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Nelle scorse settimane, molti centri di potere hanno espresso lamentele nei confronti di Huawei, leader provider nel campo delle apparecchiature per le telecomunicazioni e peso massimo dell’elettronica. Più recentemente, Il vicepresidente Usa  Mike Pence è stato protagonista della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove ha etichettato la compagnia cinese come una minaccia alla sicurezza. Inoltre ha chiesto la collaborazione dei partner internazionali della sicurezza nell’astenersi dal fare affari con Huawei.

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“La legge cinese gli impone di fornire a Pechino vasti apparati di sicurezza con accesso a qualunque tipo di dato che tocchi il suo network o le sue apparecchiature,” ha detto Pence sabato.

I commenti di Pence sono solo gli ultimi in un anno che ha visto il diffondersi di sentimenti anti Huawei in diversi Paesi occidentali. La saga della travagliata compagnia di telecomunicazioni ha incluso divieti di commercializzazione, incriminazioni, arresti e, soprattutto, severe invettive da parte dei leader di entrambe le parti. Lo sforzo per soffocare le operazioni internazionali di Huawei affonda la proprie radici nelle tensioni politiche ed economiche tra gli Stati Uniti e la Cina.

Dal canto suo, il National Cyber Security Centre del Regno Unito ha recentemente dichiarato, dopo una valutazione della compagnia durata un anno, che Huawei non comporta alcun rischio per il consumatore medio. Tuttavia Alex Younger, capo delle spie MI6, è stato attento a non prendere una posizione netta. La questione richiede ulteriore dibattito e analisi, ha detto, ma il regno Unito non dovrebbe lasciare che nessuna singola compagnia monopolizzi le apparecchiature di telecomunicazione. A giudicare dalla reazione britannica, sembra che una messa al bando da parte del governo non sia imminente, nonostante diverse compagnie abbiano già deciso di prendere le distanze da Huawei.

Bt Group, uno dei primi partner europei di Huawei, ha dichiarato che non solo avrebbe evitato di usare le apparecchiature della compagnia cinese per la sua rete in 5G, ma che le avrebbe anche rimosse dagli esistenti servizi in 3G e 4G. 

In Germania, sul radar di Angela Merkel, ci sono sia la compagnia che la Cina. “Dobbiamo parlare con la Cina per assicurarci che la compagnia non ceda tutti i dati utilizzati allo stato cinese,” ha detto la Merkel

Mike Pompeo, Segretario di Stato Usa, ha anche avvertito che se altri Paesi utilizzeranno le apparecchiature Huawei, per gli stati Uniti sarà difficile portare avanti la partnership. Oltre agli Usa, anche la Nuova Zelanda e l’Australia hanno interdetto Huawei e le apparecchiature Zte dalle proprie reti 5G. Anche il Canada sta prendendo in considerazione una simile misura.

Huawei non è sempre stata una potenza con un bersaglio sulla schiena. La sua ascesa ai vertici globali del settore delle telecomunicazioni è iniziata con Telefort, un fornitore di telefonia mobile olandese. Quando gli operatori hanno lanciato le reti in 3G agli inizi del 2000, Telefort ha lottato con gli alti costi necessari per l’upgrade. Al tempo, Huawei era relativamente nuovo del settore e disposto a tutto per dar prova di sé. Il capo del consumer business di Huawei, Richard You Chengdong, ricopriva il ruolo di vicepresidente delle reti wireless nel 2004. È stato lui a organizzare un incontro con Telestar e a mostrare il valore dell’apparecchiatura della compagnia: delle stazioni radio base più piccole e meno costose erano esattamente la soluzione al problema di Telestar. 

L’incontro si è rivelato fruttuoso sia nel breve che nel lungo periodo, traducendosi in un contratto da 230 milioni di euro tra le due compagnie, e portando Huaewi a concludere affari con Bt Group e Vodafone Group. Improvvisamente la compagnia cinese era divenuta una presenza dominante in Europa. L’Espansione del proprio raggio internazionale si è tradotto a sua volta in un più saldo punto d’appoggio in Cina, in quanto gli operatori di telecomunicazione si erano convinti delle capacità di Huawei.

