Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Anshel Pfeffer, su Haaretz, formula un’ipotesi sorprendente che, se vera, potrebbe imprimere una svolta alla guerra che sta martoriando Gaza e la Cisgiordania e affliggendo il mondo intero (i popoli almeno, i leader d’Occidente un po’ meno…). L’ipotesi è che il ministro della Difesa Yoav Gallant voglia affondare il governo Netanyahu.

La controversia sugli Haredi

Pfeffer lo strilla nel titolo: “Il vero obiettivo del capo della Difesa israeliano è far cadere il governo di Netanyahu”. Questo il sottotitolo: “Il ministro della Difesa Yoav Gallant non è poi così infastidito dal fatto che gli ultra-ortodossi eludano la leva. Ma dal momento che il governo non riesce a fissare obiettivi chiari per la guerra di Gaza, la sua unica alternativa è cercare di organizzare la caduta della coalizione”.

Il nodo della questione è la leva militare, che gli ultra-ortodossi eludono da sempre, nonostante siano proprio essi a spingere per la Grande Israele e a forzare il governo a concretizzare tale sogno messianico in danno dei palestinesi. Un’esenzione che la guerra in corso – se si può chiamare guerra un massacro – ha reso ancor più invisa al resto dei cittadini chiamati alle armi.

Il governo sta varando una norma che rivede la coscrizione, ma conserva l’esenzione per gli Haredi. E a tale esenzione Gallant si è opposto, mettendo in fibrillazione Netanyahu, anche perché negli stessi giorni il partito guidato da Gideon Sa’ar ha abbandonato il governo (dopo aver deciso di sostenerlo alcune settimane fa).

Da qui l’ipotesi di Pfeffer, che appunto Gallant voglia far cadere Netanyahu, che sembra rafforzata dal fatto che il ministro della Difesa si sia recato negli Stati Uniti e abbia deciso di restarci nonostante, negli stessi giorni, Netanyahu abbia ritirato la delegazione israeliana inviata oltreoceano per coordinarsi con il potente alleato (ritiro deciso dopo il mancato veto degli Usa alla mozione sul cessate il fuoco varata dall’Onu).

Sembra ripetersi lo schema già adottato con Benny Gantz, che il mese scorso si recò alla Casa Bianca per una visita che molti lessero come un tentativo di Washington di spodestare il re d’Israele, con successivo diniego degli interessati.

Trattative con Hamas: urge realismo

Ma una cosa è Gantz, generale che gode di grande popolarità in Israele ma non ha un esercito, altra è Gallant, che dell’esercito è il comandante in capo. Peraltro, Gallant non è un centrista come Gantz, ma un super falco, quindi più accettabile dalla destra israeliana, indispensabile per qualsiasi governo di Tel Aviv.

E la sua caratura di falco è ben delineata nell’articolo di Pfeffer, che inizia proprio spiegando come Gallant si sia recato negli States per ottenere un maggiore sostegno verso Israele. Ma, allo stesso tempo, il cronista di Haaretz annota come il ministro della Difesa lamenti un deficit di strategia nella guerra attuale, il cui decorso è più legato alla sopravvivenza politica di Netanyahu che agli interessi dello Stato (lo annotava, tra gli altri, Yossi Verter su Haaretz).

Un deficit che si rileva non solo nella campagna alzo zero a Gaza, che sta producendo una mattanza insostenibile anche dai più stretti alleati di Israele, ma anche nella delicata questione degli ostaggi, con trattative che puntualmente falliscono perché Tel Aviv continua a offrire ad Hamas ciò che non può accettare: la liberazione totale o parziale degli ostaggi in cambio di una tregua temporanea.

Lo ha confidato un alto funzionario israeliano coinvolto nelle trattative ad Axios, spiegando che la pressione internazionale non ha piegato né piegherà Hamas dalla sua determinazione su un accordo duraturo.

“Molti pensavano che Hamas non fosse determinato nelle sue richieste e che i mediatori potessero costringerli a un compromesso. Non è avvenuto. Avrebbe dovuto essere chiaro fin dall’inizio, ma alcuni non volevano vederlo”, ha confidato il funzionario israeliano.

“Siamo drammaticamente bloccati – ha concluso – […] C’è un divario sostanziale. Possiamo impegnarci in un gioco di colpe, ma questo non riporterà indietro gli ostaggi. Se vogliamo un accordo, dobbiamo riconoscere la realtà”.

Gallant sa che Hamas non può essere eliminata

Così torniamo all’articolo di Pfeffer, del quale segnaliamo due passaggi più che significativi. Il primo riguarda la figura di Gallant, che già in precedenza era entrato in dialettica con Netanyahu e fu dimissionato dal governo perché si era opposto alla riforma giudiziaria voluta dal premier (che aveva suscitato vibrate proteste perché giudicata anti-democratica).

Rientrata la crisi e tornato al governo, l’attuale scontro con Netanyahu potrebbe riservargli lo stesso esito. Ma in realtà, annota Pfeffer, Gallant “sa anche che questa volta Netanyahu non potrà licenziarlo”.

Ma ben più importante la conclusione dell’articolo, nella quale ribadisce che il ministro della Difesa potrebbe abbandonare il governo. Una decisione che lascia incerto il futuro, ma che ha il potenziale per far cadere Netanyahu. “Gallant non ha nulla da perdere – conclude Pfeffer – Ormai gli è chiaro che sotto questo governo l’IDF, anche se avesse migliaia di reclute Haredi, non può vincere la guerra contro Hamas”.

Al di là del retroscena descritto da Pfeffer, che al momento resta in sospeso, resta che se anche il ministro della Difesa israeliano sa che gli obiettivi della guerra non sono realistici, urge un ripensamento della guerra di Gaza. Il massacro dei palestinesi, per bombe o per fame (vedi Piccolenote), non solo è disumano, ma non otterrà lo scopo dichiarato.

Da cui la necessità di un’exit strategy, che poi è una sola, cioè quella che da tempo propugnano tanti in Israele, in particolare Gantz e il suo alleato Gadi Eisenkot: la tregua duratura in cambio della liberazione di tutti gli ostaggi, come peraltro accennava implicitamente l’alto funzionario israeliano ad Axios.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto