Secondo una prima analisi dei dati delle elezioni tedesche, la Germania appare nettamente divisa in due: i risultati preliminari indicano la Cdu/Csu del prossimo cancelliere Friedrich Merz (28.8%) prevalere nettamente a Ovest, mentre l’AfD ( sopra il 20%) domina nell’Est, sfruttando il malcontento delle regioni ex-comuniste, laddove un tempo (elezioni del 2021) primeggiava l’Spd, che raccoglie oggi il suo peggior risultato del dopoguerra. In alcuni distretti, come Görlitz o Mittelsachsen, Alternative für Deutschland supera addirittura il 40% dei voti.
Un trend, nell’Est, che conferma quanto già accaduto nei Länder tedeschi il 1° settembre 2024, quando l’AfD (Alternative für Deutschland) esplose in Turingia e Sassonia, dove superò il 30% dei voti. A livello locale, un’eccezione è rappresentata da Hannes Loth, eletto sindaco di Raguhn-Jeßnitz (Sassonia-Anhalt) nel 2023, primo e finora unico caso di un rappresentante AfD a capo di un’amministrazione comunale.
Voti per fascia d’età
La Linke ha ottenuto un notevole successo tra i giovani di 18-24 anni alle elezioni tedesche del 23 febbraio 2025, conquistando il 25% dei voti e quadruplicando il risultato del 2021, secondo i dati di Infratest dimap per Ard. L’AfD si è piazzata seconda in questa fascia, mentre la CDU/CSU ha dominato tra gli over 70 con oltre il 40%. L’AfD ha prevalso tra gli uomini (24%) e i lavoratori (38%), mentre Verdi e Linke hanno avuto più successo tra le donne e i laureati, dove i Verdi sono secondi alla Cdu/Csu. La Spd ha registrato cali diffusi, e la Cdu/Csu ha consolidato il primato tra impiegati, autonomi e pensionati.
Le radici della spaccatura Est-Ovest
In un articolo di alcuni mesi fa, il noto sociologo tedesco Wolfgang Streeck, analizzava la crescente sfiducia nel mainstream politico pro-europeo in Germania, più marcata nell’Est rispetto all’Ovest, evidenziando la persistente divisione del Paese lungo l’ex confine tra Repubblica Federale e la DDR. “L’etnologia popolare – scriveva Streeck – come quella favorita dall’ancien régime della Germania occidentale e dai suoi media, sostiene che i tedeschi dell’Est sono sproporzionatamente più fascisti dei tedeschi dell’Ovest, perché sono stati sproporzionatamente più comunisti; inoltre, non riescono a essere grati per le cose buone portate loro gratuitamente dall’Ovest”.

Spiegazioni più realistiche, osservava, “sottolineano il fatto che le crisi che erodono la fiducia nelle istituzioni democratiche tradizionali stanno colpendo i tedeschi dell’Est più dei tedeschi dell’Ovest”.
Alle origini del malcontento
Tale malcontento ha radici lontane. Nel saggio Anschluss. L’annessione, Vladimiro Giacché osservò come la riunificazione tedesca post-1989 ebbe effetti devastanti sull’Est e portò a deindustrializzazione, disoccupazione e spopolamento. La riunificazione, gestita dal governo Kohl con un tasso di cambio penalizzante e la privatizzazione selvaggia della Treuhandanstalt, ha favorito i ricchi occidentali, accentuando le disuguaglianze. L’Est è diventato un terreno di prova di un neoliberismo selvaggio con salari bassi e trasferimenti statali che, pur riducendo il divario (PIL pro capite all’80% dell’Ovest), non hanno colmato la percezione di essere cittadini di serie B.
Dal punto di vista economico, ricorda Ispi, le diseguaglianze tra Est e Ovest sono nette: nel 2022, il salario medio annuo a Ovest superava quello dell’Est di oltre 12.000 euro, mentre nel 2021 il risparmio mediano occidentale (127.900 euro) era quasi tre volte superiore a quello orientale. Inoltre, solo 37 delle 500 più grandi aziende tedesche hanno sede nell’Est, segno di una concentrazione di potere economico a Ovest.
In conclusione, la divisione della Germania, emersa con forza dai risultati elettorali, riflette non solo un malcontento radicato nelle regioni ex-comuniste, ma anche un divario storico e strutturale che continua a plasmare l’identità della ex locomotiva d’Europa.

