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L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder può restare nel suo storico partito, la Spd, alla guida della quale ha affrontato tre tornate elettorali e guidato due governi tra il 1998 e il 2005. Lo ha deciso oggi una commissione dei socialdemocratici. Schroeder non avrebbe quindi violato le regole del partito con il suo impegno per le aziende statali russe iniziato poco dopo l’avvicendamento alla Cancelleria federale con Angela Merkel avvenuto nel 2005. “Non c’è alcuna violazione del regolamento Spd”, ha dichiarato la commissione giudicante del partito.

La mancata espulsione di Schroeder appare come un messaggio conciliante: il governo tedesco non è pronto a rompere del tutto quei legami con la Russia che lo storico leader Spd ha contribuito a costruire, fondandoli su energia e commercio, e la Merkel in sedici anni ha ampliato prima che Vladimir Putin decidesse per l’eutanasia unilaterale del progetto della GeRussia invadendo l’Ucraina.

Nei mesi scorsi, infatti, Schroeder era stato messo sotto accusa dal suo partito, tornato a guidare il governo con Olaf Scholz a dicembre dopo anni da partner di minoranza nella Grossekoalition con la Cdu merkeliana. I vertici del partito hanno preso di mira Schroeder dopo l’invasione russa dell’Ucraina sottolineandone il legame a doppio filo con Mosca: a lungo alla guida del consorzio per il gasdotto Nord Stream, Schroeder è stato fino al 20 maggio scorso membro del Cda del colosso petrolifero russo Rosneft ed anche in predicato di entrare in quello del big russo del gas, Gazprom. Fin dall’inizio della guerra, è stato indicato come un “fiancheggiatore” dell’aggressione di Mosca.

Nella prima settimana di guerra, dopo l’attacco del 24 febbraio, l’ex primo ministro aveva commentato la situazione politica europea scrivendo sulla sua pagina LinkedIn che sarebbe stato “un errore interrompere del tutto i legami dell’Europa con Mosca”, auspicando la ripresa dei dialoghi in nome di un “un dialogo su pace e sicurezza nel nostro continente”. Il primo giorno di marzo sono avvenute le clamorose dimissioni in massa dei  collaboratori dell’ex cancelliere al Bundestag, al cui interno l’uso degli uffici gli è stato interdetto. A metà aprile, intervistato dal New York Times, Schroeder ha tenuto duro sulla volontà di restare titolare degli incarichi da un milione di euro l’anno poi lasciati il mese dopo dichiarando: “Non faccio un mea culpa, non è cosa da me”. Ha poi sottolineato che “l’immagine che ha la gente di Putin è solo una mezza verità”, imputato ai gradi inferiori e a militari infedeli crimini da lui stigmatizzati come i fatti di Bucha e sottolineato che, da figlio di una donna delle pulizie, ha individuato nelle “comuni umili origini” col presidente russo la base per “una percezione di potersi fidare l’uno dell’altro”. Troppo per Saskia EskenLars Klingbeil, co-presidenti e esponenti dell’ala di sinistra, liberal e ambientalista del partito, che hanno aperto la guerra a Schroeder.

La storica sezione di Schroeder, ad Hannover, ha aperto ufficialmente la procedura di espulsione, che ha avuto la sua prima udienza il 22 giugno scorso. Schröder ha risposto con parole inequivocabili in una conversazione con Der Spiegel. “Sono e resterò un socialdemocratico”, ha sottolineato, rivendicando il ruolo giocato nella modernizzazione del partito, nella sua trasformazione in una formazione interclassista, nelle riforme del lavoro che hanno modernizzato la Germania e fornito l’esempio moderno di una socialdemocrazia aperta al mercato, rivoluzionando per la seconda volta la sinistra tedesca dopo la svolta di Bad Godesberg del 1959 che sancì il distacco tra Spd e marxismo.

Soprattutto, in estate è mutato il clima politico, sociale ed economico in Germania. La volontà del governo Scholz, spinta soprattutto dai Verdi di Annalena Baerbock, Ministro degli Esteri della coalizione “semaforo” e dai Liberali Fdp (convintamente atlantisti), di contrastare a muso duro la Russia e di rompere con Mosca aprendo al riarmo totale del Paese per difendersi da future mosse del Cremlino ha lasciato spazio ai timori per la crisi energetica. Robert Habeck, Ministro dell’Economia e esponente ecologista, ha parlato della possibilità di “disoccupazione di massa e povertà” senza il gas russo. L’industria ha segnato una brusca frenata. Berlino ha iniziato a aggirare di fatto le sanzioni alla Russia aprendo al ritorno in funzione di una turbina del Nord Stream inviata in Canada per riparazioni. E da obiettivo strategico il distacco politico ed economico da Mosca è diventato un incubo da evitare a tutti i costi.

Qui torna in gioco Schroeder. Il quale a fine luglio si trovava a Mosca, ufficialmente in vacanzaUna trasferta da molti associata a possibili dialoghi con il governo russo per la ripresa regolare delle forniture di gas attraverso Nord Stream che, lo ricordiamo, Gazprom ha tagliato dell’80% a fine luglio.

Schroeder potrebbe esser andato in visita a Mosca in qualità di “pontiere” proprio in nome del partito che lo ha a lungo biasimato? Le ipotesi sul tavolo sono numerose, ma il fatto che Scholz sia stato tra i pochi big a non prendere mai posizione per una dura e esplicita condanna dello statista socialdemocratico lo lascia immaginare. In un contesto che vede la Germania faticare come “malato d’Europa” sull’energia, una guerra privata tra Scholz e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che vede nel cancelliere del suo Paese d’origine un sabotatore della strategia europea, e un inverno duro avvicinarsi ogni fattore di stabilizzazione è ben accetto. E la permanenza di Schroeder nella Spd, in questo caso, è uno dei segnali di tale natura. In futuro la mediazione di Schroeder sia in quanto ex cancelliere sia in qualità di boiardo del settore energetico potrà tornare molto utile a Berlino e a Scholz. Meglio, dunque, non allontanarlo dal partito che regge la quota più importante di responsabilità del governo tedesco. I danni d’immagine vengono in secondo piano rispetto all’interesse nazionale in questa delicata fase politica.

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