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Politica

Gaffe, leak e armi nucleari: tutti gli errori degli Usa in Corea del Sud

Il 2023 avrebbe dovuto segnare, tra reciproche soddisfazioni, il 70esimo anniversario dell’alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud. Il 26 aprile, il presidente sudcoreano, Yoon Suk Yeol, volerà a Washington, ospite di Joe Biden alla Casa Bianca, per commemorare...
South Korean army 3rd Engineer Brigade and the US 2nd Division participating in the joint Freedom Shield military exercise in Yeoju-gun, Gueonggi province, South Korea

Il 2023 avrebbe dovuto segnare, tra reciproche soddisfazioni, il 70esimo anniversario dell’alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud. Il 26 aprile, il presidente sudcoreano, Yoon Suk Yeol, volerà a Washington, ospite di Joe Biden alla Casa Bianca, per commemorare lo storico traguardo. Lo farà, tuttavia, con mille dubbi in testa e in un clima niente affatto disteso.

Colpa dei Pentagon Leaks, ovvero dei documenti riservati del Pentagono diffusi sulle principali piattaforme social dal giovane Jack Teixeira, un tecnico informatico al supporto tecnologico della base della Air National Guard a Cape Cod. Quei documenti, infatti, contenevano informazioni classificate sulla guerra in Ucraina, ma anche sugli alleati diplomatici di Washington, alcuni dei quali, tra cui la Corea del Sud, presumibilmente spiati dagli Usa.

Ebbene, la presunta attività di spionaggio perpetuata dagli Stati Uniti ai danni di Seul potrebbe danneggiare la relazione con il Paese asiatico; un partner decisivo, per l’amministrazione Biden, tanto per il contenimento dell’ascesa della Cina quanto per tenere a bada la minaccia nordcoreana.

Come ha dichiarato un funzionario coreano anonimo al Korea Herald, l’anniversario dell’alleanza settuagenaria tra i due governi rischia di subire comprensibili contraccolpi. La rivelazione top secret, ammesso e non concesso che rappresenti il vero (sulla vicenda della fuga dei documenti sono in corso approfondite indagini) avrebbe avuto “un effetto” sui preparativi per il vertice bilaterale in programma a Washington. Secondo la stessa fonte, il vertice Biden-Yoon includerà addirittura anche discussioni in merito al ripristino della fiducia nella raccolta e condivisione congiunta di informazioni.

Allo stesso tempo, voci ufficiali cercano di minimizzare l’accaduto. Il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Corea del Sud, Kim Tae Hyo, ha negato che Seul abbia subito attività di spionaggio da parte degli Usa. A detta di Hyo, il contenuto dei paper sarebbe “alterato” e “non veritiero”. Dietro le quinte, lontano dai riflettori, qualcosa bolle in pentola.



Relazione a rischio?

I documenti – parte di una vasta fuga d’informazioni riservate del Pentagono relative al conflitto in Ucraina – riporterebbero (il condizionale è d’obbligo) discussioni private tra funzionari coreani, preoccupati che i proiettili d’artiglieria forniti da Seul agli Stati Uniti possano essere reindirizzati alle forze di Kiev. In particolare, i funzionari sudcoreani sarebbero stati preoccupati dal fatto che Joe Biden potesse esercitare pressioni sul governo del Paese asiatico per convincerlo a consegnare gli aiuti auspicati all’Ucraina.

In un’altra sezione dei documenti, quelli della Cia, appare più chiaro di come gli Stati Uniti avessero appreso delle decisioni della Corea del Sud, ma indicandole come riferite da un “report di intelligence“. I documenti trapelati descrivono una conversazione tra due alti funzionari della sicurezza nazionale sudcoreana in relazione a una richiesta di munizioni da parte degli Stati Uniti. I funzionari temevano che la fornitura di munizioni, che gli Stati Uniti avrebbero poi inviato all’Ucraina, potesse violare la politica della Corea del Sud di non fornire aiuti letali a Paesi in guerra. Secondo il documento, uno dei funzionari avrebbe suggerito un modo per aggirare la politica senza cambiarla: vendere le munizioni alla Polonia.

