Si chiudono le urne in Georgia e alle prime battute tutti, di fronte agli exit poll, cantano vittoria. Lo fa il partito di governo Sogno Georgiano, che citando un exit poll favorevole rivendica il 56% delle preferenze; lo fa l’opposizione del Movimento Nazionale Unito dell’ex presidente Mikheil Saakashvili, che sommata sottolinea, citando altri dati sui sondaggi alle urne, di aver messo in minoranza la formazione del primo ministro Irakli Kobakhidze, 52% contro il 40% degli avversari.
Si scatena il caos, con la presidente della Repubblica Salome Zourabichvili che rilancia come prova della vittoria delle opposizioni proprio l’exit poll che favorirebbe i fautori dell’avvicinamento all’Unione Europea e la Nato che Sogno Georgiano, al potere dal 2012, aveva avviato e poi scelto di disconoscere, mantenendo al contempo un legame non ostile con la Russia. Ma anche un volto noto in Italia come Kakhaber Kaladze, sindaco di Tbilisi, segretario di Sogno Georgiano e già difensore del Milan di inizio Anni Duemila, a urne aperte ha dichiarato come incontrovertibile la vittoria del suo partito.
Non meno eterodossa appare la diretta approvazione della vittoria di Sogno Georgiano da parte del premier ungherese Viktor Orban, che ha fatto i complimenti all’omonimo di Tbilisi e augurato di poter ancora lavorare assieme a lungo.
Nel frattempo, il voto arrivava alla conclusione sull’onda lunga di una giornata dove i social media sono letteralmente esplosi di video in cui venivano denunciati tentativi di manipolazione. Alcune immagini, diventate virali, mostrano scrutatori fermare elettori che cercano di riempire le urne con più schede. Ma è impossibile, da un’analisi di fonti aperte, capire la veridicità e il contesto di questi video.
Quel che è certo è che in quest’ottica, sicuramente, c’è stato un palese tentativo di entrambe le parti, che semplificando potremmo dividere attorno all’asse “europeismo/antieuropeismo”, di mettere le premesse per una contestazione dell’esito elettorale. Ovvero screditare una possibile vittoria dell’avversario. Fa scalpore vedere Kaladze, a urne aperte, parlare di “un’affluenza senza precedenti che non lascia alcuna possibilità di successo all’opposizione radicale”. Ma ancora di più un capo di Stato, ovvero la persona che dovrebbe garantire il processo elettorale, uscire a scrutinio aperto presentando un exit poll come verità elettorale rivelata.
Del resto, il sistema elettorale della Georgia, per metà proporzionale e per metà maggioritario, impone un’elezione di alcuni deputati in collegi uninominali e dunque anche la distribuzione dei voti nel territorio conterà molto. Zourabichvili, che Sogno Georgiano ha sostenuto nell’elezione del 2018, dopo le proteste del 2023 per la legge sugli “agenti stranieri” che ha portato Ong e testate a denunciare finanziamenti esteri superiori al 20% del loro totale è diventata una figura di riferimento per l’opposizione al governo di Sogno Georgiano.
La “Carta Georgiana,” lanciata dalla presidente in seguito alle prime manifestazioni del 2023, ha riunito le forze politiche contrarie a Sogno Georgiano su un insieme di obiettivi chiave. Tra le proposte, emerge l’abolizione delle leggi che ostacolano il percorso di integrazione del Paese con l’Occidente, accompagnata da una decisa riduzione dell’influenza politica sul sistema giudiziario per rafforzarne l’autonomia. La Carta propone inoltre un allontanamento dalla linea di cautela verso la Russia in politica estera e una revisione dell’autorità governativa sugli apparati di sicurezza, per renderne più trasparente l’operato. Infine, prevede una riforma elettorale mirata a potenziare il coinvolgimento dei cittadini residenti all’estero, spesso critici nei confronti di Sogno Georgiano. Dunque, Zourabichvili, va detto, ha tirato apertamente acqua al proprio mulino, rilanciando dati non ufficiali, disaggregati e frutto di sondaggi e non di scrutini. Certamente non il miglior servizio a una causa della trasparenza democratica che Sogno Georgiano è stato accusato più volte di violare: ma in Georgia, se Atene piange Sparta certamente non ride.

