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Energia

Gelo Iran-Aiea: Teheran chiude le porte agli ispettori nucleari dell’Onu

A Teheran nell'ultimo anno è emersa la sensazione che l'Agenzia sia sempre più ostile nei confronti della Repubblica Islamica.
Iran

L’Iran non consentirà ancora all’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (Aiea) di visitare i siti nucleari bombardati nel giugno 2025 da Israele prima e, soprattutto, dagli Usa poi nel quadro della guerra dei dodici giorni e dell’Operazione Midnight Hammer. Dopo una seconda guerra, che ad oggi pare avviata verso la fine definitiva dopo il recente armistizio che ha consolidato il cessate il fuoco, il tema del programma di arricchimento di Teheran è al centro dei negoziati iniziati in Svizzera ma nella Repubblica Islamica permane una grande sfiducia verso l’ispettorato atomico delle Nazioni Unite, ritenuto da Teheran pregiudizievole nei suoi confronti.

Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, ha prontamente smentito il vicepresidente Usa J.D. Vance, che aveva parlato di ispezioni Aiea pronte a partire. I rapporti tra Teheran e Vienna sono vicini allo zero assoluto dopo un anno di incomprensioni e assenza di diplomazia continuativa a cui certamente non ha contribuito la sindrome d’assedio del Paese degli Ayatollah che, per due volte, infatti, ha visto le critiche provenienti dall’Aiea emergere poco prima di nette svolte strategiche dei suoi rivali nei suoi confronti.

Il 12 giugno 2025 l’Aiea guidata dal direttore generale Rafael Mariano Grossi, con cui peraltro Teheran aveva sperimentato anni di leale collaborazione, pubblicò un report in cui criticava “i fallimenti dell’Iran nel cooperare per facilitare l’implementazione delle salvaguardie” volte a facilitare le ispezioni nei suoi siti, come Natanz e Isfahan ,e manifestando “serie preoccupazione per la rapida accumulazione di uranio altamente arricchito che fa dell’Iran l’unico Stato senza armi nucleari che sta producendo questo materiale”, paventando serie conseguenze in termini di proliferazione. Si stigmatizzava l’Iran per non aver dato all’agenzia spiegazioni tecnicamente credibili a riguardo e gli si chiedeva maggior trasparenza. Il giorno dopo Israele attaccò Teheran giustificando come “preventivo” il raid e motivandolo con la necessità di prevenire l’acquisizione di un’arma nucleare da parte dell’Iran di cuiGrossi, però, a guerra iniziata disse non c’era alcuna prova.

Dopo la guerra dei dodici giorni, l’Iran provò a trovare un accordo, mediato dall’Egitto, con l’Aiea per riaprire alle ispezioni sui suoi siti nucleari, ma questo tramontò molto rapidamente. E il 27 febbraio, il giorno prima dell’attacco di Usa e Israele che inaugurò la Terza guerra del Golfo e poco dopo dei colloqui tecnici a Ginevra dove Grossi era presente assieme ad Araghchi e alle diplomazie degli Usa e dell’Oman, mediatore per evitare la guerra, “L’Iran non ha fornito all’Agenzia alcun rapporto sullo stato, ai fini delle salvaguardie, degli impianti nucleari colpiti dagli attacchi militari del giugno 2025” e che l’Agenzia “non può verificare: se l’Iran ha sospeso tutte le attività di arricchimento, comprese la ricerca e lo sviluppo; se l’Iran ha sospeso tutte le attività di riprocessamento; la dimensione delle scorte di uranio iraniano presso gli impianti colpiti; se l’Iran ha sospeso i lavori su tutti i progetti relativi all’acqua pesante; gli inventari iraniani di centrifughe e attrezzature correlate”. Si aggiungeva che “la perdita di continuità di conoscenza dell’Agenzia su tutto il materiale nucleare precedentemente dichiarato presso gli impianti colpiti in Iran deve essere affrontata con la massima urgenza”.

Israele e Usa non hanno mai invocato i report Aiea come “casus belli” ed è naturale che in tempi di crisi e negoziazione l’agenzia di Vienna ponga in essere aggiornamenti continui. In entrambi i casi, però, l’Iran fu criticato sul piano del nucleare negli stessi momenti in cui i negoziati deragliavano e i conflitti iniziavano. La sfiducia sorta dopo la prima guerra, peraltro, ha reso più difficile gestire le questioni aperte e prevenire la seconda. L’Aiea fa il suo: è chiamata a monitorare e approfondire le questioni sul piano tecnico. A Teheran, però, nell’ultimo anno è emersa la sensazione che l’agenzia guidata da Grossi sia sempre più ostile nei confronti della Repubblica Islamica.

C’entra lo stato d’assedio dell’Iran, c’entra il timore di subire pressioni politiche che possano essere sfruttate da attori ostili, c’entra il naufragio dei vecchi accordi nucleari sotto i colpi di sanzioni e distanza. Fatto sta che una cooperazione si è rotta, e in tempi di lotta per la non proliferazione e in cui l’Iran e gli Usa stanno negoziando sul nucleare è paradossale vedere che Grossi, impegnato nel frattempo nella corsa al ruolo di Segretario generale dell’Onu, non abbia alcun ruolo nel round di negoziati. E questo pone un serio, potenziale, pregiudizio sul futuro dei colloqui a cui Usa, Iran e Aiea dovranno porre rimedio ricostruendo la fiducia perduta. Pena il rischio di finire in un vicolo cieco.

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