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Con l’offensiva di Idlib alle porte, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno già avvertito di essere pronti a colpire di nuovo in Siria qualora Bashar al Assad usi armi chimiche contro l’ultimo ridotto jihadista. Una minaccia presa molto seriamente sia dia russi che dai siriani, dal momento che ogni volta che si è parlato di un attacco chimico e di un possibile raid punitivo, il bombardamento occidentale c’è stato, come dopo Douma.

Ma se per molto tempo è sembrati che le potenze coinvolte in questi eventuali raid dovessero rimanere quelle dello strike di aprile contro le basi siriane, e cioè Francia, Gran Bretagna e Usa, sembra che nell’attacco contro gli assedianti di Idlib potrebbe esserci l’ingresso di un altro Paese: la Germania.

I piani tedeschi in Siria

La notizia appare sorprendente, vista la tradizionale assenza di operazioni militari da parte tedesca, ma da quanto ha appreso il quotidiano tedesco Bild , il ministero della Difesa di Berlino starebbe effettivamente pensando a un coinvolgimento diretto nel possibile bombardamento.

Un’inversione a U rispetto alla politica di Angela Merkel, che aveva sempre escluso interventi militari in Siria, limitando il coinvolgimento della Luftwaffe solo a voli di ricognizione. Ma la situazione, adesso, è cambiata. Non solo da un punto di vista interno, ma anche dal punto di vista internazionale. E le certezze vacillano, soprattutto con l’avvento di Donald Trump alla guida della Casa Bianca e l’assedio commerciale imposto sulla Russia e che ha colpito, in maniera diretta, gli interessi tedeschi.

Secondo la Bild, il ministro Ursula von der Leyen starebbe quindi studiando con i vertici militari tedeschi la possibilità di unirsi alla coalizione a guida Usa. La possibilità è stata analizzata durante un incontro di uno dei più alti collaboratori del ministro con il nuovo addetto militare degli Stati Uniti in Germania. Una serie di discussioni in cui sono state prese in considerazioni diverse ipotesi.

Le opzioni sul tavolo

Le opzioni sul tavolo dell’incontro fra Germania e Stati Uniti sono state due. La prima è rappresentata da voli di ricognizione prima e dopo i raid, con analisi dei danni dopo un possibile attacco (“Battle Damage Assessment“). La prima idea è quindi che Berlino non bombardi le forze di Assad ma si limiti a dare supporto nella raccolta di informazioni e dati utili allo strike o successivo al raid, proprio per valutare i danni e gli effetti dell’attacco delle forze occidentali.

La seconda opzione sul tavolo, invece, è stata quella di una vera e propria partecipazione diretta a possibili missioni di combattimento. Una decisione che però a Berlino vogliono prendere con molte cautele. I Tornado tedeschi tornerebbero infatti a sganciare bombe per la prima volta dopo la guerra nei Balcani.

Sono più di 20 anni che i piloti tedeschi non sono operativi in combattimento. E questo fa parte anche della strategia tedesca di presentarsi come potenze pacifica: ma comporta il mite di non avere uomini pronti in caso di conflitto. Non è un tema da sottovalutare per un Paese che è, a tutti gli effetti, una potenza economica.

Il rischio di un conflitto con la Russia

Non è semplice comprendere, in caso di coinvolgimento diretto in Siria, quali possano essere i reali obiettivi di Berlino. Da un punto di vista di appartenenza al blocco occidentale, la Germania potrebbe utilizzare questa possibile operazione siriana per non essere del tutto esclusa dal blocco di potenze della Nato.

Negli ultimi tempi, con il consolidamento della special realationship fra Londra e Washington e l’attivismo senza freni di Emmanuel Macron, la Germania appare tutt’altro che coinvolta nelle decisioni dell’Occidente. E questo fatto, unito all’attacco di Trump contro Merkel, ha messo in serio pericolo la leadership tedesca sull’Europa.

Dall’altro però, il possibile coinvolgimento tedesco in Siria, avrebbe un’altra conseguenza, e non affatto secondaria: una crisi con la Russia. Berlino e Mosca sono legati da una fitta rete d’interessi economici (e quindi politici) il cui simbolo è rappresentato dal gas, in particolare dal gasdotto North Stream 2.

È evidente che un intervento dei Tornado della Luftwaffe minerebbe i rapporti con Vladimir Putin, dal momento che a Idlib si concentrano gli interessi strategici russi per la fine della guerra in Siria. Se la Germania si unirà al blocco composto da Usa, Francia e Regno Unito, è del tutto evidente che il Cremlino non potrà più considerare Berlino un interlocutore amico all’interno dell’Europa.

A meno che il canale diretto fra Germania e Russia non preveda una sorta di accordo per continuare, in ogni caso, a trattare. Del resto la Russia non può fare a meno della Germania così come i tedeschi non possono fare a meno del gas russo.