Negli ultimi giorni una manciata di documenti riservati del Pentagono è stata pubblicata sulle principali piattaforme social, come Telegram e Twitter. Quei report contenevano informazioni classificate sugli alleati diplomatici di Washington, nonché valutazioni statunitensi sulla guerra in Ucraina e dettagli sui piani degli Stati Uniti e della Nato per aiutare a preparare le forze di Kiev ad una controffensiva primaverile contro la Russia.
Scendendo nei dettagli, nei suddetti documenti trapelati si fa riferimento anche alla Corea del Sud, uno dei più stretti partner Usa in Asia. A questo proposito, l’ufficio presidenziale sudcoreano ha spiegato in una nota che per i ministri della Difesa di Seul e Washington una “considerevole quantità” di informazioni contenute nei documenti del Pentagono trapelati è stata falsificata, dopo che una fuga di notizie ha rivelato una conversazione tra funzionari coreani su armi da fornire all’Ucraina vendendole alla Polonia. La dichiarazione presidenziale coreana non ha tuttavia specificato se Seul ritiene che solo le parti riguardanti la Corea del Sud siano state falsificate, o i documenti in generale.
La Corea del Sud spiata dagli Usa?
Nelle pagine postate online, e rivelate dal New York Times, si discute del dibattito in Corea del Sud riguardo la possibilità di fornire munizioni di artiglieri da usare in Ucraina, una decisione che avrebbe violato la politica di Seul di fornire aiuti letali.
Una parte dei documenti riporta che funzionari coreani erano preoccupati dal fatto che il presidente americano Joe Biden potesse fare pressione su Seul per consegnare gli aiuti. In un’altra sezione dei documenti, quelli della Cia, appare più chiaro di come glli Stati Uniti avessero appreso delle decisioni della Corea del Sud, ma indicandole come riferite da un “report di intelligence“. I documenti trapelati descrivono una conversazione tra due alti funzionari della sicurezza nazionale sudcoreana in relazione a una richiesta di munizioni da parte degli Stati Uniti. I funzionari temevano che la fornitura di munizioni, che gli Stati Uniti avrebbero poi inviato all’Ucraina, avrebbe violato la politica della Corea del Sud di non fornire aiuti letali a Paesi in guerra.
Secondo il documento, uno dei funzionari avrebbe suggerito un modo per aggirare la politica senza cambiarla: vendere le munizioni alla Polonia. Seul ha dichiarato che il ministro della Difesa Lee Jong-sup ha avuto una telefonata con il suo omologo statunitense Lloyd Austin, su richiesta di Austin. Durante la telefonata, il capo del Pentagono ha spiegato la recente copertura mediatica della fuga di notizie e ha detto che gli Stati Uniti “comunicheranno da vicino e coopereranno pienamente” con Seul su questo tema.
La reazione di Seul
In attesa di saperne di più sui documenti finiti sul web, in Corea del Sud la notizia ha generato un mezzo terremoto politico. Il fatto che gli Stati Uniti possano aver spiato i funzionari sudcoreani ha acceso intense polemiche sulla presunta violazione Usa della sovranità del Paese asiatico.
In una dichiarazione congiunta, i legislatori del Partito Democratico di Corea, all’opposizione, nei comitati per la difesa nazionale e gli affari esteri dell’Assemblea nazionale, hanno definito il presunto spionaggio una “violazione statunitense della sovranità nazionale della Corea del Sud” e un'”attività di spionaggio illegale“.
Dall’altro lato, l’ufficio presidenziale ha sottolineato che i sospetti secondo cui Seoul sarebbe stata monitorata sono “completamente falsi” e che qualsiasi tentativo di scuotere la sua alleanza con gli Stati Uniti è un atto “che compromette l’interesse nazionale”. Il prossimo 26 aprile, intanto, a Washington è in programma un incontro tra Biden e il suo omologo sudcoreano, Yoon Suk Yeol.