In attesa di saperne di più sui documenti finiti sul web, in Corea del Sud la notizia ha generato un mezzo terremoto politico. Il fatto che gli Stati Uniti possano aver spiato i funzionari sudcoreani ha acceso intense polemiche sulla presunta violazione Usa della sovranità del Paese asiatico. In una dichiarazione congiunta, i legislatori del Partito Democratico di Corea, all’opposizione, nei comitati per la difesa nazionale e gli affari esteri dell’Assemblea nazionale, hanno definito il presunto spionaggio una “violazione statunitense della sovranità nazionale della Corea del Sud” e un’”attività di spionaggio illegale“.

Dall’altro lato, l’ufficio presidenziale ha sottolineato che i sospetti secondo cui Seul sarebbe stata monitorata sono “completamente falsi” e che qualsiasi tentativo di scuotere la sua alleanza con gli Stati Uniti è un atto “che compromette l’interesse nazionale”.

Perché i rapporti Usa-Corea del Sud sono a rischio

In ogni caso, anche tralasciando la storia dei Pentagon Leaks, nell’ultimo anno sono emersi almeno tre nodi spinosi tra Usa e Corea del Sud. Il primo è frutto di una mezza gaffe di Yoon. Lo scorso settembre, non accorgendosi dei microfoni ancora accesi, in un evento a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Yoon avrebbe attaccato il Congresso degli Stati Uniti per un possibile veto alla proposta del presidente Biden di stanziare fondi a scopi umanitari.

“Sarebbe così umiliante per Biden se questi idioti non lo approvassero al Congresso”, si sarebbe lasciato scappare il leader sudcoreano, che aveva appena incontrato Biden alla Global Fund’s Seventh Replenishment Conference a New York. Il video delle sue parole è subito diventato virale in Corea del Sud, rimbalzando da un social all’altro. L’ufficio presidenziale della Corea del Sud ha negato che le osservazioni di Yoon fossero rivolte agli Stati Uniti. La sua portavoce, Kim Eun Hye, ha spiegato che Yoon non aveva menzionato Biden per nome, e che le sue frasi erano state mal interpretate in quanto l’audio del filmato non era chiaro. La portavoce ha anche affermato che il leader sudcoreano si stava riferendo al parlamento della Corea del Sud e non al Congresso degli Stati Uniti. Ma la miccia era ormai stata accesa.

La seconda frizione riguarda invece l’Inflation Reduction Act, una legge approvata dagli Usa che mira a frenare l’inflazione statunitense riducendo il deficit. Il provvedimento include, tra l’altro, crediti d’imposta fino a 7.500 dollari per gli acquisti di veicoli elettrici realizzati nel Nord America. È qui che Seul si è sentita chiamata in causa, visto che la decisione Usa svantaggerebbe i principali marchi sudcoreani automobilistici, come Kia e Hyundai, che non hanno impianti di veicoli elettrici operativi sul territorio statunitense.

Terzo e ultimo nodo da affrontare: il nucleare. Nell’opinione pubblica sudcoreana si è recentemente fatta largo l’idea di adottare armi nucleari proprie per smarcarsi dall’ombrello militare statunitense. Difficilmente, tuttavia, Washington vorrebbe alterare il fragile equilibrio asiatico favorendo una simile evenienza.

Insomma, con gli Stati Uniti che, da qui ai prossimi anni, cercheranno di dedicarsi sempre di più all’Indo-Pacifico, Seul, autentica roccaforte statunitense in Oriente, potrebbe diventare il grande jolly Usa, ammesso e non concesso che il Paese riesca a ritagliarsi un ruolo nello scacchiere globale. I dubbi sono legittimi visto che, alla poderosa crescita economica della Sud Corea, non è seguito una parallela ascesa geopolitica globale.

La Corea del Sud è, al momento, l’unico membro del G20 alleato degli Usa che non fa parte né del G7, né del Quad, né, infine, del gruppo di intelligence dei Five Eyes o del patto Aukus. Ma se Yoon dovrà cercare di capire come inserire il suo Paese nella griglia di alleanze, patti e gruppi che regolano la regione indo-pacifica, gli Stati Uniti sono chiamati ad offrire un adeguato assist all’alleato strategico per facilitare il suddetto processo. Ancor di più adesso con la storia dei Pentagon Leaks. Toccherà a Biden fare di tutto affinché l’alleanza Corea-Usa non subisca contraccolpi. Il grande rischio sudcoreano? Quello che il Paese possa restare schiacciato tra Stati Uniti e Cina.

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