La geopolitica della corsa allo spazio
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Cosa hanno in comune Egitto, Cipro, Turchia, Israele e Unione europea? Tutti si affacciano sul Mediterraneo. Ma soprattutto hanno tutti un interesse enorme nel gas. L’Ue come importatore, gli altri come esportatori. E la competizione, così come gli accordi fra i diversi attori, cambiano radicalmente la politica e strategia delle parti coinvolte in uno dei mercato più ricchi e che decideranno (o stanno già decidendo) il futuro della regione.

E c’è un accordo che, in questi ultimi giorni, dà un’idea abbastanza chiara di quanto possa incidere il gas nelle strategia del Mediterraneo. Il 19 settembre è stato siglato un patto fra Cipro ed Egitto per la costruzione di un gasdotto sottomarino che trasporterà il gas dal giacimento Afrodite, nei fondali delle acque cipriote, fino ai terminali di liquefazione egiziani . Il gas, una volta arrivato in Egitto, sarà poi esportato nel continente europeo.

Il patto muta radicalmente il quadro delle politiche del gas del Mediterraneo. L’asse che si è instaurato fra Nicosia e Il Cairo di fatto assegna all’Egitto il ruolo di hub energetico per l’Europa nella parte orientale del Mare Nostrum. E in questo modo, il governo egiziano ha messo a segno un colpo di fondamentale importanza nella competizione per diventare il maggior esportatore di oro blu nell’Unione europea. Dal fronte sudorientale, è Abdel Fattah al-Sisi a vincere il primo match. Con buona pace della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che sogna da tempo di diventare il Paese di transito per il gas verso l’Europa. 

La competizione per adesso è vinta dall’Egitto. E molti esperti concordano sul fatto che la vittoria non sia temporanea: Il Cairo potrebbe aver messo in cassaforte definitivamente la posizione di leadership nell’esportazione di gas. E in questa competizione, un ruolo di primo piano lo ha avuto l’intreccio politico fra Cipro, Egitto, Israele e Turchia. Quest’ultima divenuta nel tempo invisa a tutti gli altri tre Stati coinvolti nell’area. E questo ha avuto un peso enorme nell’ascesa del Paese nordafricano.

Come ha spiegato ad Al-Monitor Tharwat Ragheb, professore alla British University del Cairo, “la Turchia ha raggiunto un riavvicinamento con Israele a giugno del 2016  e i due Paesi hanno concordato la costruzione di gasdotti per trasportare il gas da Israele verso l’Europa attraverso la Turchia”.

Il problema è che per far arrivare il gas israeliano alla Turchia, c’era solo una strada percorribile: le acque di Cipro.  Ma la zona economica esclusiva dell’isola non è posto accessibile ai turchi, visto il conflitto che dal 1974 divide non solo l’isola di Cipro, ma anche Nicosia da Ankara. E questo ha di fatto escluso che Erdogan potesse siglare un accordo con Benjamin Netanyahu per far arrivare il gas israeliano.

Nel frattempo, mentre la via turca veniva interrotta, Israele ed Egitto hanno avviato una forte sinergia in campo politico, militare ed energetico. I due Stati hanno concluso accordi di fondamentale importanza proprio nel settore del gas: e questo ha permesso che Israele sponsorizzasse la buona riuscita dell’accordo fra egiziani e ciprioti. 

Se a questa sinergia fra Egitto, Cipro e Israele, si unisce il fatto che la Turchia non ha rapporti estremamente positivi con l’Unione europea e con gli Stati Uniti di Donald Trump, mentre l’Egitto sta consolidando la sua posizione sia in campo militare che nella lotta all’immigrazione clandestina, si intuisce perché tutto è andato nella direzione voluta dal Cairo.

L’accordo, per l’Egitto, è senza precedenti. E fa capire anche quanto il governo di Al-Sisi sia entrato nelle grazie dell’Unione europea a tal punto da consegnargli, in buona sostanza, le chiavi dell’approvvigionamento di gas dal Mediterraneo orientale. Volendosi affrancare dal gas russo, Bruxelles ha puntato forte (insieme agli Stati Uniti) allo sfruttamento dei giacimenti mediterranei. E Il Cairo, per tutte le regioni viste sopra, è diventato il prescelto per il rifornimento di gas naturale all’Europa.

Salah Hafez, ex capo della Egyptian Petroleum Corporation, ha ricordato anche l’importanza di questo accordo per la stessa industria del gas egiziana. Grazie alla liquefazione della materia in arrivo da Afrodite, l’Egitto beneficerà non solo degli introiti economici, ma anche della possibilità di riattivare i terminali chiusi per la scarsità di forniture nel 2012. Chiusura che ha condannato il Paese a importare gas (come fa con Israele).

Dal momento che il gas è uno degli elementi-chiave per comprendere il presente e il futuro delle relazioni euro-mediterranee, va da se che questo accordo chiarisce una volta per tutte qual è la rotta che seguirà l’Europa sul Mediterraneo orientale. Quello che risalta in questi anni è la volontà di diversificare le fonti energetiche per svincolarsi dalla Russia.

Per farlo l’Ue ha puntato sul fronte Sud e sulla costruzione di un asse fra Israele, Cipro e Grecia, con l’Italia interessata in maniera più o meno diretta. E per i Paesi extra europei che beneficeranno della diversificazione delle fonti, Bruxelles ha scelto l’Egitto. Al Sisi ora è il nuovo alleato dell’Europa in Nord Africa. Ma forse, in generale, lo è anche per il Medio Oriente.

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