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L’Europa e il Pakistan hanno a lungo sottovalutato il potenziale delle relazioni economiche bilaterali e tardato a sviluppare rapporti commerciali continui e approfonditi. I motivi sono da ricercarsi da un lato nella complessità del mosaico socio-politico pakistano e dall’altro nel difficile approccio delle nazioni europee all’area del Sud-Est Asiatico, al cui interno i rapporti con l’India sono rimasti a lungo sinonimo delle relazioni regionali.

Negli ultimi anni la situazione è in continua evoluzione e, tra i Paesi maggiormente responsabili per l’apertura bilaterale al commercio tra Europa e Pakistan va sicuramente segnalata l’Italia: il Pakistan, forte di un mercato interno di 200 milioni di persone in larga misura (60%) sotto i 30 anni e in forte crescita demografica, rappresenta un Paese dalle elevate prospettive nei prossimi anni a venire, e il suo interscambio con le nazioni europee è ora valutato in 7,2 miliardi di dollari annui.

L’inaugurazione del secondo terminal di rigassificazione di Karachi nello scorso mese di novembre ha aperto la strada a un’importante collaborazione tra il Pakistan e i Paesi europei in campo energetico: desideroso di ovviare alla cronica carenza di energia che inficia il rendimento dell’economia nazionale, il governo di Islamabad, guidato nel 2017 da Nawaz Sharif prima e da Shahid Khaqan Abbasi poi, punta a fare del gas naturale liquefatto un importante fonte strategica, aumentando le importazioni sino a 30 milioni di tonnellate annue.

L’italiana Eni, la francese Engie e la spagnola Gas Natural Fenosa non si sono lasciate sfuggire l’occasione e hanno avviato una trattativa col supporto dei rispettivi governi per concludere un rilevante contratto di fornitura di GNL al Pakistan, espandendo la propria attività in un settore dal forte potenziale di crescita che vede già attive sul campo ExxonMobil e Shell.

Non solo Eni: l’Italia in Pakistan gioca d’anticipo

Il ruolo di Eni nell’affare sul gas risulta oltremodo importante, dato che i Paesi europei puntano a fronteggiare, con le loro compagnie nazionali, la concorrenza agguerrita di Paesi come Qatar, Oman e Azerbaijan, che esportano il loro gas naturale nel mercato pakistano.

La compagnia di San Donato Milanese è in ogni caso già presente nel Paese. Come sottolineato da Margherita Peracchino su L’Indro“L’Eni  èil principale investitore straniero nel settore petrolifero. L’azienda del cane a sei zampe, attiva nel Paese dal 2000 attraverso l’acquisizione della British Borneo e successivamente della Lasmo, opera al momento con 11 permessi esplorativi e 7 concessioni produttive onshore”.

L’Italia allo stato attuale delle cose è il terzo partner commerciale europeo del Pakistan dopo la Germania e il Regno Unito, che con Islamabad vive un’attivissima relazione in ambito Commonwealth. Oltre a Eni, FIAT, Piaggio e Ansaldo risultano le imprese nazionali maggiormente attive in un rapporto bilaterale che nelle intenzioni governative mira a espandersi sino a raddoppiare l’attuale giro d’affari bilaterale, toccando quota 2 miliardi di dollari.

Nel 2016 si sono segnati importanti passi in avanti nel rapporto economico Italia-Pakistan, come lo svolgimento a Roma del Pakistan Trade and Investment Forum, la visita a Islamabad del Ministro degli Esteri italiano (oggi Primo Ministro) Paolo Gentiloni e una missione commerciale dell’Associazione Italiana Commercio Estero (AICE) a Karachi e Lahore. La proiezione nazionale nel Paese risulta inoltre valorizzata dall’importante ruolo giocato dal Pakistan nel quadro della “Nuova Via della Seta”.

Il Pakistan, perno strategico della “Nuova Via della Seta”

Il ruolo di principale perno, assieme all’Iran, del ramo asiatico della “Nuova Via della Seta” a trazione cinese caratterizzerà la strategia geopolitica ed economica del Pakistan negli anni a venire: il rafforzamento della connettività interna e il dispiegamento del China-Pakistan Economic Corridor offrono numerose opportunità di sviluppo del mercato interno pakistano che potrebbero, di riflesso, offrire opportunità significative alle nazioni europee.

Un Pakistan rafforzato nel suo sistema produttivo, infrastrutturale e commerciale rappresenterebbe un’ottima testa di ponte per la Cina ma, al tempo stesso, un interessante attore economico capace di tessere importanti relazioni con i Paesi europei: per citare un esempio emblematico, prendiamo il caso del nostro Paese, che sta muovendosi con curiosità e dinamicità nell’ambito del grande progetto strategico cinese, partecipando a summit importanti come quello tenutosi a maggio a Pechino e alle istituzioni che stanno contribuendo a guidare la Belt and Road Initiative come l’Asian Infrastructure Investment Bank

 

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