La politica tedesca si divide profondamente sul sostegno all’Ucraina e sul riarmo, con il cancelliere Friedrich Merz e autorevoli esponenti del Partito Socialdemocratico (Spd) su fronti opposti. Mentre Merz ha assunto una retorica bellicista, inasprendo i toni contro il Cremlino, denunciando il “terrore russo contro i civili” ucraini e sollecitando l’Unione Europea ad adottare nuove sanzioni contro Mosca, oltre a potenziare le capacità militari, una parte dell’Spd rilancia la tradizione dell’Ostpolitik, riaffermando il dialogo con la Russia come via per la stabilità, in continuità con il legame storico tra il partito e Mosca.
A promuovere un nuovo approccio con Mosca, come riporta il Berliner Zeitung, l’ex capogruppo parlamentare Rolf Mützenich, il politico esperto di esteri Ralf Stegner, l’ex leader del partito Norbert Walter-Borjans e l’ex ministro delle Finanze Hans Eichel.
Il documento che chiede un ritorno al dialogo
Nel loro manifesto, diffuso dal settimanale Stern, i firmatari criticano aspramente la crescente retorica militarista in Germania e in Europa, sostenendo che “in Germania e nella maggior parte degli Stati europei si siano affermate forze che vedono il futuro principalmente in una strategia di confronto militare e in centinaia di miliardi di euro per il riarmo”. Secondo gli esponenti dell’Spd, infatti, “la retorica allarmistica militare e i giganteschi programmi di riarmo non aumentano la sicurezza per la Germania e l’Europa, ma portano a una destabilizzazione e a un rafforzamento della percezione reciproca di minaccia tra Nato e Russia”.
Critiche al riarmo e alla Nato
Gli autori del documento si oppongono fermamente all’aumento massiccio delle spese per la difesa, in particolare al piano della Nato di portare le spese militari dei Paesi membri al 5% del Pil annuale, definendolo “irrazionale”. Ritengono che non vi sia alcuna giustificazione di politica di sicurezza per un aumento del bilancio della difesa al 3,5% o al 5% del Pil, come previsto in vista del prossimo vertice Nato, durante il quale la Germania intende impegnarsi a incrementare significativamente le proprie spese militari.
Inoltre, i firmatari esprimono preoccupazione per la possibile stazione di nuovi missili a medio raggio americani in Germania, avvertendo che “la collocazione di sistemi missilistici americani a lungo raggio e ipersonici renderebbe il nostro Paese un obiettivo primario in caso di conflitto”. Una tale mossa, secondo loro, aumenterebbe i rischi per la sicurezza nazionale piuttosto che ridurli.
L’Spd e la necessità di una politica di pace
Ralf Stegner, uno degli autori principali del documento, ha dichiarato al settimanale Stern che l’obiettivo è riorientare il dibattito interno all’Spd, sottolineando che il partito deve rimanere “parte del movimento per la pace”. Stegner ha criticato il clima attuale, in cui si parla “senza freni” di un possibile conflitto terrestre e del ritorno della leva obbligatoria. “Contro questa forma di militarizzazione, noi socialdemocratici dobbiamo opporci”, ha affermato.
Le posizioni espresse dai firmatari si discostano nettamente dalla linea ufficiale del governo federale e della leadership dell’Spd, evidenziando una frattura interna al partito e nel panorama politico tedesco. Mentre Merz e altri leader europei, come riportato dal Berliner Zeitung, insistono sulla necessità di una risposta forte contro la Russia, con slogan come “la diplomazia non aiuterà, solo la forza”, l’ala pacifista dell’Spd cerca di rilanciare il dialogo come strumento per ridurre le tensioni geopolitiche e valorizzare lo strumento della diplomazia. Tensioni che, piaccia o meno, hanno avuto pesantissime conseguenze sull’economia tedesca e sulla sua industria dopo il 2022.
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