Huawei è rapidamente diventato il maggior fornitore di apparecchiature per le telecomunicazioni del mondo, ma ora deve lottare per difendere il titolo. Questo vuol dire respingere le accuse, prima di tutto quella di essere un braccio del governo cinese. Anche se la compagnia dichiara di essere di proprietà dei suoi dipendenti, essa fu tuttavia fondata da Ren Zhengfei, ex ufficiale dell’Esercito di Liberazione Popolare. I legami politici di Zhengfei hanno senza dubbio aiutato la sua compagnia nella scalata ali vertici del settore, ed è la principale ragione per cui l’opposizione internazionale a Huawei fa in fretta a etichettarla come attività gestita dallo stato. 

Ma questo è solo il punto di partenza. Come ha affermato Pence durante la sua visita a Monaco, ci sono serie e valide preoccupazioni circa le possibili operazioni di spionaggio condotte tramite le apparecchiature Huawei. È possibile, ma non ancora comprovato, che Huawei possa installare delle backdoor nei suoi smartphone, modem portatili e apparecchiature di rete. Con queste backdoors, Huawei potrebbe in teoria spiare tutti i dati inviati da e verso un dispositivo. Ciò vorrebbe dire, per estensione, che lo stesso governo cinese avrebbe accesso ai dati.

Mentre una backdoor negli smartphones Huawei con ogni probabilità sarebbe già stata scoperta a quest’ora, data la quantità di dispositivi in uso e le dimensioni della comunità Android , tattiche di spionaggio condotte attraverso i modem o altre apparecchiature commerciali sarebbero più difficili da svelare, vista la loro natura. Le tecnologie per le imprese sono rigorosamente concepite come sistemi chiusi per impedire manomissioni, secondo James Sanders, scrittore in ambito tecnologico a Tech Republic. Per questa ragione sono estremamente difficili da dissezionare e analizzare alla ricerca di potenziali backdoors. 

Le preoccupazioni su Huawei, per quanto infondate, sono comprensibili. La Cina ha adottato sempre più misure per monitorare i suoi cittadini, quindi ricorrere alla tecnologia Huawei per tale scopo sarebbe un metodo efficacie. Ciò darebbe anche alla Cina un accesso quasi illimitato ai dati di tutto il mondo. 

Come se i divieti di commercializzazione nazionali non fossero abbastanza per Huawei, la compagnia ha anche dovuto lottare contro le accuse di furto di segreti commerciali e frode negli Usa. Si presume che la compagnia abbia offerto dei bonus ai dipendenti che rubavano informazioni a compagnie come T-Mobile e Apple. Huawei è stata anche accusata di non aver rispettato le sanzioni Usa vendendo apparecchiature all’Iran. 

“A discapito dell’ingenuità americana, Huawei continua a ignorare le leggi degli Stati Uniti nella speranza di ottenere uno scorretto vantaggio economico,” ha detto il direttore dell’Fbi Christopher Wray. 

A complicare ulteriormente le cose, la direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, è stata arrestata in Canada con l’accusa di frode bancaria, frode telematica, e associazione a delinquere. Particolare non da poco, si tratta della la figlia di Zhengfei.

In loro difesa, i rappresentanti sia del governo cinese che di Huawei hanno rilasciato dichiarazioni in cui condannavano la pressione internazionale. Yang Jiechi, un funzionario del governo, ha anche partecipato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dove ha accusato gli Usa di imporre i propri interessi ai suoi alleati europei. 

Fra le accuse di spionaggio, che siano fondate o no, e le crescenti prove di furto di segreti commerciali, il futuro di Huawei appare nero. È difficile immaginare come la compagnia possa ribaltare le proprie sorti, e finché la Cina continuerà a prendere le sue difese, la situazione può solo peggiorare. Il malcontento nei confronti del gigante tecnologico è prima di tutto e soprattutto dovuto alla sua stretta relazione col governo; ulteriori tentativi di difesa da parte dei funzionari governativi, per quanto possano essere nel giusto, non faranno altro che peggiorare il caso di Huawei.

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