Georgescu e Le Pen a confronto: eliminare l’avversario politico non sempre conviene

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Il recente “affaire des assistants parlementaires” ha scosso la Francia: Marine Le Pen, storica leader del partito di destra Rassemblement National, è stata riconosciuta colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici per un danno da 474.000 euro, per cui, oltre a una multa del valore di 100.000 euro, è stata condannata a quattro anni di carcere (di cui due da scontare con braccialetto elettronico) ma, soprattutto, è stata condannata anche a cinque anni di ineleggibilità. La sua partecipazione alle elezioni presidenziali francesi del 2027, allo scadere del mandato di Macron, è dunque ufficialmente fuori discussione. Ma mentre leader politici e partiti di tutto il mondo si scagliano contro Marine Le Pen o – come nel caso di Trump e Musk – ne prendono le difese, a colpire, ancora una volta, è il tempismo con cui un leader politico europeo viene di fatto messo “fuori dai giochi”.

Poco meno di un mese fa anche in Romania, parte dell’Unione europea dal 2007, si è verificato un caso che per diversi aspetti mostra similitudini con quello francese: tutti ricorderanno il controverso politico romeno Calin Georgescu. Euroscettico, contrario alla Nato e all’intervento militare europeo in Ucraina, nonostante un sostegno popolare altissimo e manifestazioni in suo favore che hanno radunato solo a Bucarest fino a 300.000 persone, è stato accusato di essere “filorusso” a causa di alcune campagne di promozione su TikTok, in seguito arrestato, con accuse di sei reati penali gravissimi e poi definitivamente escluso dalle presidenziali romene del prossimo 4 maggio.

Le Pen e Georgescu a confronto: le idee controverse

I reati attribuiti a Georgescu dalla Corte romena non c’entrano ovviamente con le accuse mosse verso Marine Le Pen, ma entrambi condividono un comune destino: l’ineleggibilità. In Romania, visto l’approssimarsi delle elezioni tra meno di un mese, Georgescu è stato sostituito in corsa da George Simion. Mentre per quanto riguarda la Francia, dove al contrario alle elezioni manca oltre un anno, non è ancora chiaro se Marine Le Pen possa ottenere uno sconto di pena facendo appello, o se RN possa essere rappresentato dal più giovane Jordan Bardella. Tutto ciò, considerando che RN è il primo partito d’opposizione in Francia, con 143 seggi in Parlamento e un consenso popolare che oscilla tra il 30 e il 35% secondo gli ultimi sondaggi del 2024.

Marine Le Pen e Calin Georgescu hanno poi altre caratteristiche in comune: entrambi sono di destra, spesso definiti “nazionalisti” e “filorussi” (in modo più o meno marcato) e certamente incarnano ideali e idee controversi. Marine Le Pen ha in parte conservato l’eredità politica del padre, Jean-Marie Le Pen, ben più estremo, con un’agenda anti-immigrazione e improntata su sovranità e protezionismo. Calin Georgescu invece, in passato ha espresso simpatie verso alcuni personaggi politicamente critici, come Ion Antonesu, dittatore della Romania alleata dell’Asse nella Seconda guerra mondiale e Corneliu Zelea Codreanu, capo del movimento politico ultranazionalista e reazionario delle Guardie di Ferro.

Nel caso di Georgescu, l’allontanamento forzato dalle elezioni, motivato con le recenti accuse di istigazione contro l’ordine costituzionale, informazioni false e organizzazione fascista, è apparso a molti osservatori internazionali come un campanello d’allarme sullo stato della democrazia romena: non solo per alcune delle accuse non sono emerse prove tangibili contro Georgescu, ma l’accanimento nei suoi confronti non ha fatto altro che aumentare il malcontento popolare e i suoi sostenitori in tutta la Romania.

La condanna di Marine Le Pen, invece, appare come più “legittima”, perlomeno dal punto di vista giudiziario. E del resto, la leader di RN non è la prima a essere stata condannata e allontanata dalla politica francese. Basti pensare al caso di Nicolas Sarkozy, ex presidente di Francia dal 2007 al 2012, condannato anche lui per finanziamenti illeciti, oltre che per corruzione (con tanto di obbligo di portare il braccialetto elettronico per un periodo) a causa della poca trasparenza nella campagna elettorale del 2012.

Eliminare l’avversario scomodo non sempre conviene

Eppure, mettendo a confronto i due casi, in una fase storica in cui l’Unione europea sta attraversando una forte crisi politica, identitaria e democratica – anche dopo il caso Georgescu – colpisce il tempismo con cui è esploso, quasi immediatamente, anche il caso di Marine Le Pen. Rassemblement National è senz’altro un partito con numerose criticità in agenda, e valori non necessariamente condivisibili, che si tratti di gestione dei flussi migratori o di sovranità. Nonostante questo, però, dal 2022 i suoi seggi in Parlamento, e dunque il sostegno popolare, sono aumentati, passando da 89 seggi nel 2022, ai 143 di oggi, segno di una frattura (anche) all’interno della società francese sotto Emmanuel Macron, tra i maggiori sostenitori del piano RearmEurope, così come dell’intervento militare europeo in Ucraina.

In questa prospettiva, la condanna degli ultimi giorni di Le Pen, proprio come nel caso di Georgescu, potrebbe rivelarsi totalmente controproducente, anche considerando l’inusuale prontezza della giustizia, che sembra quasi “a orologeria”. Eliminare il candidato favorito ma “scomodo” dalla possibilità di concorrere, infatti, non farà altro che aumentare il malcontento popolare francese, oltre che espandere ulteriormente il sostegno verso RN. Certo, chi è condannato per reati comprovati deve risponderne davanti alla giustizia. Ma è anche vero che escludere dalla politica due leader come Marine Le Pen e Calin Georgescu, che nonostante le loro controversie godono di ampio consenso, potrebbe avere effetti negativi, come minare ulteriormente la fiducia nell’Unione europea, già ai minimi storici. In questo senso, l’esclusione dell’“avversario scomodo” al “momento giusto” potrebbe paradossalmente trasformarsi in una potente arma elettorale nel prossimo futuro, tanto in Romania, quanto in Francia.