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“In questi mesi l’Algeria è diventato il primo fornitore di gas del nostro Paese”. Basterebbe queste parole rilasciate ad Algeri dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, per capire l’importanza del vertice nel Paese nordafricano. E quanto affermato dopo l’incontro con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune testimonia che il percorso intrapreso negli ultimi mesi sia quello di un rapporto sempre più consolidato tra i due Stati.

Il gas, in un periodo non solo caratterizzato dalla crisi energetica ma anche della volontà di diversificare le fonti e di raggiungere il traguardo della complessa transizione ecologica, resta un elemento centrale. L’annuncio del colosso dell’energia algerino, Sonatrach, sull’aumento di ulteriori quattro miliardi di metri cubi di gas già per il 2022 conferma quella che lo stresso Draghi ha definito una “accelerazione” in questo costante e progressivo avvicinamento di Algeri con Roma. Ma se la questione dell’approvvigionamento energetico è un punto essenziale della strategia italiana e algerina, essa racchiude inevitabilmente una serie di dinamiche geopolitiche che non possono essere sottovalutate e che anzi ribadiscono l’importanza di questo asse costruito nel corso di anni.

La partnership tra i due Paesi, legati a doppio filo dalla fornitura di “oro blu” diventa infatti il volano per un insieme di questioni che fanno da cornice a tutto un complesso effetto-domino sul fronte nordafricano e mediterraneo. Lo sanno sia Draghi che Tebboune e non a caso il premier italiano ha detto che i due governi “continuano a lavorare insieme per la pace nel Mediterraneo, a partire dalla crisi libica e dalle difficoltà che affronta la Tunisia” soffermandosi sul “contributo decisivo alla stabilità di questi Paesi”. L’impressione è che quello che sta trasformando i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo non è “solo” gas, ma anche una vera e propria transizione geostrategica che fa sì che oggi l’Algeria debba essere considerato a tutti gli effetti uno dei pochi Paesi nordafricani che garantiscono all’Italia stabilità e ottimi rapporti diplomatici. A eccezione del Marocco, che appare comunque più distante dal cosiddetto “estero vicino” italiano, in Nordafrica assistiamo alla fragilità del sistema politico e sociale tunisino e al caos libico, dilaniato da una guerra “infinita”, mentre le relazioni con l’Egitto scontano inevitabilmente gli effetti disastrosi del tragico caso Regeni. L’Algeria diventa dunque l’unico Stato capace di assicurare rapporti stabili e con un sistema definito e strutturato.

La conferma di questo sviluppo complessivo dei rapporti sul binario italo-algerino è data anche dalla diversità degli accordi siglati tra i due esecutivi nel IV vertice intergovernativo di Algeri. Sono 15 i documenti firmati oggi tra le due delegazioni. E se il gas è ovviamente centrale – come del resto ha fatto sapere lo stesso presidente Tebboune parlando di un accordo dal valore di circa 4 miliardi di dollari tra Occidental, Eni e Total – non vanno sottovalutati i diversi protocollo su energie rinnovabili, infrastrutture strategiche algerine, sul fronte giudiziario, sulle imprese che operano nei due Paesi, la cooperazione scientifica, industriale e tecnologica fino a quella culturale. Un quadro di riferimento a tutto tondo che sembra essere la testimonianza di una nuovo orientamento della politica mediterranea italiana rivolto in particolare al gigante nordafricano. E dal momento che l’Algeria è anche il principale partner della Russia nella regione, è possibile che la rinnovata importanza del Paese nordafricano anche per l’agenda italiana possa essere il preludio per una nuova centralità di Algeri nel complesso scacchiere del Mediterraneo africano.

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