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Giacarta sta affondando.  La megalopoli con oltre 9 milioni di abitanti, capitale dell’Indonesia, nel giro di pochi decenni rischia di veder sprofondare nel mare tutti i quartieri della zona settentrionale con conseguenze devastanti.

Il problema dello smottamento sta investendo numerose città costiere del pianeta, ma Giacarta su tutte sta letteralmente precipitando verso il mare abbassandosi 15 cm ogni anno (25 centimetri in alcune zone). Negli ultimi dieci anni i quartieri a nord della città sono sprofondati di due metri e mezzo: una velocità spaventosa (il doppio della media mondiale) che sta allarmando gli esperti. Le autorità si sono già attivate per far fronte a questo problema, ma per Giacarta il tempo potrebbe essere troppo poco. Secondo le ultime stime, se non dovessero essere presi provvedimenti urgenti, entro il 2050 l’intera zona-nord sparirà per sempre.  

La causa principale è quella dell’innalzamento del livello dei mari dovuto al surriscaldamento e al conseguente scioglimento dei ghiacci. Ma questo vale per qualunque altra città portuale, perché allora soltanto Giacarta scende verso il mare con questa velocità?

Ben 13 fiumi scorrono nell’isola di Java per sfociare proprio a nord della capitale. Nessuno di questi corsi d’acqua però è realmente in grado di fornire acqua alla popolazione a causa del forte inquinamento. I javanesi preferiscono dunque servirsi di pompe in grado di estrarre l’acqua dal suolo. Chiunque possa permetterselo ha nella propria abitazione un pozzo che penetra in profondità per ricavarne acqua da utilizzare per i propri bisogni quotidiani. Continuando indiscriminatamente ad estrarre acqua il sottosuolo si prosciuga provocando crolli e smottamenti continui. Solo recentemente il governo locale ha ammesso di avere un problema con l’estrazione illegale di acque sotterranee. A maggio, l’autorità della città di Jakarta ha ispezionato 80 edifici nel centro di Jakarta Jalan Thamrin, una strada fiancheggiata da grattacieli, centri commerciali e alberghi scoprendo che 56 edifici avevano la loro propria pompa di acqua di falda e che ben 33 di essi estraevano acqua illegalmente. Il governatore di Giacarta Anies Baswedan ha detto che entro la fine dell’anno tutti dovrebbero avere una licenza, che consentirà alle autorità di misurare la quantità di acque sotterranee che viene estratta.

La priorità del governo dovrebbe dunque essere quella di fermare questa trivellazione e bonificare le acque dei fiumi. Fino ad ora però poco è stato fatto, le autorità si sono infatti concentrate più sulla messa in sicurezza dalle inondazioni che flagellano ogni anno la costa settentrionale dell’isola. Argini e dighe improvvisate continuano a comparire davanti alle case e agli edifici commerciali ormai mezzi inabissati. Nel 2014 un’equipe di aziende olandesi e sudcoreane si erano adoperate per progettare un’immensa diga che avrebbe risolto il problema delle inondazioni provenienti dal mare.

Il Great Garuda, un’installazione impressionante lunga 32 km costruita lungo la baia di Giacarta insieme a 17 isole artificiali che dovrebbe contribuire a salvare parte della città e che verrà a costare circa 40 miliardi di dollari. Visto dall’altro, il progetto della diga (su cui verranno costruiti nuovi quartieri residenziali) appare con le fattezze di un aquila con le ali spiegate. Da qui il nome di Garuda, la mitologica creatura alata, capostipite di tutti gli uccelli, cavalcatura del dio hindu Vishnu.

Dopo un primo entusiastico supporto al progetto, il governo indonesiano ha cambiato drasticamente idea. Le aziende olandesi infatti si sono tirate indietro avvertendo le autorità di Giacarta delle tamte falle che il progetto avrebbe comportato. Il governo indonesiano non punta più ora su una grande diga, ma propende per un “supporto minimalista alla città per proteggerla dalle inondazioni”. Una decisione che non riduce affatto la portata del problema che, come già detto, andrebbe risolto investendo molto più di 40 miliardi in una celere pulizia delle acque dei fiumi.

Per farlo però, le autorità indonesiane dovrebbero mettere in atto un gigantesco piano urbanistico ed ecologico. Il problema delle inondazioni, presente anche in passato, era all’epoca mitigato dalle foreste di mangrovie che prima dell’era moderna costellavano la regione e aiutavano l’acqua dei fiumi a defluire verso il mare. Oggi il 97% della città di Giacarta è ricoperto da colate di cemento, palazzi e grattaceli; e i fiumi che prima scorrevano in modo naturale ora sono stati deviati trasformandosi rapidamente in immense fogne nauseabonde.

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