La Corte Costituzionale tedesca si è implicitamente pronunciata sull’esistenza del terzo sesso. Per i giudici di Karlsruhe, queste persone, che probabilmente verranno in futuro registrate secondo la dicitura di “intersessuali”, devono essere riconosciute come tali sin dal momento della loro nascita. Una sentenza storica, che apre di fatto la via giuridica alla formalizzazione di un altro genere, oltre il maschile ed il femminile. Le motivazioni della sentenza, infatti, specificano che per le persone che “non possono essere attribuite alle tipiche definizioni di maschile o femminile”, è necessaria una registrazione mediante un “termine positivo”. La Germania, quindi, potrebbe essere il primo paese membro dell’Unione europea ad approvare una vera e propria normativa in merito. La Corte Costituzionale tedesca, del resto, ha chiesto al Bundestag di legiferare sul “terzo sesso” entro la fine del 2018. Spetta alle istituzioni elettive della Germania, adesso, decidere se accogliere o meno i desiderata dell’ Alta Corte. Secondo l’ordinamento tedesco, il potere legislativo è completamente nelle mani del Parlamento: la Bundesverfassungsgericht, cioè la Corte Costituzionale, non può “intervenire d’ufficio”, ma i suoi pareri vengono tradizionalmente presi in grande considerazione dal legislatore. Probabile, quindi, che il Bundestag lefigeri concretamente sul “terzo sesso” in breve tempo. 

Il primo a teorizzare l’esistenza biologica del terzo genere, è stato Karl Heinrich Ulrichs, un militante omosessuale che già alla fine del 1800 sosteneva che gli esseri umani dovessero essere distinti in tre generi invece che in due. Secondo quanto caldeggiato dal capostipite della corrente “uranista”, esistono e sono sempre esistiti esseri umani che presentano tratti caratteriali tanto maschili quanto femminili. La tesi, poi, si è culturalmente indebolita nel tempo, specie a causa della nascita della psicoanalisi, che ha interpretato l’omosessualità attraverso canoni scientifici del tutto nuovi. Soprattutto per l’epoca di Ulrichs. Il resto è cronaca dei nostri giorni.

L’intersessualità, ad oggi, è una categoria per lo più utilizzata dalla medicina per descrivere quei soggetti che, si legge qui, ” hanno cromosomi sessuali e organi genitali che non possono essere definiti esclusivamente maschili o femminili”. Il riferimento, quindi, è soprattutto a quelle persone che presentano: “disturbi ormonali e morfologici, cause congenite o variazioni cromosomiche”. L’intersessualità, insomma, non sarebbe ascrivibile all’insieme delle identità di genere, ma riguarderebbe principalmente connotazioni di carattere esclusivamente biologico. Ecco perché, quindi, la pronuncia dell’Alta Corte tedesca, potendo fare da apripista ad una vera e propria svolta giuridica, rappresenta una rivoluzione decisa sul tema. Con la registrazione nei documenti di riconoscimento, l’intersessualità potrebbe divenire a tutti gli effetti una identità sessuale formalmente riconosciuta. La Germania, nel 2013, è stata la prima nazione al mondo a riconoscere l’esistenza di un “genere sessuale indefinito”. In seguito anche Francia, India e Canada sono intervenute per regolarizzare l’esistenza di questo status giuridico. La novità che potrebbe provenire dalla Germania, dunque, risiede soprattutto nelle tempistiche della registrazione: secondo quanto previsto sin’ora dall’ordinamento tedesco, un soggetto giuridico può cambiare il suo status “dopo che le sue caratteristiche genitali”, si legge sempre su The Post Internazionale, “hanno assunto una forma definitiva”. Se il Bundestag dovesse accogliere la richiesta della Corte, in definitiva, le persone potrebbero essere riconosciute come appartenenti ad un terzo genere, sin dal momento della loro nascita. 

 

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