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Il presidente russo Vladimir Putin è a Teheran. Nella capitale dell’Iran, il capo del Cremlino ha in agenda tre appuntamenti fondamentali. Quello con i vertici della Repubblica islamica, ovvero con il presidente Ebrahim Raisi e il leader supremo Ali Khamenei, poi con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e infine un vertice trilaterale nel formato di Astana sul conflitto siriano.

Un viaggio importante per diverse ragioni. Per Putin è la prima missione fuori dai territori dell’ex Unione Sovietica dall’inizio della guerra in Ucraina e si tratta soprattutto di infrangere quell’immagine rilanciata da molti media occidentali sulle presunte precarie condizioni di salute. Il presidente russo incontra poi un omologo Nato, il turco Erdogan, che da sempre è considerato il ponte del Cremlino e con cui si trova in un difficilissimo condominio sul fronte siriano, in particolare nella sacca di Idlib. Infine, per riallacciare i rapporti con l’Iran in un momento estremamente delicato non solo per l’isolamento di entrambi gli Stati da parte dell’Occidente ma anche per l’importanza di Teheran nella nuova politica russa che, inevitabilmente, deve guardare sempre più a Oriente (medio ed estremo).

Proprio sul fronte dei rapporti tra Putin e i vertici iraniani, l’agenzia Mehr segnala che durante il colloqui, Raisi ha ribadito l’importanza per tutta la regione della “cooperazione nella lotta al terrorismo”. Putin, dal canto suo, ha sottolineato il rafforzamento della di questa partnership “su questioni di sicurezza internazionale”, ma ha confermato anche anche la centralità dei rapporti commerciali tra Mosca e Teheran. “Possiamo vantare cifre record in termini di crescita commerciale” ha detto il presidente russo. E come testimonianza di questa saldatura tra la Federazione Russa e la Repubblica islamica è giunta la notizia, poco prima dell’arrivo di Putin nella capitale iraniana, di un accordo dal valore di 40 miliardi di dollari siglato tra l’iraniana Nioc e il colosso russo Gazprom. Secondo le prime informazioni, Gazprom si inserirà nella costruzione di gasdotti, progetti per il gas naturale liquefatto, nello sfruttamento dei giacimenti di Kish e North Pars e in sei giacimenti petroliferi. Un’intesa a tutto tondo che aiuta a comprendere lo spostamento dell’interesse russo verso l’Iran anche in chiave energetica.

Una partita fondamentale, soprattutto alla luce di quanto accade in Europa dove proprio ieri Reuters aveva riportato l’esclusiva di uno stop ai rifornimenti di gas russo per alcuni clienti europei giustificato, a detta di Gazprom, da “cause di forza maggiore”. Per il colosso moscovita si tratta quindi di un ulteriore avvertimento sullo sviluppo di nuovi rete di clienti internazionali e di capacità di investimento in diverse aree del mondo. Ma per il Cremlino, significa soprattutto mostrare di avere rafforzato l’asse con un Paese rivale degli Stati Uniti in Medio Oriente e proprio dopo la visita (abbastanza fallimentare) di Joe Biden in Israele e Arabia Saudita.

Se l’accordo è importante per la Russia, lo è anche per l’Iran, che vede in questo memorandum la concretizzazione del “maggior investimento nella storia dell’industria petrolifera iraniano”, come ha sottolineato il vertice della Nioc, Mohsen Khojastehmehr. Una prima parte di un programma di investimenti che secondo altri esperti racchiuderebbe il vero segnale di un processo ormai irreversibile di “de-dollarizzazione del sistema monetario internazionale”. Un percorso che non può non avere anche il placet della Cina, che ricordiamo che lo scorso anno ha concluso con la Repubblica islamica una partnership strategica di estrema rilevanza che ha fatto comprendere la centralità dell’Iran nell’agenda cinese verso il Medio Oriente e sul corridoio est-ovest.

Nulla di ufficiale, invece, su un altro tema che preoccupa l’intelligence statunitense: il presunto accordo sulla vendita di droni iraniani alla Russia. Armi che secondo Washington, il Cremlino sarebbe pronto a utilizzare in Ucraina. Esiste già una partnership strategico-militare tra i due Paesi, ma Teheran aveva smentito l’ipotesi di un’intesa. Idea che invece è stata ravvivata in queste ore dal comandante delle forze di terra dell’Esercito iraniano Kiumars Heidari. Secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim, l’alto ufficiale ha detto che Teheran è pronta a vendere armi ai Paesi “amici” e di avere droni  utilizzabili sia per missioni di ricognizione che da attacco. Ma da Mosca non sono giunte conferme.

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