Germania e Russia, amici–nemici che alternano pace fredda e guerra calda ab antiquo, da tempi immemori, per gioia dei loro rivali e per dramma dei loro popoli. Gli eventi del Novecento e la guerra fredda 2.0 hanno contribuito ad ampliare ulteriormente il divario tra le due potenze, e l’idea di dare concretezza agli incubi geopolitici di Halford Mackinder e Zbigniew Brzezinski unendosi in un amalgama simbiotico, la cosiddetta Gerussia, negli anni ha perduto fascino e seguaci.

Un’Europa estesa da Lisbona a Vladivostok è (ancora) possibile, ma difficilmente il propellente per avviare i lavori sarà soltanto di matrice tedesca. La Germania, infatti, nel secondo dopoguerra è divenuta un’egemonia imperfetta, a metà, in quanto castrata e coartata ad un servaggio ad uso e consumo degli Stati Uniti, la nuova potenza–guida del blocco–civiltà occidentale che, raccogliendo l’eredità della Corona britannica, ha fatto proprio l’obiettivo di assoggettare l’Eurasia a mezzo dell’accerchiamento e del contenimento dei suoi condottieri naturali, tra i quali la Bundesrepublik.

Terminato il paragrafo Schroeder, tra Berlino e Mosca è lentamente e nuovamente calato il gelo: Euromaidan il grundmotiv, ovvero la causa principale, e le determinanti pressioni dell’amministrazione Obama contro il neomercantilismo tedesco a fare da sfondo.

A sette anni di distanza da quel momento spartiacque, che ha sanzionato la riapertura ufficiale delle ostilità tra Ovest ed Est, le relazioni tra le due potenze continuano ad essere connotate da diffidenza, flottazione isterica e acredine; negatività che soltanto lo scoppio di una calamità sanitaria quale la pandemia di Covid19 ha potuto levigare superficialmente.

Quel che sta accadendo, invero, è che la presa di coscienza da parte europea circa l’affidabilità e la qualità dello Sputnik V, a lungo osteggiato e oggetto di campagne demonizzanti, sta inducendo Bruxelles, trainata da Berlino, a rivalutare strumentalmente l’opinione su Mosca: da nemica ad amica, di nuovo, anche se soltanto per un po’, ossia il tempo di comperare la quantità necessaria di vaccino.

Una Merkel stranamente amichevole

Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio franco-tedesco per la difesa e la sicurezza, allestita il 5 febbraio in forma video, Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno discusso delle relazioni transatlantiche, della loro politica estera (sempre più) comune, dei progetti in serbo per il futuro e, anche e soprattutto, del fascicolo Russia.

Le invettive di rito sulla situazione dei diritti umani a Mosca, focalizzate sul caso Navalny, e le critiche inerenti l’ordine del Cremlino di espellere tre diplomatici europei che avevano preso parte alle proteste non autorizzate dello scorso 23 gennaio, sono state fatte rientrare in un contesto più ampio e inopinatamente amichevole e accomodante.

La Germania è pronta, sì, ad introdurre delle sanzioni in merito alla detenzione di Aleksei Navalny, tuttavia ha preannunciato che, in ogni caso, sarebbero circoscritte e calibrate alla portata dell’accaduto, ovvero non colpirebbero affari ed economia ma i singoli, gli individui. A mezzo di questa dichiarazione, la Merkel ha nuovamente reiterato una posizione già espressa in passato: il Nord Stream 2 è intoccabile, in quanto vitale per la sicurezza energetica tedesca, e la questione Navalny non può essere utilizzata come pretesto per provocare l’annullamento dei lavori – oramai quasi completati.

Il passaggio più importante dell’intero intervento della cancelliera, però, è il seguente: “nonostante tutte le differenze, è necessario rimanere in dialogo con la Russia su tante questioni geostrategiche: a cominciare dalla Bielorussia, così come per Libia, Siria […] e il dialogo sul disarmo”.

La Merkel, tornando sull’argomento, ha parlato di dialogo bilaterale tra Bruxelles e Mosca in termini di “imperativo strategico”; un’etichetta notevole in effetti e significato e probabilmente scelta per queste ragioni. Macron ha spalleggiato la cancelliera, definendo il dialogo con Mosca essenziale ai fini della pace, della stabilità e della sicurezza nel Vecchio Continente.

Obiettivo: corteggiare per poter vaccinare

L’obiettivo del vertice, dichiarazioni alla mano, era quello di inviare un messaggio d’apertura alla Russia, il cui supporto è oggi più che mai indispensabile all’Europa per combattere efficacemente la pandemia alla luce delle divergenze maturate con AstraZeneca e Pfizer. Lo Sputnik V, la cui validità è stata ufficialmente accertata e il cui prezzo è competitivo, rappresenta il complemento ideale al piano comunitario di vaccinazione massiva.

L’Ungheria ha già aggirato l’ostacolo dell’Agenzia Europea del Farmaco ordinando ed approvando un carico di Sputnik V, una decisione coraggiosa, e alla quale la storia ha rapidamente dato ragione, ma Francia e Germania, in qualità di potenze-guida, non possono agire allo stesso modo: sono chiamate a dare l’esempio, ossia a seguire il processo burocratico – che, adesso, a crisi detonata, stanno tentando di velocizzare.

Nel contesto di questa diplomazia del corteggiamento si inquadrano anche la tre-giorni di Josep Borrell a Mosca e la telefonata Merkel-Putin di inizio anno  durante la quale si era discussa la possibilità di produrre congiuntamente lo Sputnik V.

Ultimo ma non meno importante, le eventuali sanzioni che potrebbero essere introdotte in relazione al caso Navalny sono da intendere più come una pillola per addolcire il palato della Casa Bianca e delle sue quinte colonne nell’Ue, ovvero Visegrad e Baltici, che come un’autentica e volontaria punizione operata contro il Cremlino. Così facendo, però, il duo Merkel–Macron (di)mostrerebbe ai decisori politici russi che non peccano di pregiudizio nel considerare Bruxelles “un collaboratore inaffidabile” (Sergej Lavrov, 5 febbraio), perché se l’intenzione fosse realmente lo stabilimento di un rapporto basato sul mutuo rispetto, e sul riconoscimento delle differenze, non avrebbero luogo interferenze negli affari interni di Mosca.

La Gerussia nelle mani di una gerusia

Quel che sta accadendo è che la presa di coscienza da parte europea circa l’affidabilità e la qualità dello Sputnik V, a lungo osteggiato e oggetto di campagne demonizzanti, sta inducendo Bruxelles, trainata da Berlino, a rivalutare strumentalmente l’opinione su Mosca: da nemica ad amica, di nuovo, anche se soltanto per un po’, ossia il tempo di comperare la quantità necessaria di vaccino.

La Russia ha piena cognizione di questa realtà, dell’ulteriore regressione diplomatica che si cela oltre l’orizzonte, ma pecunia non olet e l’Ue rappresenta il mercato comune più ricco ed avanzato del pianeta, ovvero pronta liquidità.

Il motivo per cui la regressione postpandemica è inevitabile, nonostante lo Sputnik V e il Nord Stream 2, è che il fato della Gerussia è nelle mani di un’avveduta e tenace gerusia che si riunisce a Washington per legiferare su come Berlino debba approcciarsi a Mosca e che è in grado di imporre le proprie decisioni per via della natura castrata, e quindi noradrenalinica, dell’egemonia tedesca.