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Non solo Molenbeek. In Europa le moschee che si rifanno all’islam più radicale sono sempre di più. Nel 2015, in Francia, come scrive Le Figaro, erano almeno ottantanove. Quarantuno, invece, erano i luoghi di culto a rischio. Situazioni simili si presentano in tutto il Vecchio Continente. E l’emergenza profughi non aiuta. Se si prende il caso di Abu Obayda al Tunisi, jihadista tunisino che si è fatto esplodere nel 2014 vicino a Kobane, scopriamo che la sua radicalizzazione non è avvenuta in Tunisia, Paese dal quale proveniva, bensì nel civilissimo Belgio in una moschea salafita.

Il pericolo radicalizzazione tocca anche la Germania, dilaniata dagli attentati jihadisti dell’ultimo anno. Solamente un mese fa, Jaber Albakr (il jihadista siriano che preparava attacchi sullo stile di quello all’aeroporto di Bruxelles), dopo una rocambolesca fuga dalle forze dell’ordine, viene misteriosamente trovato impiccato in carcere.Ora, secondo quanto scrive l’Independent , i profughi siriani rimangono scioccati dagli insegnamenti che si rifanno all’islamismo e che vengono predicati nelle moschee del Vecchio Continente.Il racconto dei profughiHani Salam scappa dalla guerra in Siria, si dirige in Egitto e poi in Europa. A Colonia incontra uomini che portano barbe lunghe e che frequentano la sua stessa moschea. Non un semplice vezzo estetico perché ad Hani quegli uomini ricordano i miliziani di Jaish al-Islam, i ribelli islamisti che lo hanno costretto alla fuga, occupando il suo villaggio vicino a Damasco. Hani porta i baffi, non la barba. E questo non piace agli islamisti che gli dicono: “Il buon musulmano porta la barba”.Quello di Hani non è l’unico caso. Sono molti i rifugiati siriani che raccontano della presenza di islamisti all’interno delle moschee tedesche. Non a caso, a settembre del 2015, l’Arabia Saudita offre alla Germania la possibilità di costruire 200 moschee, una ogni cento rifugiati. Un gesto innocuo? No, se si pensa che il “Belgistan” viene creato proprio in questo modo negli anni ’70, quando re Baldovino si apre a casa Saud.Salam si lamenta degli insegnamenti del suo imam, che ribatte: “È un onore essere chiamato Salafita. Siamo solamente interessati a dare alla nostra comunità i veri insegnamenti dell’islam”.Le mani degli islamisti sui rifugiatiSecondo quanto riporta Hans-Georg Maassen, capo dei servizi segreti tedeschi, “sono almeno 90 le moschee islamiste che si occupano di portare aiuti ai rifugiati. Queste moschee sono influenzate dai salafiti”.Lo stesso accade nella moschea di al-Nur, a Berlino, dove vige una lettura molto stretta del Corano e degli hadith: “Ogni novità (in religione) è un’innovazione, ed ogni innovazione è una deviazione, e ogni deviazione conduce al fuoco dell’inferno”. Parole che un rifugiato siriano di quarantadue anni, e che non vuole far conoscere il proprio nome, non ha mai sentito in Siria. Proprio in una mosche di Berlino è stato fatto il lavaggio del cervello al giovanissimo Jaber Albakr, che progettava di piazzare una bomba in aeroporto.

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