Come ha ammesso lui stesso, le elezioni di domenica in Germania sono state un vero e proprio «disastro» per il Cancelliere Friederich Merz. Per la prima volta nella storia della Repubblica Federale Tedesca, infatti, il partito del Cancelliere, la Cdu, resta fuori da un Parlamento regionale. Alle elezioni nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il partito cristiano-democratico si è fermato al 4,9%, sotto la soglia di sbarramento del 5%, crollando rispetto al 13,3% ottenuto nel 2021. Un tracollo che, sommato alla dolorosa débâcle della capitale Berlino – dove la CDU ha perso il primo posto a favore della Linke – configura per Merz la terza sconfitta pesante in poche settimane, dopo il dimezzamento dei consensi già registrato in Sassonia-Anhalt.
Merz rimane Cancelliere ma è un Dead Man Walking
Nonostante ciò, Merz ha comunque rivendicato le riforme del suo governo, presentandole come argine contro quello che ha definito il «fascino crescente dell’autoritarismo nella società tedesca», con un chiaro riferimento all’AfD, promettendo di restare al suo posto sia come leader della Cdu sia come Cancelliere. Ma è altrettanto evidente che dopo queste fragorose batoste elettorali Merz è un «Dead Man Walking», politicamente parlando.
Secondo gli ultimi sondaggi, il gradimento di Merz è ai minimi storici: Forsa (RTL/ntv) registra solo il 10% di soddisfatti e l’88% di insoddisfatti; Insa per Bild indica che il 78% non lo considera più il cancelliere giusto (14% a favore); Infratest dimap e gli aggregati di ilium.de mostrano una soddisfazione dell’elettorato intorno al 13-17% sia per Merz sia per il governo, con insoddisfazione vicina all’80%. Anche nella Sonntagsfrage l’Union resta debole (18-22%), spesso dietro o accanto all’AfD.
Dietro a questo crollo di consensi si cela un malessere strutturale fatto di una leadership percepita come fredda e distante, un’economia stagnante, riforme sociali e pensionistiche impopolari e soprattutto una retorica bellicista che piace all’establishment ma non alla classe media e popolare, la quale della guerra non vuole saperne – come conferma il dato Insa/ZDF secondo cui solo il 29% dei tedeschi si dice disposto a imbracciare le armi per difendere il Paese, e appena il 18% accetterebbe sei mesi di addestramento militare.
La Cdu in rivolta contro Merz
Merz deve fare i conti anche con i mal di pancia nel suo partito. Il presidente della Cdu nel circondario di Schwerin, Jascha Dopp, ha parlato di una «cesura assoluta», avvertendo che l’uscita dal Parlamento regionale rischia di produrre «onde d’urto» fino al livello federale.
Anche nella Junge Union, il movimento giovanile del partito, cresce la pressione per un passo indietro di Merz. Il membro del direttivo federale Philipp Geib ha annunciato che i giovani democristiani parteciperanno «in modo costruttivo e attivo al processo di rinnovamento della Cdu», mentre da ambienti della Junge Union filtrano parole ancora più dure, con la richiesta esplicita che «rotolino delle teste» di tutta la leadership del partito che affronta la crisi più grave da 50 anni a questa parte. Di tono diverso la presidente regionale del movimento giovanile, Jenny Gundlach, che ha messo in guardia dal pensare di risolvere la crisi con le sole dimissioni: i problemi, ha avvertito, sono «strutturali» e non si superano solo cambiando le persone.
Un cancelliere sempre più solo
La doppia sconfitta di domenica rende sempre più fragile la posizione del cancelliere, che si professa determinato a proseguire ma che appare, agli occhi di una parte crescente anche del suo stesso partito, oltre che dei tedeschi in generale, che non lo sopportano più, un leader ormai privo della legittimità politica. La riunione di stamani della dirigenza Cdu sarà il primo banco di prova per capire se davvero Merz riuscirà davvero a contenere la fronde interna, o se la sua fine politica è stata solo rimandata. Ad oggi appare solo una questione di tempo.
Ma chi potrebbe sostituire Merz, in caso di dimissioni? Tra i nomi più citati figurano Hendrik Wüst, presidente del Nordreno-Vestfalia, Markus Söder, capo della Csu e ministerpräsident della Baviera e il ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt (Csu). Figure che, tuttavia, non sembrano essere in grado di poter imprimere quella svolta che l’elettorato tedesco chiede al governo federale.
Fonti:
Sophie Barkey, “Historische Niederlage: CDU fliegt aus dem Landtag in Mecklenburg-Vorpommern,” Berliner Zeitung, 20 settembre 2026, https://www.berliner-zeitung.de/article/historische-niederlage-cdu-fliegt-aus-dem-landtag-in-mecklenburg-vorpommern-10413125.
Dmytro Hubenko et al., “Germany: Merz Fights for Survival after Election Defeats,” Deutsche Welle, 20 settembre 2026, https://www.dw.com/en/germany-elections-berlin-mecklenburg-vorpommern-mecklenburg-western-pomerania/live-79322092.
William Nattrass, “Is Latest AfD Breakthrough the End of Friedrich Merz?,” UnHerd, 21 settembre 2026, https://unherd.com/newsroom/is-latest-afd-breakthrough-the-end-of-friedrich-merz/.