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L’asse franco-tedesco continua a voler prendere il sopravvento sulla politica estera dell’Unione europea. E Francia e Germania adesso vorrebbero rappresentare l’Europa nella crisi fra Russia e Ucraina sul Mar d’Azov. Come ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in visita a Madrid, Berlino e Parigi potrebbero avere un ruolo da mediatori nella crisi fra Kiev e Mosca.

E l’occasione potrebbe essere durante un vertice che si terrà nella capitale tedesca la prossima settimana. “La riunione, programma da diverso tempo per lunedì a Berlino, con la Russia e l’Ucraina, potrebbe essere l’occasione. Francia e Germania si adoperano insieme, e se necessario come mediatori, per prevenire che lo scontro porti a una grave crisi”.

Una notizia importante che dimostra, ancora una volta, come Francia e Germania abbiano iniziato una progressiva opera di unione delle proprie forze per prendere in mano la rappresentanze dell’Europa. Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno già confermato più volte che è l’asse fra i loro Paesi a dover essere il pilastro su cui fondare la nuova Unione europea.

Lo ha detto lo stesso presidente francese a Berlino davanti ai parlamentari tedeschi, accolto con scroscianti applausi del Bundestag. Ma lo ha confermato anche la cancelliera in numerose occasioni. Con un’Italia sempre meno legata alle politiche dell’Ue e con un Regno Unito da sempre indipendente e ormai fuori dai giochi dopo la Brexit, sono loro due a voler prendere il controllo assoluto dell’Unione europea. E lo dimostra anche la crisi nel Mar d’Azov.

Una crisi dove Germania e Francia hanno però interessi non del tutto convergenti. La Francia, per motivi anche solo legati all’energia, non ha un interesse così profondo nel mantenere rapporti estremamente positivi con la Russia. Mentre ha teso la mano all’Ucraina.

 Macron non ha mai fatto mistero di considerare l’annessione della Crimea contraria al diritto internazionale e ha pubblicamente affermato che la Francia non riconoscerà la penisola come parte della Federazione russa. Negli ultimi tempi ha parlato di un’Europa che deve iniziare a cooperare di più con la Russia. Ma è anche vero che la sua ipotesi di un “esercito europeo” considerava Mosca come potenza avversaria. 

Diverso è il caso della Germania. Angela Merkel e il suo governo hanno duramente condannato le operazioni russe nel Mar d’Azov e lo stesso Maas ha detto di ritenere “inaccettabile” qualsiasi blocco imposto dal Cremlino. Parole dure ma che non devono far credere in Germania abbiano abbandonato la loro tradizionale Ostopolitik. A Berlino tutti sanno che è fondamentale avere Mosca al proprio fianco, specialmente quando si tratta di ricevere il via libera al gasdotto North Stream 2 per diventare il più grande hub energetico del gas russo in Europa.

Anche in occasione del recente viaggio della cancelliera in Ucraina, le mosse di Merkel sono state interessanti. La cancelliera è andata a deporre i fiori in Piazza Maidan per ricordare i morti delle violenze, ma pubblicamente, a margine degli incontri con Petro Poroshenko e con il premier Volodymyr Groysman, non ha voluto parlare di Crimea. Quasi per evitare di dover incendiare i rapporti con il Cremlino.

Interessi non identici, quindi, ma che adesso convergono. Entrambi gli Stati vogliono prendere il pieno controllo sull’Europa in un momento di forte indebolimento dei suoi istituti comunitari. E la crisi del Mar d’Azov è l’ennesima dimostrazione che l’unione europea, di fatto, non esiste più. A Bruxelles non è più rappresentata la comunità di Stati che fanno parte dell’Ue, ma è solo una struttura che può dettare legge finché non va a toccare gli interessi delle grandi potenze che ne fanno parte. Quando il gioco si fa duro, entrano in campo i “grandi”. E l’Europa torna a essere una semplice definizione geografica. A Berlino e a Parigi, l’Europa serve finché deve fare i loro interessi. 

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