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Politica

Gaza come l’Ucraina, da Berlino il monito di Mattarella contro i guerrafondai dei nostri tempi

Un monito perentorio, con un parallelismo ben preciso: “la guerra d’aggressione è sempre un crimine” e oggigiorno “il volto della guerra non si riflette soltanto in quello del combattente, ma diviene quello del bambino, della madre, dell’anziano senza difesa”, qualcosa...

Un monito perentorio, con un parallelismo ben preciso: “la guerra d’aggressione è sempre un crimine” e oggigiorno “il volto della guerra non si riflette soltanto in quello del combattente, ma diviene quello del bambino, della madre, dell’anziano senza difesa”, qualcosa che vediamo “oggi a Kiev e a Gaza”. Parole pesantissime se a pronunciarle è il presidente della Repubblica Italiana: Sergio Mattarella, intervenendo al Bundestag in occasione della sua visita nella Repubblica Federale Tedesca, ha pronunciato uno dei discorsi più importanti del suo lungo decennio al Quirinale, significativo per la perentorietà e durezza dei toni e l’inequivocabile chiarezza dei riferimenti.

L’allerta di Mattarella

Il solitamente compassato e mite capo dello Stato è entrato direttamente in medias res nel discorso pronunciato in occasione della “Giornata del lutto nazionale” con cui la Germania commemora i caduti di tutte le guerre: se da un lato “la pace non è un traguardo definitivo, bensì il frutto di uno sforzo incessante, fondato sul raggiungimento di valori condivisi e sul riconoscimento della inviolabilità della dignità umana di ogni persona” e dall’altro “da sempre la guerra ambisce a proiettare la sua ombra cupa sull’umanità”.

Il richiamo alla tragedia della Seconda guerra mondiale e al ripudio costituzionale della guerra si salda a una denuncia di un contesto politico chiaro: “La guerra totale esige non la sconfitta, la resa del nemico, ma il suo annientamento. Un accrescimento di crudeltà”, dice Mattarella, indicando un netto parallelismo.

Kiev come Gaza, la Russia come Israele

La Russia che dal 2022 aggredisce l’Ucraina è paragonata a Israele che dall’ottobre 2023 ha martellato Gaza, in un rovesciamento prospettico di molte narrazioni mainstream che spesso hanno fatto distinguo capziosi, chiamando in ballo la presenza di Hamas, la necessità di una risposta proporzionata ai massacri del 7 ottobre 2023 e la presunta natura istituzionalmente democratica dello Stato Ebraico per provare a distinguere Mosca e Tel Aviv.

E fatto più pesante, Mattarella paragona le due guerre a molti massacri in cui si continuava a “colpire soprattutto chi combattente non è”: dal conflitto in Biafra alla guerra civile in Siria, passando per i conflitti balcanici, il genocidio in Ruanda e l’attuale conflitto in Sudan. Nelle parole del capo dello Stato i mai citati Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, ricercati internazionali per crimini di guerra e contro l’umanità, sono l’emblema dei “dottor Stanamore” dei nostri tempi, contro cui Mattarella invoca un esempio:

La voce che richiama al valore della vita di ogni singola persona, contrapposta all’arroganza di chi vorrebbe far prevalere la logica di una spregiudicata presunta ragion di Stato, dimentica che la sovranità popolare appartiene, appunto ai cittadini. La sovranità è dei cittadini e non appartiene a un Moloch impersonale che pretenda di determinarne i destini.

Un Mattarella “geopolitico”

Si tratta del secondo intervento dal grande peso geopolitico da parte di Mattarella. Il 4 novembre, giorno delle Forze Armate italiane, aveva invocato la sfera della difesa europea come garanzia suprema per il Paese contro le volontà aggressive dei nemici dell’ordine internazionale e come abilitatore di sicurezza. Oggi il monito contro la guerra è arrivato dalla Germania, Paese intento al piano di riarmo più ambizioso del continente, e il paragone Russia-Israele è stato fatto dal cuore del potere dello Stato maggiormente allineato a Tel Aviv.

Dato che il ruolo geopolitico del Quirinale è quello di definitore del campo da gioco entro cui si muove l’azione istituzionale italiana, è chiaro che queste parole siano anche una moral suasion verso il governo di Giorgia Meloni e una definizione di una linea d’azione chiara che ormai supera qualsiasi cautela preconcetta verso lo Stato Ebraico.

Del resto, Paesi come Francia e Spagna hanno riconosciuto la Palestina, il Regno Unito è pronto ad armare la Turchia rivale di Israele con i moderni Eurofighter Typhoon e gli Stati nordici da tempo hanno raffreddato i rapporti con Tel Aviv: l’Italia è, dopo la Germania, la più cauta sul tema della riconsiderazione dei rapporti bilaterali.

Il paragone Gaza-Kiev di Mattarella è un messaggio chiaro a chi pensa a una difesa della libertà à la carte, in cui si può parlare di Ucraina e non di Palestina, come spesso succede nell’establishment politico-culturale-mediatico di stampo liberale e mainstream.

Il ricordo del monito di Ciampi all’Europa del 2005

Il passaggio invita a riconsiderare ogni supporto ad agende che alimentino la follia della guerra, perché oggi più che mai è vero ciò che diceva Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Tricolore e dell’Europa, nel suo discorso di fine anno del 2005: Ciampi chiamava l’Europa a “preservate i valori della nostra civiltà, che non soggiacciono al mutare delle mode“, e che in questi due anni l’Europa stessa ha più volte tradito con l’indifferenza su Gaza.

Agli italiani Ciampi, che nel 2003 fu voce spesso critica alla disastrosa decisione del governo Berlusconi di unirsi all’avventura bellica di Usa e Regno Unito contro l’Iraq, ricordò che “vivete in un’Europa di pace, di libertà. Tenete alti, e diffondete nel mondo, i suoi ideali”, disse il capo dello Stato. Vent’anni dopo questi ideali esistono ancora? Sempre più osservatori sono scettici a riguardo. E l’idea che su Gaza l’Europa e l’Occidente tutto si siano giocati una fetta della residua credibilità è tutt’altro che peregrina. Se le parole di Mattarella inviteranno a una seria riflessione a riguardo, avranno centrato nel punto.

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