L’incubo Ceuta piomba su tutta l’Europa, e la prima a fare i conti con il pericolo di avere un fiume di persone in arrivo nel proprio territorio è l’Italia. Le previsioni parlano di migliaia di individui già pronti a prendere la rotta del Mediterraneo centrale, mentre Mario Draghi e il suo governo hanno avviato le prime trattative con Tunisia e Unione europea per cercare di bloccare le traversate prima che sia troppo tardi. Negoziati difficili che oggi si scontrano con scogli particolarmente importanti: la Tunisia non sembra intenzionata a siglare un accordo prima della fine dell’anno; l’Ue non è mai apparsa in grado di gestire il fenomeno migratorio, dovendo fare i conti con divisioni interne e differenti agende estere.

L’Italia preme per il sostegno europeo

La richiesta dell’Italia è sempre la stessa: non si può essere lasciati soli di fronte all’arrivo di migliaia di persone. Molti continuano a parlare di emergenza, ma l’emergenza implica un’idea di urgenza e di novità che in questo caso non esiste. L’estate è da sempre foriera di sbarchi, perché la bella stagione comporta un aumento esponenziale delle partenze anche con mezzi di fortuna. Le navi delle Ong solcano costantemente le acque del Canale di Sicilia, mentre la guerra, sia in Libia che nel Sahel, è ormai una costante. Più che di emergenza, si deve dunque parlare di una profonda crisi che non accenna a placarsi, che esplode quando convergono diverse condizioni, e a cui l’Italia deve rispondere in maniera strutturale. E con essa l’Europa, di cui l’Italia è una delle principali porte nel Mediterraneo.

Le parole di Darmanin su Italia e Spagna

Ma l’Europa è davvero intenzionata a farlo? In questo momento la situazione dell’Italia è estremamente complessa sul fronte europeo. Sicuramente la presenza di Draghi a Palazzo Chigi comporta una presa di coscienza diversa da parte dell’Ue. Non potendo mettere in dubbio il suo mantra europeista e anti-populista, il presidente del Consiglio italiano non può essere certamente additato come colui che offre soluzioni sbrigative e sovraniste al problema dell’immigrazione incontrollata. Bruxelles, per questo motivo ci va con i piedi di piombo e lo stesso fanno Francia e Germania, che parlano di Spagna e Italia in toni ben diversi da quelli usuali. La dimostrazione è arrivata dalle parole del ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, che si è rivolto agli “amici spagnoli e italiani” dicendo che gestiscono male il flusso di migranti e l’Europa deve dunque farsene carico. “Presiederemo il Consiglio dell’Unione Europea tra sei mesi e una delle priorità del ministero dell’Interno, su richiesta del presidente della Repubblica, sarà quella di stabilire un vero controllo alle frontiere esterne, con un registrazione sistematica degli immigrati e standardizzazione delle domande di asilo” ha detto il ministro a Le Parisien. Ed è un segnale su cui riflettere, dal momento che per la prima volta da Parigi arrivano delle dichiarazioni di “empatia” nei confronti di Roma e di Madrid sul fronte immigrazione, ribadendo la necessità di risposte di matrice europee e di controllo delle frontiere esterne dell’Ue e non solo nazionali.

La scelta delle parole da parte di Darmanin è anche frutto della volontà di Emmanuel Macron di evitare in qualsiasi modo frizioni con Draghi. La Francia ha bisogno dell’Italia, specialmente per gestire il dopo Merkel (che praticamente è già iniziato). E la presenza di Draghi, come detto più volte, è una garanzia per l’Eliseo, che sa di poter avere un partner affidabile all’interno di Palazzo Chigi sui grandi temi dell’Ue.

La coincidenza temporale e l’incognita elezioni

Il problema è che questa convergenza temporale tra fine dell’era Merkel, arrivo di Draghi e prossime elezioni presidenziali francesi rischia di essere un’arma a doppio taglio. Vero che questa coincidenza di tempi della politica fornisce al governo italiano una posizione di vantaggio diplomatica, specie in tema di leadership europea. È però anche vero che proprio l’approssimarsi delle elezioni in Francia e prima ancora in Germania rende pericolosamente scivoloso il tema dell’immigrazione. Berlino e Parigi possono anche dirsi formalmente vicine ai problemi posti da Draghi in sede europea sulla redistribuzione dei migranti e sulla sicurezza delle frontiere mediterranee, ma l’impermeabilità dei confini diventa fisiologicamente un problema elettorale e un argomento di dibattito pubblico. La Cdu, già indebolita dal tramonto di Angela Merkel, dovrà per forza evitare di manifestare cedimenti sull’Europa se vuole blindare il voto di destra ed evitare fratture interne. A questo proposito, non va sottovalutato che due esponenti della Cdu hanno già proposto di allestire centri migranti in Italia e Spagna. Mathias Middelberg, portavoce della Cdu per gli affari interni e la europarlamentare Lena Duepont hanno chiesto alla vice presidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, di allestire centri per identificazione e rimpatri nella penisola iberica e italiana.”Restiamo dell’idea che l’istituzione di centri di accoglienza in Italia e Spagna lungo le linee del progetto pilota a Lesbo attualmente in fase di pianificazione potrebbe dare un grande contributo ad un’effettiva riduzione delle migrazioni attraverso il Mediterraneo”, hanno scritto i due.

Macron, in attesa del voto del 2022, non può permettersi assist a Marine Le Pen, che già adesso viene additata come pretendente al trono di Francia. Il rischio, dunque, è che dalle parole di vicinanza non si passi ai fatti, a meno che non si punti tutto sul convincere Parigi che solo la protezione delle frontiere esterne dell’Europa (quindi quelle italiane) sarà in grado di tutelare i confini dei singoli Stati membri. Ipotesi che però non fa i conti con un dato molto semplice: la Francia già da tempo ha blindato i valichi con l’Italia, e può farlo avendo un confine terrestre.