che ci sarebbero ”numerose prove” sul fatto che ”il coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan”.

In molti si aspettavano quindi che quel rapporto contenesse dati certi, dettagli inconfutabili, argomentazioni solide. La situazione potrebbe in realtà essere un po’ diversa. Anzi: Cnn e Guardian – che citano fonti di intelligence – sottolineano come al momento non vi siano prove che lascino pensare che il Covid-19 arrivi da un laboratorio cinese. Nel dossier citato da Pompeo e dal quotidiano Australian Daily, gli 007 del Five Eyes si sarebbero limitati a scrivere che Pechino non sarebbe stata trasparente nel rilascio delle informazioni sulla diffusione del coronavirus. Ma non vi sarebbero riferimenti espliciti al laboratorio.

Le contraddizioni del Five Eyes e la posizione di Fauci

Le agenzie del Five Eyes, spiega ancora il Guardian, non sembrano voler essere coinvolte in una situazione che potrebbe portare a un’escalation della tensione su scala globale. Nonostante le affrettate accuse dell’amministrazione statunitense verso la Cina, il citato ”club” d’intelligence ritiene che il virus che ha avuto origine a Wuhan non sarebbe stato rilasciato accidentalmente da un laboratorio.

”Pensiamo che sia altamente improbabile che sia trattato di un incidente. È molto più probabile che il coronavirus si sia diffuso si sia verificato in modo naturale e che l’infezione umana derivi dalla naturale interazione umana e animale”: questa sarebbe la posizione dei servizi segreti dei Paesi anglosassoni, secondo quanto riportato dalla Cnn, che ha citato un funzionario anonimo con contatti nell’intelligence. Certo, in base a quanto circolato sul Wuhan Institute of Virology, i dipendenti dell’istituto cinese non sempre avrebbero usato protezioni, e in almeno un caso un pipistrello avrebbe urinato su un ricercatore, che non si sarebbe tuttavia ammalato. In ogni caso, ad oggi, non ci sarebbe niente che possa ricondurre a una falla nel laboratorio.

La tesi è rafforzata anche da Anthony Fauci, consulente della Casa Bianca per l’emergenza coronavirus. In un’intervista al National Geographic, Fauci ha respinto categoricamente la teoria del laboratorio: ”La scienza è molto incline a ritenere che il virus non può essere stato manipolato artificialmente o deliberatamente. Ha origine naturale. Non capisco di cosa si stia parlando perché non passo molto tempo a discutere di questo argomento”. Altra doccia fredda per Donald Trump e Mike Pompeo, che tuttavia continuano a muovere i loro pedoni contro la Cina.

La scomparsa del paziente zero e gli esperimenti pericolosi

Sia chiaro, la possibilità che il virus abbia avuto origine da un laboratorio esiste ancora. Solo che non c’è ancora niente di solido che possa legittimarla. Al momento il governo americano si è limitato a basare le proprie accuse sul fatto che la Cina abbia nascosto l’evidenza dell’epidemia nella fase iniziale e abbia ritardato l’allarme, mentre nello stesso tempo pensava a fare razzia di strumenti di protezione sanitaria sul mercato nazionale.

Ma che cosa sappiamo fino a questo momento sul mistero del Covid-19? Come sottolinea Il Messaggero, siamo a conoscenza del fatto che la dottoressa Shi Zhengli, che dirige il citato laboratorio, stava conducendo studi per modificare agenti patogeni virali raccolti dalle feci di pipistrelli in una grotta dello Yunnan. Almeno uno di questi patogeni corrispondeva al 96% al coronavirus attualmente in circolazione. C’è poi il discorso sul paziente zero Huang Yan Liang, che lavorava nello stesso laboratorio. A detta del governo cinese, lei sarebbe stata la paziente zero, anche se in un secondo momento Liang sarebbe sparita dalla circolazione assieme alla sua cartella clinica personale.

Le prove contro Pechino

E qui torniamo al rapporto del Five Eyes. Al suo interno, a detta di Trump, si parlarebbe di ”esemplari di virus distrutti in laboratorio” per ordine del governo, di ”sequenze di genomi tenute segrete” e di controlli di censura ”sugli studi scientifici di riferimento”. Eppure, secondo fonti di intelligence, le accuse del dossier si riferirebbero solo alla presunta negligenza di Pechino nel nascondere l’epidemia, e non all’uscita del virus dal laboratorio.

Il New York Times ha dedicato un lungo reportage ai familiari delle vittime di Wuhan, le quali sarebbero state minacciate dalla polizia. Nel frattempo Repubblica ricorda altre prove che confermerebbero la negligenza cinese. In due saggi pubblicati nel 2017 e 2019, Tian Jinhua, un biologo di Wuhan, rivelò di essere stato infettato ”per sua negligenza” mentre stava effettuando ricerche sui pipistrelli. Un indizio che non sarà certo sfuggito alla Casa Bianca.

Più recente è il giallo di un’analisi scritta da due scienziati cinesi, Botao Xiao e Lei Xiao, poi rimossa dal web. Nelle loro pagine si leggeva che ”il coronavirus probabilmente ebbe origine in un laboratorio di Wuhan. I livelli di sicurezza vanno rafforzati nei laboratori di biologia batterica ad alto rischio”. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver prove a sufficienza per schiacciare Pechino. Ma adesso devono riordinarle e renderle di pubblico dominio. Altrimenti le accuse di Trump e Pompeo rischiano di essere soltanto parole al vento.

Nel frattempo l’ambasciatore di Pechino alle Nazioni Unite è stato chiarissimo. Altro che inviare scienziati a Wuhan e dintorni per cercare di capire cosa è accaduto: la Cina non darà alcuna priorità all’invito di esperti internazionali per indagare sull’origine del nuovo coronavirus fino a quando la pandemia non sarà sconfitta. ”Per sapere se o come avverrà l’invito – ha spiegato Chen Xu – in questo momento dobbiamo avere la giusta impostazione di priorità e, d’altra parte, abbiamo bisogno della giusta atmosfera”.