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No, l’incubo per Angela Merkel non è affatto finito. E la cancelliera non può certo dormire sonni tranquilli. Quello che è successo in Baviera è stato l’ultimo (anzi, l’ennesimo) colpo alla sua leadership. Ma le elezioni locali non sono finite. E ce n’è un’altra che può far tremare definitivamente la Grande Coalizione.

Tra meno di due settimane si voterà in Assia, Land di sei milioni di abitanti e con una città, Francoforte, che rappresenta il cuore finanziario dell’Europa a trazione tedesca. Anche qui, i partiti che rappresentano la Große Koalition sono in calo. Come scrive l’Huffington Post, “la Cdu è data in calo di ben 13 punti percentuali (dal 42 % di cinque anni fa dovrebbe passare al 29%), i socialdemocratici invece ‘solo’ di 6 punti (dal 29 al 23 %), tutto a vantaggio – anche qui – sia della formazione di destra Alternative für Deutschland (14%, cinque anni fa neanche si presentò) che dei Verdi, dati al 18% (partivano dal 10%)”. 

Insomma, lo schema sembra essere quello che si è visto pochi giorni fa in Baviera. Caduta del partito della Merkel (in Baviera era la costola bavarese della Csu), discesa dello Spd, boom dei Verdi e comparsa in parlamento dell’ultradestra con percentuali che difficilmente scendono sotto la doppia cifra.

E l’eventualità che si ripeta quanto accaduto a Monaco e dintorni getta benzina sul fuoco su una coalizione di governo che inizia a stare stretta un po’ a tutti. Perché tutti i partecipanti alla Groko (il termine per indicare la Grande Coalizione che governa a Berlino) sono certi che sia proprio quest’alleanza di governo a provocare il crollo di consenso e a dare man forte ai partiti d’opposizione.

Insomma, in questo caso il potere logora chi ce l’ha. Visto che i partiti che formano l’esecutivo nazionale sono le prime vittime di un cancellierato Merkel fatto di (pochi) altri e di (molti) bassi. In particolare, il punto di rottura con l’elettorato sembra essere stata la gestione dell’immigrazione. E l’Assia, così come la Baviera, fanno capire quanto pesi il tema dei migranti nei flussi elettorali.

A sinistra, il calo dei socialdemocratici viene ammortizzato dalla forte ascesa dei Verdi (che tra l’altro in Assia governano insieme alla Cdu). A destra, invece, l’emorragia di voti della Cdu fa aumentare esponenzialmente i consensi all’AfD. Cosa che in Baviera è successa solo in parte per la presenza dei Freie Wahler, che sono già emblema della destra borghese locale.

E adesso sono in molti a credere che un’eventuale batosta elettorale in Assia possa essere il vero colpo di grazia per Merkel e soci. Tanto che iniziano a circolare voci di un possibile scioglimento della Grande Coalizione e conseguenti elezioni anticipate in tutta la Germania. Il problema è che la scelta non è semplice.

Da una parte, i leader dei Cdu e Spd sanno perfettamente che la fine della Groko potrebbe essere l’unico modo per evitare la fine della loro leadership all’interno dei rispettivi partiti. Ma potrebbe anche essere l’inizio di un loro declino che per molti appare inesorabile.

Dall’altra parte, andare a elezioni anticipate sarebbe comunque il segnale di una sconfitta. Una sconfitta che per Angela Merkel potrebbe essere duplice: potrebbe perdere in un solo colpo cancelleria e partito. Ed è difficile per chiunque accettare di poter perdere il potere facendolo, tra l’altro, di propria spontanea volontà con un’elezione che sicuramente andrebbe ad avere effetti molto negativi sul consenso del proprio partito. E il boom di consensi dell’AfD è un segnale abbastanza chiaro (dati ormai come possibile seconda forza in tutto il Paese).

E infatti, se da parte della leader della Cdu ci sono ancora forti perplessità, quelli più interessati a staccare la spina sono i socialdemocratici, convinti del fatto che sia proprio la Grande Coalizione a livello nazionale a creare non solo il tonfo nei consensi a livello locale ma anche in caso di future elezioni. Una scelta di rottura da parte dei vertici dello Spd potrebbe essere quella scossa necessaria per mostrarsi di fronte a propri elettori o delusi come di nuovo un partito diverso dai cristiano-democratici.

Ma anche in questo caso è un rischio. Perché è vero che rompere con la Cdu potrebbe essere una mossa utile. Ma è altrettanto vero che andare al voto con gli elettori in forte calo e con i Verdi che strappano consensi a valanga nel centrosinistra, potrebbe rivelarsi disastroso.