Quel tribunale severo che è l’elettorato ha parlato, o meglio ha sentenziato, decretando ufficialmente la fine dell’era Merkel. L’alma mater della Germania, con ogni probabilità, continuerà a muovere le fila del gioco, lavorando con alacrità allo stabilimento di Große Koalition stabili ed efficienti, ma dovrà scendere a compromessi con maggiore frequenza rispetto al passato.

Le urne, inoltre, hanno emesso un altro verdetto sul futuro della nazione tedesca, al quale, però, la grande stampa non sta dedicando il giusto spazio sebbene sia parimenti importante a quello relativo al fato del merkelismo. Questo verdetto, che va letto con la dovuta attenzione, parla del Bundestag di oggi e della Germania di domani. Parla del ruolo crescentemente importante che sta giocando, e che giocherà, la comunità turca nel mondo tedesco.

Mai un Bundestag così turco

La 20esima Dieta federale della Germania va lentamente prendendo forma e i numeri che la contraddistinguono già adesso, a pochi giorni dalla chiusura delle urne, la rendono la Dieta dei record. Mai così tanti seggi assegnati – 735 contro i 709 della precedente –, mai dei parlamentari transgenere prima di oggi – Tessa Ganserer e Nyke Slawik, elette con i Verdi – e mai, soprattutto, così tanti turchi.

Nel Bundestag che si insedierà a breve, invero, entreranno diciannove parlamentari di origine turca – in aumento di circa un terzo rispetto al 2017, quando ne erano stati eletti quattordici –, i quali vestiranno quasi esclusivamente le casacche dei vincitori. Perché i diciannove, nello specifico, rappresenteranno gli interessi dei socialdemocratici (10), dei verdi (5), della sinistra (3) e dei cristiano-democratici (1). E se le trattative per la spartizione del Bundestag e degli incarichi di governo dovessero andassero a buon fine, cioè come da pronostico, uno di quei turchi, il verde Cem Ozdemir, sarebbe ritenuto papabile alla titolarità del Ministero degli Trasporti.

Una tendenza datata

I Deutsch-Türken non possono essere ignorati, perché i numeri non lo consentono – le stime parlano di una comunità di 4-7 milioni di persone –, e questo è il motivo principale per cui i partiti più lungimiranti, sin dagli anni Novanta, dedicano una parte del loro programma elettorale agli interessi e ai bisogni del secondo gruppo etnico del Paese.

I numeri delle parlamentari di quest’anno sono indicativi della crescente importanza rivestita dai turchi nel panorama politico, culturale e sociale tedesco, ma non potrebbero essere compresi pienamente senza un riepilogo della lunga (e non priva di controversie) corsa degli anatolici verso il Bundestag. Tutto ebbe inizio con Sevim Çelebi-Gottschlich nel 1987, sebbene la sua esperienza, durata due anni, sia stata cancellata dai libri di storia.

La Çelebi, infatti, viene (ancora oggi) ricordata per aver pronunciato un discorso in turco nel Bundestag. La provocazione, però, lungi dal suscitare l’effetto sperato, le sarebbe costata il seggio e sarebbe stata pagata dall’intera comunità turca, che non avrebbe più avuto un proprio parlamentare fino alla metà degli anni Novanta.

Non è solo una questione di seggi

A partire dal 1994, anno dell’entrata nel Bundestag della socialdemocratica Leyla Onur e del verde Ozdemir – lo stesso che oggi anela alla guida dei Trasporti –, i Deutsch-Türken non sono più usciti dal parlamento federale e, al contrario, la loro presenza è cresciuta elezione dopo elezione. Dal 2013 ad oggi, ad esempio, il numero dei parlamentari di origine turca è quasi raddoppiato, passando da undici a diciannove.

In estrema sintesi, la crescita dei parlamentari Deutsch-Türken, passati da zero a diciannove in un trentennio, è una delle manifestazioni più evidenti di quel fenomeno complesso e sfaccettato che è la trasformazione etno-demografica della Germania. Una trasformazione che ha coartato i grandi partiti ad accettare l’adozione di linee politiche maggiormente orientate all’accettazione delle alterità e che nei prossimi anni, a meno di radicali inversioni di tendenza, renderà la Germania un po’ meno tedesca e un po’ più turca – con tutto ciò che questo comporterà inevitabilmente per la società, la sicurezza nazionale e la politica estera, con quest’ultima che potrà essere influenzata dalle visioni dei Deutsch-Türken su determinati temi.

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