In Germania l’opposizione chiede di fare luce sul sabotaggio del Nord Stream. La richiesta, come riporta la Berliner Zeitung, proviene da Alternative für Deutschland (Afd), che ha depositato al Bundestag la richiesta formale per istituire una commissione d’inchiesta sulla distruzione dei gasdotti. L’obiettivo è fare finalmente chiarezza su chi ordinò, chi eseguì e – soprattutto – chi sapeva, prima che il 26 settembre 2022 tre dei quattro condotti saltassero in aria nel Baltico.
Per attivare una commissione d’inchiesta ai sensi dell’articolo 44 della Legge fondamentale tedesca serve il sostegno di almeno un quarto dei deputati del Bundestag. Tradotto in numeri: 158 voti su 630. L’AfD, con i suoi 152 seggi, si ferma al 24,1% dei parlamentari. Manca all’appello il voto di sei deputati di altri gruppi. «Siamo fiduciosi che ci siano singoli parlamentari di altre fazioni che la pensano come noi», ha dichiarato Markus Frohnmaier, vicepresidente del gruppo AfD e portavoce per la politica estera, alla Berliner Zeitung. «Se il quorum del 25% venisse raggiunto, sarebbe un successo. Se invece la richiesta dovesse fallire, sarà comunque chiaro a tutti chi vuole la verità e chi la ostacola».
L’obiettivo della commissione d’inchiesta sul Nord Stream
«L’attentato a Nord Stream è stata una grave violazione della sovranità tedesca ed è molto probabile che sia stato orchestrato a livello statale», ha dichiarato Markus Frohnmaier, vicepresidente del gruppo AfD e portavoce per la politica estera, in un’intervista alla Berliner Zeitung. Frohnmaier ha anche rivelato che il servizio segreto olandese aveva avvertito Berlino mesi prima del possibile attacco da parte di una piccola barca salpata da un porto del Baltico, mentre la CIA sarebbe stata informata dei piani ucraini e avrebbe cercato di dissuaderli.
«Se si dimostrerà il coinvolgimento diretto di uno stato, la Germania dovrà avanzare richieste di risarcimento danni», ha aggiunto Frohnmaier. Il costo materiale dell’attentato, secondo la società operatrice Nord Stream AG, sarebbe stato di circa 1,2-1,35 miliardi di euro.
Cosa sappiamo del sabotaggio
Un commando di sette uomini si imbarca sulla barca a vela “Andromeda” dal porto di Wiek sull’isola di Rügen. Quattro sommozzatori si immergono a 70 metri di profondità per piazzare cariche esplosive sui gasdotti Nord Stream. Sembra la scena di un film di spionaggio, ma è la cronaca della notte del 26 settembre 2022, quando tre dei quattro tubi sottomarini saltarono in aria cambiando per sempre la sicurezza energetica della Germania.
La prima esplosione fece a pezzi il ramo A di Nord Stream 2 alle 2:03, mentre la seconda colpì i due rami di Nord Stream 1 e di nuovo il ramo A alle 19:03 di quello stesso giorno. In totale, sette ucraini, tra cui quattro sommozzatori professionisti, sono ritenuti responsabili della più grave azione di sabotaggio contro le infrastrutture tedesche dalla fine della Seconda guerra mondiale. Uno dei sospettati sarebbe morto, uno si trova in carcere in Polonia, un altro in Germania, mentre gli altri quattro risulterebbero ancora in Ucraina. Quattro anni dopo, il caso resta avvolto nel mistero. La Germania non ha mai chiesto ufficialmente l’estradizione dei sospettati a Kiev. E la posizione della Polonia è lapidaria: «Il problema dell’Europa non è che il Nord Stream 2 sia stato fatto saltare – il problema è che è stato costruito», disse il premier Donald Tusk nell’ottobre 2025.
Nel corso degli ultimi due anni, diverse inchieste giornalistiche si sono occupate del caso. Lo scorso settembre, il Wall Street Journal ha riportato che, secondo fonti tedesche, un’unità d’élite ucraina, sotto il comando diretto dell’allora capo delle forze armate Valery Zaluzhny (tesi, quest’ultima, già sostenuta dalla testata americana, ora supportata dalla magistratura tedesca), avrebbe pianificato ed eseguito gli attacchi.
Cosa non torna
Ma davvero si può credere che un’unità ucraina possa aver messo in atto il più grave atto di sabotaggio della storia europea, completamente da sola e senza supporto esterno? Come aveva documentato un’inchiesta di Der Spiegel, il commando ucraino aveva «legami di lunga data con la CIA». Non solo. Nel febbraio 2023, Seymour Hersh, giornalista investigativo vincitore del premio Pulitzer, ha pubblicato un articolo in cui accusava Washington di aver orchestrato il sabotaggio dei gasdotti. Secondo il suo resoconto, basato su una fonte anonima con “conoscenza diretta”, l’attacco sarebbe stato pianificato e realizzato con il supporto della Norvegia, durante l’esercitazione militare BALTOPS 2022 nel Mar Baltico.
Erik Andersson, ingegnere svedese in pensione, che ha condotto un’indagine forense per fare luce su questo caso complesso, ha spiegato a InsideOver che l’obiettivo del Wall Street Journal, «così come tutti i precedenti pezzi narrativi simili dei principali giornali americani sull’argomento, abbia una chiara missione: ripulire l’immagine degli Usa» e dell’Occidente, in generale.
La modella sexy
L’ultimo tassello di questa spy story riguarda Freya, modella erotica ed esperta subacquea. L’unità d’élite ucraina che fece saltare il gasdotto North Stream reclutò infatti anche dei civili per preparare il sabotaggio e tra questi c’era proprio lei, come ha raccontato il Wall Street Journal. Come ha spiegato Fulvio Scaglione sulle colonne di questo giornale. Secondo Panchevski, Freya (ma il suo vero nome sarebbe Svitlana) era una protagonista della vita notturna di Kiev e lavorava part-time come modella erotica. Era però anche un’appassionata subacquea, e fu proprio questa caratteristica a portarla a unirsi al commando che realizzò l’attentato.
Dopo lo scoppio della guerra con la Russia, le sue abilità subacquee si rivelarono molto richieste e i sabotatori la contattarono tramite altri subacquei che la conoscevano, offrendole di partecipare a un’operazione “contro le fonti di finanziamento” dell’esercito russo: i Paesi europei. Come racconta Panchevskiy, quando le fu chiesto di accettare di partecipare all’operazione, la donna rispose semplicemente: «Dove devo firmare?».
Durante la pianificazione del sabotaggio, il suo passato di modella sexy fu utilizzato per creare una copertura: quando fossero stati fermati dalla polizia, i sabotatori avrebbero dovuto dire che stavano girando un film porno in ambiente subacqueo. A quanto sostiene Pancheski, però, Freya-Svetlana svolse un ruolo chiave durante la sistemazione degli esplosivi, immergendosi ripetutamente con attrezzature del peso di circa 80 kg in condizioni meteorologiche difficili.