Tra caos e polemiche, si sono concluse nella giornata di ieri, sabato 26 ottobre, le elezioni parlamentari in Georgia. Con oltre 99% di seggi scrutinati entro la mattinata di domenica, i risultati ufficiali della Commissione elettorale segnano la vittoria di Sogno Georgiano, il partito attualmente al governo, fondato nel 2012 dall’imprenditore ed ex Primo ministro Bidzina Ivanishvili, che ha ottenuto il 54,2% di preferenze; mentre i quattro partiti dell’opposizione filoccidentale hanno ottenuto il 37,5%, attribuendo quindi al Sogno georgiano 91 seggi su 150 nel parlamento.
Tuttavia, proprio i partiti dell’opposizione non sembrano in alcun modo disposti ad accettare l’esito di queste elezioni, per cui la situazione, già al limite nella giornata di sabato, che ha visto scontri in strada in diverse città georgiane tra i sostenitori delle fazioni opposte, sembra ora aggravarsi, dato che diversi leader dell’opposizione hanno dichiarato l’esito delle elezioni come nullo, “falsificato” e “fraudolento”.
La segretaria del Movimento Nazionale Unito (MNU) Tina Bokuchava, uno dei partiti filoeuropeisti che ha raccolto circa il 10% di preferenze, ha persino parlato di elezioni “rubate”; mentre la presidente Salomé Zourabichvili, già ieri sera dichiarava su X una vittoria “europea” attestata al 52%, rispetto ad alcuni exit poll provvisori. Un risultato diametralmente opposto a quello mostrato dalla Commissione elettorale odierna.
D’altra parte, il fondatore di Sogno georgiano Bidzina Ivanishvili, ha celebrato la vittoria del suo partito come “un raro caso al mondo in cui lo stesso partito ottenga un tale successo in una situazione così difficile”; ma quel che è certo, è che osservando il quadro generale, la Georgia si trova in una situazione politica quantomai precaria e il rischio di tensioni è molto alto.

Integrazione europea o avvicinamento alla Russia?
La Georgia aveva ottenuto lo status di Paese candidato all’ingresso in Unione europea già dalla fine del 2023, ma nell’ultimo anno i rapporti con Bruxelles si sono fatti sempre più distanti, per cui queste elezioni sono viste da fuori come un momento decisivo per la scelta sull’integrazione europea.
Proprio come nelle recenti elezioni svoltesi in Moldavia, con cui la Georgia condivide il passato sovietico, in un’analisi piuttosto semplicistica molti hanno letto l’esito degli exit poll come un posizionamento della Georgia in chiave antieuropea, con un conseguente avvicinamento alla Russia, soprattutto a causa delle recenti leggi “sugli agenti stranieri” e “contro la propaganda LGBTQ+”, approvate nel corso del 2024 su “modello russo”, oltre al passato del fondatore di Sogno Georgiano, il miliardario Bidzina Ivanishvili, che negli anni Novanta aveva avviato alcune attività imprenditoriali in Russia, prima dell’ascesa di Vladimir Putin.
Tuttavia, questa lettura appare riduttiva, dato che, proprio come i partiti filoccidentali dell’opposizione, anche Sogno Georgiano si è sempre dichiarato pubblicamente a favore dell’integrazione europea, tanto da aver sfilato con le bandiere dell’UE in una manifestazione pre-elettorale solo lo scorso 23 ottobre. La differenza sarebbe nella volontà del Sogno georgiano di mantenere la sovranità e l’autonomia della Georgia, non volendo mostrare un atteggiamento ostile nei confronti della Russia, ma mantenendo la neutralità rispetto al conflitto russo-ucraino – come fatto fino ad ora – perseguendo quindi gli interessi nazionali, piuttosto che influenze straniere. Proprio per questo però, se da una parte i partiti dell’opposizione, e in particolare la presidente Salomé Zourabichvili, hanno parlato di brogli e interferenze “russe”, la stessa accusa è stata mossa anche da Sogno Georgiano, che ha denunciato, invece, ingerenze “occidentali”.

L’effetto del voto e il futuro della Georgia
In merito alla trasparenza dell’esito, sono emerse alcune situazioni poco chiare, tanto che ieri su diversi social media sono circolati alcuni video di denuncia di manipolazioni, dove in un filmato si vede un uomo riempire l’urna elettorale con più schede alla volta, mentre in un altro filmato una donna è stata ripresa mentre scattava una fotografia col flash alla sua scheda, che – ricordiamo – è reato in Georgia, proprio come in Italia. Dunque, se anche non c’è certezza su chi abbia prodotto questi video, e in quale contesto, la situazione post voto è critica.
Nella giornata di domenica 27 ottobre si è svolta anche una conferenza stampa da parte degli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), che hanno fornito un giudizio preliminare in merito alle elezioni. Secondo le loro valutazioni, le elezioni sarebbero state segnante da condizioni “ineguali” tra le diverse fazioni politiche, oltre a “pressioni e tensioni”, sottolineando, tuttavia, che l’organizzazione e la gestione a livello territoriale sarebbe invece stata “adeguata”.
Eppure, se sia il Sogno georgiano, che le opposizioni, si dichiarano ad ora come “veri vincitori”, è chiaro che la situazione politica della Georgia sia molto fragile, divisa tra aspirazioni europee e interessi nazionali, dove ci si chiede se un Paese così instabile, sia adatto a entrare in Unione europea nell’immediato. Sebbene l’integrazione europea sembri infatti obiettivo di tutte le fazioni politiche, il pericolo è che la Georgia venga utilizzata come “pedina” in funzione pro o antirussa, mettendo a rischio il suo futuro e la sua indipendenza.

