Germania, gli exit poll indicano un nuovo schiaffo per Merz: Afd prima in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Linke a Berlino

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Le prime proiezioni delle elezioni tedesche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino sembrano confermare le aspettative della vigilia e far presagire una problematica tornata elettorale per la Cdu del cancelliere Friederich Merz, che a Berlino rischia di perdere il primo posto, sorpassata dalla sinistra della Linke proiettata negli exit poll ripresi da Deutsche Welle al 24,5% contro il 20% dei cristiano-democratici, e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land dell’Est del Paese, è data poco sopra la soglia dello sbarramento mentre la destra di Afd conduce leggermente, nei dati Ard, col 37,5% contro il 35,5% del Partito Socialdemocratico (Spd) che calerebbe leggermente rispetto al quasi 40% del 2021 senza però vedersi preclusa la possibilità di mantenere la guida del Land. Un terremoto politico che sarebbe confermato se l’Afd vedesse solidificato il risultato positivo a Berlino (16%, terza un punto sopra i Verdi e 4 sopra i socialdemocratici), mentre la sinistra “sovranista” di Bsw lotterebbe per entrare nei Landtag locali attorno al 5%.

Tagesschau parla di una “storica disfatta elettorale” per l’Unione del Cancelliere, che a livello nazionale si trova già assediata dalla scarsa popolarità di Merz, da un’agenda di riforme problematica, dalle tensioni economiche e commerciali del governo di coalizione con la Spd e dal sorpasso di Afd in molti sondaggi. Merz stesso ha parlato a caldo di “un disastro” secondo quanto riferito dall’Ostdeutsche Allgemeine. In attesa che i dati si consolidino, il profilo del calo della Cdu sembra confermare la prospettiva di un ridimensionamento strutturale del partito di maggioranza relativa al Bundestag, già crollato due settimana fa in Sassonia-Anhalt e oggi colpito dalla doppia tenaglia, da sinistra e da destra, che rischia di creare la tempesta perfetta.

A Berlino la Linke, che potrebbe raddoppiare i suoi voti rispetto al 2023, ha cavalcato la crisi abitativa e il tema della sostenibilità del costo della vita, quel dibattito sull’affordability nelle grandi metropoli già diventato tema comune in Paesi come gli Usa come dimostrato dalla campagna elettorale di Zohran Mamdani, e che nel Vecchio Continente è il filo conduttore di tutti i voti nei centri simbolo della globalizzazione. La Cdu è apparsa il partito-emblema di questa crisi, in quanto capofila della giunta comunale, che ricalca politicamente il bicolore rosso-nero del governo federale. Il Berliner Zeitung ha segnalato le problematiche della città, in cui la prospettiva di un’amministrazione progressista assai distante dalle priorità del governo federale appare tutt’altro che irreale.

In Meclemburgo-Pomerania Anteriore il duello è tra l’Afd e la Spd rimbalzata nei sondaggi negli ultimi giorni fin quasi ad appaiare i sovranisti. Afd mira alla sua terza vittoria in un Land dopo la Turingia del 2024 e la Sassonia-Anhalt di due settimane fa e in tal senso i temi caldi del suo messaggio sono stati chiari e drenanti in termini di consensi rispetto alla posizione della Cdu: sicurezza, lotta all’immigrazione irregolare, scontento per la gestione della guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia, sostanziale sovrapposizione tra la critica all’esecutivo nazionale e le battaglie locali.

La Spd ha potuto rispondere contando sulla solidità della candidata, il Ministro-Presidente uscente Manuela Schwesig che ha saputo distinguere la sua immagine da quella appannata del suo partito nazionale, in tracollo nei sondaggi, e soprattutto dal governo federale. Il fatto che smarcarsi anche solo velatamente dal sistema politico che sostiene l’esecutivo di Merz e concentrarsi sui temi locali abbia probabilmente aiutato nella corsa ai suffragi, consentendo che una coalizione a guida Spd possa in prospettiva essere costruita e mantenere anche un’Afd prima forza in Meclemburgo-Pomerania Anteriore all’opposizione, è un ulteriore campanello d’allarme che alla Cancelleria Federale sarà risuonato pesante. In attesa dei risultati definitivi e dei dati precisi, il quadro che si delinea però è sempre più chiaro: a settembre tre voti hanno portato una sconfitta, a Berlino, e due disfatte, nei Lander dell’ex Germania Est, per il partito di governo, storico perno della politica nazionale. Ora Merz avrà ancora più difficoltà a invertire la rotta: si preannuncia un autunno agitato, con un ampliamento dei consensi all’estrema destra e un peso crescente del pungolo a sinistra che a livello locale e nazionale si farà sentire.