Con l’avvicendamento tra Thomas Haldenwang e Hans-Georg Maassen alla guida dei servizi segreti tedeschi una stretta dell’intelligence su Alternative für Deutschland potrebbe essere più vicina.

Da anni una Beobachtung contro l’AfD viene invocata da gran parte della stampa e della politica tedesca per la presenza, all’interno del partito, di esponenti legati all’estrema destra. Si tratta di una misura emessa dal “Bundesamt für Verfassungsschutz” (BfV), ovvero l’ Ufficio federale della Protezione della Costituzione, che prevede che una determinata organizzazione venga posta sotto la lente d’ingrandimento dei servizi segreti interni, per evitare derive pericolose che minino la stabilità della Repubblica federale tedesca. In pratica, è il passo che precede la messa al bando di un partito politico.

L’effetto, quindi, sarebbe quello di una condanna esplicita da parte del sistema, che potrebbe avere ripercussioni negative sia sul consenso elettorale dell’AfD, sia su eventuali alleanze con altri partiti sul piano locale o federale. Finora provvedimenti di questo tipo sono stati rivolti soltanto contro singoli membri della formazione politica. Ma Maassen non ha mai voluto estendere il provvedimento all’intera organizzazione, anzi. Prima che fosse rimosso dal suo incarico la sinistra tedesca aveva addirittura insinuato che l’ex capo dei servizi segreti avesse cercato di proteggere il partito di ultradestra, dispensando consigli ai leader dell’organizzazione su come evitare di essere colpiti dal procedimento.

Gli attriti tra Maassen e l’Spd si sono inaspriti sulla scia dei disordini di Chemnitz, quando l’ex numero uno dell’intelligence interna si era rifiutato di confermare gli episodi di “caccia allo straniero” che secondo i media e il governo si sarebbero verificati durante le manifestazioni che seguirono la morte di Daniel H., 35enne tedesco accoltellato da due richiedenti asilo. Lo scontro tra l’ex capo dei servizi e la cancelliera si è poi risolto con il trasferimento di Maassen al ministero dell’Interno di Horst Seehofer.

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Ora la palla passa, quindi, ad Haldenwang, che come il suo predecessore, è un membro della Cdu. Ma tra i dossier bollenti che troverà sul tavolo non c’è solo quello che riguarda l’estrema destra tedesca. A minacciare la sicurezza nazionale, infatti, c’è prima di tutto la crescita dell’Islam radicale nel Paese. I fiumi di dollari arrivati in questi anni da Arabia Saudita, Turchia e Kuwait avrebbero contribuito, infatti, a finanziare centinaia di moschee ed associazioni islamiche in Germania. Ed è proprio seguendo gli insegnamenti dei predicatori radicali che 800 foreign fighter tedeschi hanno deciso di imbracciare le armi in Siria e in Iraq. Ma non solo. Le autorità tedesche devono fare i conti anche con l’esercito di baby jihadisti pronti ad entrare in azione all’interno del territorio nazionale. Come Safia S., che nel 2016, a soli quindici anni, accoltellò un poliziotto alla stazione di Hannover, dicendo di agire per conto dell’Isis. Anche lei era tra i giovani indottrinati dal predicatore salafita Pierre Vogel. Sempre secondo i dati diffusi da Libero sarebbero 765 gli islamisti pronti a colpire in Germania, dove nel Baden- Württemberg, ad esempio, addirittura un terzo del totale dei reati commessi nel 2018 sarebbero legati all’Islam radicale.

Dopo i fatti di Chemnitz, quindi, un provvedimento contro l’AfD, che al congresso europeo andato in scena qualche giorno fa a Magdeburgo non ha risparmiato strali contro Angela Merkel e le istituzioni europee, rischia di provocare un vero e proprio terremoto.