Gaza, la Freedom Flotilla cambia rotta: dai porti italiani la sfida all’assedio

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Negli stessi giorni in cui le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla subiscono da parte di Israele l’ennesimo atto di pirateria in acque internazionali, un’altra missione ha preso il largo. Si tratta di quella della Freedom Flotilla Italia che, però, questa volta ha scelto una modalità inedita per portare avanti la lotta accanto al popolo palestinese.

Una rete per restare al fianco della Palestina

L’iniziativa denominata “100 PORTI • 100 CITTÀ” toccherà vari porti e località italiane con lo scopo di «costruire insieme a tutte le realtà che hanno a cuore il destino del popolo palestinese un coordinamento internazionale permanente, capace di restare al fianco della Palestina non solo quando le flottiglie solcano il Mediterraneo, ma ogni giorno, in ogni città, dentro ogni istituzione, in ogni spazio civile».

Lo scorso 22 aprile, davanti al Global Sumud Parliamentary Congress di Bruxelles, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, ha indicato con chiarezza una direzione che il movimento di solidarietà internazionale non può ignorare: andare oltre il simbolismo, costruire azioni capaci di incidere sui sistemi politici, economici e istituzionali che rendono possibile l’oppressione del popolo palestinese. È in questo solco che si colloca la nuova missione della Freedom Flotilla Italia, parte della Coalizione internazionale Freedom Flotilla (FFC), network internazionale nato nel 2010 con lo scopo diporre fine al blocco illegale e disumano imposto da Israele alla Striscia di Gaza e sensibilizzare le persone di tutto il mondo sulla condizione del popolo palestinese, alla cui tragica sorte concorrono anche i governi complici di Tel Aviv.

Dal porto di Taranto, una missione contro l’oblio

La Ghassan Kanafani –  imbarcazione che prende il nome dal poeta palestinese ucciso in Libano nel 1972 e che sarà il cuore pulsante di questa missione, insieme a un camper che toccherà varie città della Penisola – è partita oggi 2 maggio dal porto di Taranto. Dopo Gallipoli e Otranto – da cui nei mesi scorsi erano salpate rispettivamente la Handala e la Conscience, entrambe dirette a Gaza –, la città pugliese è diventata l’epicentro della nuova missione e di pratiche di attivismo che «mettono insieme la causa palestinee e tutte le problematiche locali. E a Taranto ne abbiamo veramente tante», sottolinea Mariangela Piccinno del coordinamento Freedom Flotilla Taranto e provincia, la rete che ha fornito supporto alla missione. Tra gli scopi di quest’ultima c’è ancheil sostegno economico all’ospedale Al-Awda, situato nel nord della Striscia. «Stiamo supportando i nostri figli, la nostra gente, il nostro sistema sanitario. Questo è un punto importante perché altrimenti il genocidio assumerà dimensioni gigantesche», dice Shoukri Hroub, responsabile logistica della Freedom Flotilla, tra i membri dell’equipaggio della Ghassan Kanafani. 

Ad assistere alla partenza c’è anche Antonio Mazzeo, insegnante, saggista e attivista messinese che era invece tra i membri dell’equipaggio della Handala. Mazzeo sottolinea come il genocidio a Gaza non si sia affatto fermato. «100 Porti • 100 Città è una missione che pone un problema urgente: bisogna sviluppare nuovamente un movimento in Italia su quello che sta accadendo a Gaza. Bisogna porre il problema delle responsabilità italiane rispetto al massacro dei palestinesi e rispetto alla campagna di guerra che Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l’Iran», sostiene. 

«Romperemo l’assedio del silenzio»

A bordo della Ghassan Kanafani c’è l’attivista calabrese Vincenzo Fullone che, imbarcatosi a fine settembre 2025 sulla Conscience, era stato sequestrato e torturato dall’esercito israeliano, quando l’imbarcazione era stata assaltata dalla marina militare israeliana a circa 120 miglia nautiche dalle coste palestinesi. Fullone racconta come una nuova forza speciale dell’esercito israeliano sia stanziata a Cipro proprio con l’obiettivo di intercettare le flottiglie e come, dunque, l’unico modo per rompere l’assedio a Gaza sia agire sul piano politico, presidiando i porti italiani, nodi cruciali sul piano logistico, da cui continuano a partire carichi contenenti materiali dual use diretti a Israele. «Visto che non ci fanno arrivare a Gaza, faremo arrivare Gaza qui. Romperemo l’assedio del silenzio grazie a questa barca su cui saliranno i ragazzi palestinesi di Gaza che le forze di occupazione non sono riuscite ad uccidere e gli studenti che siamo riusciti a far arrivare in Italia. Saliranno su questa barca in ogni porto per portare la voce diretta della Striscia». 

A bordo della Ghassan Kanafani ci saranno anche delle dirette da Gaza. Sono infatti previsti dei collegamenti con i familiari del Dottor Hossam Abu Safiya, il pediatra a cui di recente una corte israeliana ha prorogato la detenzione, con i figli di altri prigionieri palestinesi e con gli studenti ancora in attesa di essere evacuati. È sul popolo palestinese che bisogna riportare l’attenzione, sottolinea Fullone. «Sono stato arrestato anche io, so di cosa sono capaci gli israeliani. Mi dispiace per i compagni catturati, ma la nostra priorità devono restare i prigionieri palestinesi». 

Poco prima che la Ghassan Kanafani prenda il largo, sospinta da un potente vento da nord e diretta verso Rossano Calabro, dove l’attende tra gli altri Mimmo Lucano, Shokri Hroub ricorda il dramma della sua gente: «Oggi il nostro popolo paga il dazio per il mondo intero. La bandiera palestinese me la porto vicino al cuore, è un simbolo di riscossa mondiale contro il crimine».