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In programma già da mesi, l’incontro organizzato per pianificare programmi di difesa comune e per sancire la collaborazione tra est Europa ed Israele alla fine viene annullato. Il motivo sta nel rifiuto della Polonia di mandare propri rappresentanti a Tel Aviv, a seguito di dichiarazioni da parte del primo ministro israeliano ritenute offensive da parte del governo di Varsavia. Il gruppo Visegrad dunque, che riunisce Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, è solo presente parzialmente al vertice che adesso viene considerato posticipato a data da destinarsi.

Le parole di Benjamin Netanyahu 

Tutto nasce da alcune esternazioni dell’attuale leader del governo di Tel Aviv. In particolare, Benjamin Netanyahu in un’intervista compiuta proprio alla vigilia del vertice sull’Iran a Varsavia, punta il dito sulle complicità polacche in merito l’olocausto. Secondo il primo ministro israeliano, la collaborazione dei polacchi alla persecuzione degli ebrei durante l’occupazione nazista tra il 1939 ed il 1944 sarebbe un fatto noto ed inequivocabile. Il riferimento è a gruppi di cittadini polacchi che, pur non essendo simpatizzanti dei nazisti presenti nel paese durante la seconda guerra mondiale, aiutano i tedeschi a catturare diversi ebrei ed a spedirli nei campi di concentramento. 

Parole che ovviamente non piacciono ai vertici polacchi. Il primo a recriminare contro queste dichiarazioni, è il presidente Andrzej Duda. Quest’ultimo chiede subito spiegazioni al primo ministro israeliano, affermando di essere totalmente in disaccordo circa le responsabilità del suo popolo sull’olocausto. Rientrato in Israele, Netanyahu tramite il suo ufficio stampa si affretta a far rientrare subito la questione: “Fraintendimento giornalistico”, dichiara il suo portavoce al Jerusalem Post. Ma oramai la crisi diplomatica è in atto. 

La mossa del premier polacco 

Se il presidente Duda chiede subito spiegazioni, a tirare in ballo il vertice Visegrad – Israele è invece il primo ministro polacco: “Potremmo non partecipare all’incontro previsto lunedì a Gerusalemme – afferma da Varsavia Mateusz Morawiecki – Le parole di Netanyahu sono inaccettabili”. Nelle ore successive allo scontro però, le due diplomazie sono a lavoro per ridimensionare il caso. Anche la parziale smentita del premier israeliano sembra andare verso questa direzione. A far infervorare definitivamente gli animi però, è il ministro degli esteri di Tel Aviv,  Yisrael Katz. In un’intervista, il titolare della diplomazia israeliana afferma che “La verità storica non può essere modificata. Molti polacchi collaborarono con i nazisti e hanno partecipato alla uccisione di ebrei durante l’Olocausto”. Parole dure, chiuse poi con un ulteriore anatema: “L’antisemitismo era innato nei polacchi prima dell’Olocausto, durante e dopo”. 

A quel punto, da Varsavia si è preso atto di queste frasi e si è dato seguito al proposito accennato dal premier Morawiecki: niente partecipazione polacca al vertice con gli altri paesi Visegrad in Israele. L’apertura dell’incontro, iniziato questo lunedì a Gerusalemme, è caratterizzata proprio dall’assenza della Polonia. E, poche ore dopo, l’esecutivo israeliano decide di annullare il vertice e vedere singolarmente gli altri tre premier del gruppo Visegrad. Da Varsavia nessun rappresentante è volato verso il territorio israeliano. E adesso è gelo tra i due paesi. Una grana non indifferente, che tocca le corde dell’orgoglio polacco: “Il mio popolo, assieme a rom ed ebrei, è quello che ha patito maggiormente l’olocausto”, dichiara ancora il premier Morawiecki, confermando la sua assenza a Gerusalemme. L’impressione è che adesso le due diplomazie devono lavorare parecchio per cercare di ricucire gli strappi.