In Georgia, la rete di potere costruita dall’oligarca Bidzina Ivanishvili continua a esercitare un’influenza significativa sulle istituzioni di sicurezza del Paese, con figure chiave come Grigol Liluashvili e Irakli Beraia che ne sono l’emblema. Il duo, che ha recentemente consolidato la propria posizione all’interno delle strutture di intelligence e sicurezza, riflette la stretta relazione che lega i vertici dei servizi segreti all’oligarca, noto per aver dominato la scena politica georgiana negli ultimi anni.
Liluashvili, attualmente a capo del Servizio di sicurezza dello Stato, è da tempo considerato uno degli uomini più fidati di Ivanishvili, avendo iniziato la sua carriera sotto l’ala protettrice dell’ex primo ministro. Analogamente, Beraia, che ad aprile è stato nominato direttore del Servizio di intelligence interna, ha alle spalle una lunga carriera politica che ha sviluppato parallelamente alla crescita del potere di Ivanishvili, consolidando un legame che ha permesso al miliardario georgiano di mantenere un controllo informale ma influente sul Governo. La nomina di Beraia è stata vista da molti come un segnale di continuità nella politica georgiana, dove la lealtà a Ivanishvili sembra essere una condizione necessaria per ricoprire ruoli chiave, soprattutto in ambiti strategici come quello dell’intelligence.
Nonostante ufficialmente Ivanishvili si sia ritirato dalla politica attiva nel 2021, le sue ombre continuano a proiettarsi su ogni decisione politica rilevante in Georgia. Questa situazione è particolarmente significativa in un momento in cui la nazione si trova a bilanciare il desiderio di avvicinarsi all’Occidente con la necessità di evitare un conflitto diretto con la Russia, un vicino potente e imprevedibile.
Liluashvili e Beraia, con i loro legami consolidati con Ivanishvili, sono visti come figure che garantiscono la stabilità del sistema attuale, assicurando che la politica di Tbilisi rimanga in linea con gli interessi dell’élite dominante. Tuttavia, questa rete di potere solleva preoccupazioni sia a livello interno che internazionale riguardo all’indipendenza delle istituzioni georgiane, in particolare per quanto riguarda la loro capacità di agire senza interferenze politiche. Le nomine recenti sono state interpretate da alcuni osservatori come un tentativo di blindare il controllo sulle agenzie di sicurezza, soprattutto in un periodo di crescente tensione regionale, mentre la Georgia naviga tra le pressioni di Mosca e le aspettative dell’Occidente.
Nonostante la retorica ufficiale del governo georgiano in favore di una maggiore integrazione con l’Unione Europea e la NATO, i legami con Ivanishvili e la sua rete di influenze gettano un’ombra su queste aspirazioni, alimentando i sospetti che il Paese possa essere utilizzato come una pedina in un gioco geopolitico più ampio. L’abilità di Ivanishvili di mantenere il controllo delle leve del potere, pur restando formalmente fuori dalla scena politica, è una dimostrazione della sua influenza onnipresente che, nonostante i tentativi di apparire come un semplice cittadino privato, continua a definire le dinamiche politiche della Georgia.